"Nel 2009 sono stati circa 790mila gli infortuni sul lavoro, 1.050 lavoratori hanno perso la vita e 886 sono morti a seguito di una malattia professionale nel solo settore dell'industria. I numeri, pur se con una tendenza alla diminuzione la cui rilevanza è comunque da verificare rispetto alla crisi produttiva in atto, continuano a essere impressionanti e occorre tenere sempre alta la guardia intervenendo, appunto, sul piano della vigilanza, della formazione e dell'informazione".
Questo il monito lanciato dal presidente nazionale dell'Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), Franco Bettoni, in occasione della 60a Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, istituzionalizzata con decreto del presidente del Consiglio dei ministri nel 1998 e svoltasi a Modena il 10 ottobre scorso.
La Giornata, oltre a celebrare le vittime degli incidenti, ha rappresentato un momento concreto per fare un bilancio delle attuali politiche sulla sicurezza con la partecipazione di diverse autorità. Istituzioni nazionali e locali, parti sociali e associazioni di categoria sono stati concordi nel ribadire la necessità di stanziare investimenti maggiori sul piano della formazione, portare a revisione il sistema di appalti e sub-appalti, applicare efficacemente le leggi in vigore e migliorare le condizioni delle vittime degli incidenti.
"Come prima cosa bisogna accelerare la piena attuazione del nuovo testo unico sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sia attraverso aspetti regolatori che con interventi di formazione, informazione, prevenzione e vigilanza". È questo l’impegno assunto da Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, intervenuto alla Giornata organizzata dall’Anmil.
Per il futuro, Sacconi ha esposto alcuni degli interventi proposti dal suo Ministero: un certificato di qualità per le aziende che si occupano di manutenzione, una ricognizione delle regole che disciplinano le gare d’appalto, una campagna di sensibilizzazione sugli incidenti in ambiente domestico e la volontà di costituire degli organismi bilaterali nel settore agricolo e del turismo, sull’esempio di quelli già attivi in edilizia. “È assolutamente necessario – ha concluso il ministro – rafforzare i servizi che garantiscono la tutela dei lavoratori infortunati. La collaborazione con Anmil e Inail risulta fondamentale per raggiungere questo obiettivo e per costruire un ciclo completo di presa in carico delle vittime degli incidenti”.
Tra i capitoli da affrontare con maggiore urgenza, secondo l’Anmil, un posto prioritario spetta all’eliminazione del divieto di cumulo con la pensione di inabilità, oltre a riportare il grado minimo per il riconoscimento della rendita all’11%, individuando così la gravità di conseguenze invalidanti al di sotto del 16% e garantendo una più lunga tutela alle vittime degli infortuni.
Bettoni ha portato poi l’attenzione sul fenomeno delle malattie professionali per le quali, conseguenza positiva della maggiore consapevolezza, sono in crescita le denunce, ma che allo stesso tempo dimostra la gravità di un problema sottovalutato. “Mentre resta vivo e aperto – spiega Bettoni - il problema delle malattie ‘perdute’, ossia quelle note che non arrivano in sede assicurativa quanto pure quelle sconosciute, che scopriamo a posteriori, spesso frammiste con fattori ambientali o comportamentali".
di O.O.