Sicurezza del territorio: per Sergio Costa è priorità di mandato | Geometra.info

Sicurezza del territorio: per Sergio Costa è priorità di mandato

Il neo ministro dell'Ambiente ha inserito sei priorità nel suo programma di governo: servono anche più competenze e incentivi all'economia circolare

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Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, comandante dei Carabinieri e esperto di diritto e gestione ambientale, ha presentato il suo programma alla Commissione Ambiente della Camera, illustrando sei priorità:

1. proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici, attraverso la leva di uno sviluppo diverso, basato su una riduzione, fino alla eliminazione, dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità;
2. salvaguardare la natura, contrastare la perdita di biodiversità, valorizzare l’acqua come bene comune;
3. impedire il consumo del suolo e prevenire il rischio idrogeologico;
4. assicurare la sicurezza del territorio attraverso la prevenzione e il contrasto dei danni ambientali e la lotta alle tante terre dei fuochi presenti nel nostro Paese;
5. governare la transizione verso l’economia circolare e rifiuti zero;
6. diminuire, fino ad azzerarle, le infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Unione Europea.

Cambiamenti climatici ed emissioni inquinanti

Sarà proposto in sede europea che siano rispettati i limiti indicati dal principio di sostenibilità:
a) per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;
b) per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile.
Le Pubbliche Amministrazioni nazionali a tutti i livelli saranno impegnate nella promozione del cambiamento verde e rendere operativo il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica oltre al puntare sulla mobilità sostenibile per la progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti e contribuire concretamente al conseguimento e miglioramento degli obiettivi contenuti nell’accordo di Parigi.

Biodiversità e aree protette

La legge n. 394/1991, cd. Legge quadro sulle aree protette, sarà riformata per rafforzare il concetto centrale della conservazione della natura nell’ambito di un modello innovativo che valorizzi anche le realtà territoriali per un forte sviluppo ecosostenibile.

Consumo di suolo

Il contrasto al consumo di suolo dovrebbe avere maggiore impulso (fino ad essere azzerato) dal riavvio in Parlamento della discussione della proposta di legge n. 63 ‘Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati’ di Federica Daga e altri, che riprende il testo elaborato dal Forum ‘Salviamo il paesaggio’ e messo a disposizione delle forze politiche.
La proposta di legge punta ad arrestare il consumo di nuovo territorio tramite  il bilancio ecologico, il riuso degli edifici esistenti e il ritorno nella proprietà collettiva dei suoli abbandonati e la rigenerazione urbana, con maggior attenzione alle zone protette ed inserimento di zone a rischio frane e terremoti.

Riqualificazione energetica degli edifici

Un’incognita riguarda il mantenimento dell’eco-bonus e delle detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione che comportino un miglioramento dell’efficienza energetica, dato che il Contratto di Governo”prevede l’abolizione di tutte le deduzioni e le detrazioni, per rendere possibile l’introduzione della Flat Tax. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha affermato di voler puntare sulle detrazioni fiscali per incentivare le ristrutturazioni, mentre il Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, competente sulle detrazioni fiscali, interpellato in proposito, non ha risposto.

Manutenzione del territorio e rischio idrogeologico

Per prevenire il dissesto idrogeologico e il rischio sismico, il Ministro intende  avviare una serie di interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo in aree ad alto rischio, anche come volano di spesa virtuosa e di creazione di lavoro nelle aree a forte rischio, oltre che azioni per responsabilizzare il cittadino sui rischi connessi alla tutela del territorio.
Torna di competenza del Ministero Ambiente l’attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, dopo l’annunciata prossima chiusura di Italia Sicura, la struttura di missione dislocata presso la Presidenza del Consiglio, con l’obiettivo di sbloccare i fondi rotativi per la tutela idrologica del territorio, l’ammodernamento del Geoportale Nazionale per la prevenzione dei rischi e il completamento della cartografia geologica d’Italia e della micro-zonazione sismica.
Secondo l’ultimo Piano nazionale presentato da Italia Sicura l’anno scorso, a giugno 2014 risultavano bloccati 1.781 cantieri per circa 2,3 miliardi di euro. Ad aprile 2017 1.337 erano stati sbloccati e di questi 891 chiusi. Resta da vedere come sarà affrontato il nodo dell’integrazione di competenze e di coordinamento dei ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dell’Agricoltura, dei Beni culturali, dell’Economia, e poi anche delle Regioni e di altri 3.600 enti sparsi sul territorio sul tema delle opere di contrasto al dissesto idrogeologico.

