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La rotazione delle imprese negli appalti sotto soglia: regola o eccezione?

Negli appalti pubblici sotto soglia comunitaria le stazioni appaltanti devono obbligatoriamente applicare la regola della rotazione tra gli operatori economici

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Il principio di rotazione tra le imprese costituisce derivazione del più ampio principio di tutela della concorrenza tra gli operatori economici.

Specie nell’ambito degli affidamenti collocati, per il loro importo, al di sotto della soglia comunitaria, l’ampia discrezionalità delle stazioni appaltanti deve essere controbilanciata dal rispetto di una serie di regole di derivazione comunitaria al fine di assicurare la trasparenza della procedura.

Il principio di rotazione impone alle amministrazioni aggiudicatrici di coinvolgere, mediante inviti o affidamenti diretti un numero di imprese abbastanza ampio, variabile a seconda dell’importo della gara, privilegiando così l’affidamento nei confronti di soggetti diversi rispetto a quelli che in passato sono risultati aggiudicatari.

Con la sentenza dell’8 marzo 2017, n. 1336 (scarica gratis il testo della sentenza), il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha deciso un caso in cui il gestore uscente di un servizio comunale ha impugnato:

  1. il mancato invito alla nuova procedura;
  2. la determina a contrarre;
  3. l’aggiudicazione nei confronti di un’altra società.

I Giudici rilevano che il gestore uscente non ha il diritto di essere inviato alla nuova procedura avviata dalla stazione appaltante. La legittimità dell’agire comunale è dovuta anche al rispetto del principio di rotazione tra gli operatori economici.

Secondo il Tar Napoli, “la rotazione, dunque – che nei contratti sotto soglia è la regola e non l’eccezione, si configura come strumento idoneo a perseguire l’effettività del principio di concorrenza e, per essere efficace e reale, comporta, sussistendone i presupposti (e cioè l’esistenza di diversi operatori del settore), l’esclusione dall’invito di coloro che siano risultati aggiudicatari di precedenti procedure dirette all’assegnazione di un appalto avente lo stesso oggetto di quello da aggiudicare.”.

La giurisprudenza legata al D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, Codice dei contratti pubblici, mette in risalto lo scopo della nuova disciplina, mirata sempre più a consentire la massima partecipazione alle procedure di gara, specie per le micro, piccole e medie imprese, evitando che i vecchi gestori possano “prorogare” all’infinito vecchie aggiudicazioni.

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