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Federalismo infrastrutturale: attivare subito le risorse

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La riforma della politica di riequilibrio territoriale e di sviluppo infrastrutturale del Paese, delineata dalla legge delega in materia di federalismo fiscale (42/2009), risulta di fondamentale importanza per il settore delle costruzioni perché definisce nuove modalità per l’assegnazione, sulla base di fabbisogni infrastrutturali a livello regionale e infraregionale, delle risorse del Bilancio dello Stato destinate alla realizzazione delle infrastrutture e alla riduzione dei divari territoriali (fondi strutturali e Fondo per le Aree sottoutilizzate). Risorse che, secondo le stime dell’Ance, rappresentano circa il 43% delle risorse destinate dallo Stato per la realizzazione di nuove infrastrutture nel 2011. Per questa ragione, la riforma della politica di coesione risulta centrale nel percorso che conduce al federalismo infrastrutturale. L’attuazione del federalismo infrastrutturale, avviata dal Governo a fine novembre 2010, avverrà in due fasi. La prima, transitoria (2011-2013), è disciplinata dal decreto interministeriale relativo alla perequazione infrastrutturale e dalla delibera Cipe del 26 novembre 2010 di riprogrammazione dei fondi strutturali e Fas 2007-2013.

La seconda fase, quella a regime, partirà dal 2014 e sarà disciplinata dallo schema di decreto legislativo sulla riforma della politica di coesione – fondi strutturali europei e Fondo per lo sviluppo e la coesione (ex-Fas)- attualmente all’esame della Commissione bicamerale sul federalismo.

Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, ha sottolineato che appare fondamentale attivare rapidamente, senza ulteriori riprogrammazioni, i 30,6 miliardi di euro destinati ad infrastrutture e costruzioni nell’ambito dei programmi regionali 2007-2013 ed evitare una riprogrammazione che non tenga conto dell’effettivo stato della programmazione perché non è compatibile con la situazione di crisi del settore.

Tra le principali richieste avanzate dall’Ance figurano: l’avvio immediato di tutte le opere pronte a partire; l’esclusione dei cofinanziamenti nazionali per investimenti in conto capitale finanziati con fondi strutturali dall’applicazione delle regole del Patto di stabilità interno; la certezza sulla disponibilità delle risorse dei fondi Fas destinati alle Regioni del Centro-Nord e del Sud e sulla programmazione dei fondi destinati ad infrastrutture; la riforma della governance della politica nazionale di coesione territoriale affinché sia improntata all’efficienza, alla responsabilità e al rispetto degli impegni da stabilire in nuovi Contratti Istituzionali di Sviluppo.

Con riferimento alla riforma della politica di coesione e sviluppo territoriale, il presidente dell’Ance ha indicato che l’associazione condivide l’obiettivo di rendere la spesa efficiente e di garantire che la realizzazione delle opere avvenga in tempi certi, così come previsto dalla riforma del modello di governance dei fondi con l`introduzione dei Contratti istituzionali di sviluppo.

Allo stesso tempo, ha sottolineato la necessità di definire una quota minima per investimenti in infrastrutture nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (ex-Fas); confermare il carattere strategico degli interventi medio-piccoli finalizzati allo sviluppo e alla competitività dei territori; introdurre una “golden rule” nel Patto di stabilità interno per gli investimenti in conto capitale finanziati con fondi europei (Fesr); dare coerenza, certezza e flessibilità alla programmazione delle risorse e armonizzarne i tempi;

Buzzetti ha inoltre indicato la necessità di aprire un tavolo di confronto sui tempi di realizzazione delle opere pubbliche e sugli snellimenti e semplificazioni procedurali al fine di definire tempi standard di realizzazione delle opere pubbliche e regole comuni per la riprogrammazione o il definanziamento delle opere; rafforzare la governance attraverso l’istituzione di una Cabina di Regia a livello nazionale (Stato-Regioni-Autonomie locali e partners economici e sociali).

Infine, le altre priorità indicate nel documento consegnato al parlamento, riguardano l’ampliamento della partnership alle associazioni di categoria per rafforzare il ruolo strategico del comitato di indirizzo e controllo dei programmi, oltre alla creazione di “task force” regionali per risolvere i problemi relativi alla realizzazione delle infrastrutture previste dai programmi.

di O.O.

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