Le coste italiane: tra bandiere blu e "svendite" | Geometra.info

Le coste italiane: tra bandiere blu e "svendite"

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La bandiera blu è simbolo di qualità, un riconoscimento, assegnato da  Fee (Foundation for Environmental Education), in collaborazione con il Cobat (Consorzio nazionale batterie esauste) ed Enel Sole, ambito da tanti comuni. Quest’anno in Italia le spiagge con acqua pulita, un buon servizio per i bagnanti, adeguate misure di sicurezza, accessi alle spiagge per bambini e disabili, aree verdi, informazioni turistiche e raccolta differenziata, sono aumentate: ben 233 in più rispetto l’anno scorso, un aumento del 6%.

La Liguria non si smentisce e anche in questo 2011 sventola 17 località di qualità seguita da Marche e Toscana e Abruzzo. Stabile a quota 12 la Campania; l’Emilia Romagna guadagna una bandiera portandosi a quota 9. Stabile a quota 8 la Puglia, dove si registra però la contemporanea uscita di 2 località a fronte dell’ingresso di 2 nuove. Nessuna novità per il Veneto (6 bandiere blu), mentre il Lazio scende a quota 4, e viene superato sia dalla Sicilia, che arriva a 6, sia dalla Calabria che sale a 5.

Ma qualcosa sembra comunque non andare nel sistema balneare italiano e Legambiente ha dato inizio alla sua crociata. La causa è stata il Decreto Sviluppo del Governo che all’art. 3 prevede la concessione dell’area demaniale ai privati per 90 anni.

L’associazione ambientalista si rivolge in primo luogo proprio a quei comuni che hanno ricevuto la bandiera blu: “Rinunciate alla svendita delle spiagge per difendere il turismo di qualità”. L’associazione invita così gli amministratori dei comuni costieri a firmare un appello sul proprio sito (http://www.legambiente.it/) per impedire la “svendita” delle spiagge. “Chiediamo ai Comuni di prendere una posizione forte – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri – e di stare davvero dalla parte del turismo di qualità, quello che oltre all’acqua pulita e servizi efficienti guarda con attenzione alle risorse naturali e al paesaggio, pianificando correttamente lo sviluppo del territorio in modo da migliorare le condizioni di soggiorno per tutti i turisti e non solo. Il decreto del governo invece – ha proseguito Venneri – va esattamente nella direzione opposta poiché salvaguarda solo l’interesse dei gestori degli stabilimenti e degli speculatori edilizi senza portare alcun beneficio a residenti e vacanzieri, che con l’attuazione di questa legge troveranno presto di fronte ad accessi al mare negati se non a pagamento e a spiagge blindate e più care”.

Una lotta per salvaguardare uno dei patrimoni più importanti per l’Italia di valore inestimabile.

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