Codice degli appalti e dibattito pubblico: pronti a discutere sulle grandi opere | Geometra.info

Codice degli appalti e dibattito pubblico: pronti a discutere sulle grandi opere

Operativo dal 24 agosto, segna un grande passo culturale introducendo un processo che, per una durata massima di 9 mesi, porterà l’opinione informata delle comunità e dei cittadini a monte ei processi decisionali

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Come stabilito dal Codice degli Appalti (DL 50/2016), è stato finalmente introdotto anche in Italia l’obbligo del dibattito pubblico per le grandi opere normate dal Codice: è infatti operativo dal 24 agosto il DPCM n. 76 del 10 maggio 2018, il Regolamento che ne stabilisce gli ambiti e le modalità di applicazione.

Il passo, prima di tutto culturale, non è piccolo né di poco conto: il dibattito pubblico, presente e normato in Francia fin dal 1995, è infatti “il processo di informazione, partecipazione e confronto pubblico sull’opportunità, sulle soluzioni progettuali di opere, su progetti o interventi” che inverte la storica posizione dei termini dei processi realizzativi delle grandi opere, subordinando le valutazioni sulla loro fattibilità, e la successiva progettazione, al parere informato delle comunità. La sua adozione si spera dia il via a una nuova stagione di dialogo tra i cittadini (che potranno anche diventare un termine di confronto sempre più coinvolto e preparato grazie anche all’instaurarsi di un processo virtuoso) e il mondo delle decisioni, in cui gli stessi conflitti potranno portare al miglioramento dei processi e, in ultimo, anche della qualità della stessa progettazione.

Come funziona il dibattito pubblico

Dal punto di vista della norma, è una procedura che sarà curata dal proponente dell’opera, obbligatoria per le tipologie di interventi stabiliti dalla legge ma attivabile anche dietro specifica richiesta degli enti territoriali per casi di modifiche particolarmente delicati. Sarà coordinata da un funzionario pubblico o, in mancanza di figure con le giuste competenze, da un esterno scelto previo gara e produrrà documenti che diventeranno parte integrante delle documentazioni di tutte le fasi successive.

Il dibattito pubblico nasce con tempi definiti per non essere troppo impattante sulla durata dei processi decisionali, progettuali e realizzativi delle opere pubbliche, già spesso lunghissima. Le sue fasi sono infatti dimensionate per durare in totale 8-9 mesi:

  • 1 mese per la stesura e diffusione del dossier di presentazione e approfondimento da parte del coordinatore,
  • dai 4 ai 6 mesi per la raccolta delle proposte dei cittadini,
  • 1 altro mese per la predisposizione di una relazione sui risultati sulla cui base il proponente ha poi altri 2 mesi per recepire o meno le osservazioni e i suggerimenti, dandone pubblica motivazione.

La norma prevede l’istituzione di una commissione nazionale con rappresentanze da parte di ministeri ed enti locali con il compito di monitorare i processi e proporre migliorativi alla procedura.

Ambiti di interesse della norma sul dibattito pubblico

Gli ambiti che il Regolamento norma sono inseriti nell’Allegato 1: sono moltissimi e nodali per il futuro del paese e avranno potenziali e auspicate influenze, dopo un periodo di assestamento in cui non mancheranno le polemiche e problemi, su molti dei progetti che nei prossimi anni proporranno modifiche impattanti dei territori nazionali, siano essi nel mare o sull’acqua, nelle campagne o in spazi non antropizzati o nelle città.

Comprendono la realizzazione di nuove strade extraurbane dalle quattro corsie in su e l’allargamento di quelle esistenti (per tracciati superiori a 15 km e importi lavori di oltre 500 milioni di euro); la costruzione di nuovi aeroporti e terminal per passeggeri o merci e tronchi ferroviari per il traffico a grande distanza (oltre 30 km di lunghezza e 300 milioni di spesa), porti (oltre 50 ettari e investimento superiore a 200 milioni) e interventi per la difesa del mare e delle coste (oltre 50 milioni), infrastrutture per il trasporto dell’acqua come acquedotti interregionali (portata uguale o superiore a 4 mc/s), invasi e dighe (volume superiore a 40 milioni di mc o 30 m di altezza) ed elettrodotti aerei (tensione superiore ai 380 kV e lunghezza oltre i 40 km). L’ambito di applicazione si estende anche agli impianti industriali di costo superiore ai 300 milioni e alle infrastrutture ad uso sociale, culturale, sportivo, scientifico o turistico di importo superiore ai 300 milioni di euro.

 

Il Regolamento norma finalmente un ambito che ha visto l’Italia (in cui i pochi esempi di dibattito pubblico, tra cui quello sulla oggi tristemente famosa a livello nazionale Gronda di Genova, sono stati avviati in modo spontaneo) in forte ritardo e la cui presenza avrebbe concretamente potuto modificare la storia recente di intere porzioni di territorio. Basti pensare alla piega che avrebbero potuto prendere in provincia di Torino le vicende legate alla realizzazione del tratto ferroviario alta velocità Torino-Lione, la cui imposizione dall’alto ha portato al sollevamento dell’intera Valle di Susa, dei cittadini e di molti sindaci e amministratori locali, e alla letterale militarizzazione di una parte di questo territorio montano portata dalla degenerazione di una situazione sfuggita di mano.

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