La mappa dell'Italia malata | Geometra.info

La mappa dell’Italia malata

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L’Istituto Superiore di Sanità, grazie allo studio Sentieri (acronimo che sta per Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), ha  pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione la mappa dell’Italia da risanare.

L’Italia ammalata per industrie insalubri e discariche abusive. L’Italia avvelenata dall’amianto e dalla diossina.

Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, analizza la situazione sanitaria di 44 delle 55 località altamente inquinate ribattezzate Sin, cioè “Siti di bonifica di interesse nazionale”.
Esaminando le statistiche di mortalità di queste aree (per un totale di 298 comuni con 5,5 milioni di abitanti) nel periodo 1995-2002, lo studio ha riscontrato un eccesso di mortalità rispetto alle medie regionali: 10mila morti in più in otto anni (di cui, va specificato, 8.933 nel sud Italia) rispetto al numero atteso se si considerano tutte le cause di morte. Cifra che scende a 3.508 decessi se si considerano invece solo le malattie più chiaramente riconducibili al fatto di vivere vicino a impianti siderurgici e petrolchimici, raffinerie, inceneritori, discariche, porti, cave di amianto e miniere.

Il caso più palese è rappresentato dalle 416 morti in eccesso per tumore alla pleura nei siti contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano). 


“Da notare che per il Sin di Massa Carrara, nel quale le industrie più inquinanti sono state chiuse negli anni ’80 ma la bonifica non è stata ancora effettuata, si registra l’eccesso maggiore di mortalità per cause ambientali: oltre 170 decessi in più ogni anno (13% in più di quelli attesi)” commenta l’epidemiologo Fabrizio Bianchi del Cnr di Pisa.

La popolazione di queste aree, già penalizzata da condizioni socioeconomiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti – afferma Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio -: loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le paga tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

Drammatica la situazione nei pressi delle raffinerie di Porto Torres e Gela, delle acciaierie di Taranto, delle miniere del Sulcis-Iglesiente e della chimica di Porto Marghera, zone in cui è stato rilevato un aumento significativo di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali.

I passi successivi allo studio “Sentieri” comprenderanno quindi l’analisi approfondita e il monitoraggio umano e ambientale della situazione, per poter colmare le lacune scientifiche al riguardo e individuare in modo puntuale non solo le sostanze dannose per la salute, ma anche le modalità con le quali esse arrivino a contaminare le persone: la speranza è di riuscire a pianificare piani efficaci di risanamento delle aree avvelenate.

A.U.

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