Infrazioni comunitarie

Le infrazioni alle norme Ue sull’ambiente (13 su 59 complessive) saranno monitorate da una specifica task force, coordinata dall’Ufficio di Gabinetto con il contributo dell’ufficio legislativo e di un referente per ciascuna direzione generale e di un rappresentante delle Regioni coinvolti dalla procedura di infrazione, per seguire ogni procedura e stabilire una road map con tempi certi per la sua soluzione, anche attraverso l’esercizio del potere sostitutivo.
Si cercherà di porre rimedio al mancato rispetto dei limiti imposti dalle norme comunitarie in materia di qualità dell’aria, relativamente al materiale particolato PM10 e al biossido di azoto NO2 attraverso ulteriori accordi sia con le Regioni più attive sul tema qualità dell’aria (Umbria e Toscana), sia con quelle maggiormente problematiche (Lazio, Sicilia e Campania) e sarà rafforzata la collaborazione con gli altri Ministeri responsabili di settori che producono emissioni (trasporti, agricoltura e sviluppo economico), al fine di coordinare le politiche rispettivamente intraprese con un’ottica più integrata con le esigenze della tutela della qualità dell’aria.

Reati ambientali

Le misure già previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati ambientali saranno rafforzate attraverso una parziale riforma della legge n. 68/2015 con l’obiettivo di:
• inasprire la risposta sanzionatoria per i reati ambientali contravvenzionali già previsti dalla legge. Penso in particolare agli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente;
• prevedere il sequestro e la confisca dei beni frutto di reati ambientali, come già previsto dall’ordinamento per i beni acquisiti dalla criminalità organizzata tramite attività illecite – una sorta di confisca allargata;
• applicare il Daspo, ovvero un ordine di allontanamento, fino a 2 anni, nei confronti di chi si rende responsabile di trasporto abusivo, abbandono, sversamento e combustione illecita di rifiuti nei pressi di istituti scolastici, luoghi di cultura, parchi pubblici, mercati, siti turistici, ferrovie, aeroporti e stabilimenti balneari o nelle campagne;
• introdurre la possibilità di arresto in flagranza differita per gli illeciti ambientali più gravi;
• inasprire le previsioni relative al delitto di combustione illecita di rifiuti e roghi tossici;
• riorganizzare il sistema e le competenze di polizia ambientale, al fine di rafforzare le attività di indagine riguardanti la protezione boschiva, la protezione del paesaggio, il settore riguardante i rifiuti, la protezione degli animali di affezione, selvatici o esotici e la repressione e la prevenzione dei reati ambientali;
• prevedere il sequestro dei beni per chi inquina e ritiene di non pagare.
Prevista anche una riforma della governance della Terra dei fuochi, portando la competenza in capo al Ministero dell’Ambiente e una revisione dei meccanismi di governo e degli strumenti di messa in sicurezza e bonifica ambientale, soprattutto per le discariche orfane, sbloccando i fondi fermi al Ministero e a Palazzo Chigi.
Rifiuti
In vista dell’obiettivo zero rifiuti e della revisione del ciclo dei rifiuti e delle misure anti-inquinamento, il ministero intende rivedere il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, per favorire con fiscalità premianti la progettazione di beni riciclabili e riutilizzabili, la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati, la filiera corta di gestione, e il recupero di materia del compost per ridurre i fertilizzanti chimici e l’irrigazione.
Previsto l’aggiornamento delle linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi e rafforzamento attività di vigilanza e monitoraggio sulla gestione dei rifiuti su base regionale, con coinvolgimento diretto delle prefetture; interscambio informativo tra Ispra e il Sistema Nazionale a rete per la protezione dell’ambiente con il Sistema delle Polizie Ambientali Nazionali.

Amianto

La riforma della normativa sull’amianto porterà a una cabina di regia unica presso il Ministero dell’Ambiente e specifiche agevolazioni per le attività di bonifica e individuazione dei siti di trattamento in accordo con le Regioni oltre al rafforzamento delle azioni a supporto di soggetti pubblici e privati per incentivare gli interventi di Bonifica Amianto – Fondo Progettazione e Credito d’Imposta. Al via anche i servizi “INFO AMIANTO”, sistema web-based per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi ad aree contaminate da amianto e “ASBESTO 2.0” (Amianto in Superficie e Bonifica degli Edifici Scolastici mediante uso di tecnologie di Telerilevamento Ottico).

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