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Le opere incompiute in Italia, quali sono e dove si trovano

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Torniamo sulla vicenda dell’anagrafe delle opere pubbliche sospese in Italia (leggi qui il precedente articolo) e, come promesso, analizziamo nel dettaglio il Simoi, il Sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute istituito presso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti attraverso l’articolo 44-bis del decreto-legge 201/2011.

Scartando dal totale delle 609 occorrenze le 26 d’interesse nazionale, si possono infatti avanzare alcune considerazioni quanti-qualitative sia dal punto di vista della suddivisione per tipologie di lavori che da quello della localizzazione geografica.

Le infrastrutture (34%)

La voce più ricorrente è – ovviamente – quella inerente il settore d’intervento pubblico più vasto, le infrastrutture, 34% del totale: opere e sistemazioni stradali – molte in Lazio, legate al Piano nazionale di sicurezza stradale -, ponti, percorsi ciclabili e pedonali ma anche numerosi riassetti idrogeologici (causa o conseguenza di dissesti spesso derivanti da una mancata manutenzione ordinaria di suoli e opere di difesa di alvei, coste, declivi montuosi o collinari), opere di urbanizzazione primaria e secondaria, interventi di rete su sistemi idrici e fognari. E una fetta consistente del vasto sottoinsieme – circa un sesto – riguarda l’ambito delle bonifiche, della gestione dei rifiuti, della depurazione delle acque.

Tra le infrastrutture che possono rientrare nella portata delle grandi opere, risultano incompiuti un tratto, da Pincetto a Monteluce, del celeberrimo minimetrò di Perugia, le cui stazioni portano la griffe dell’Atelier Jean Nouvel, mentre nel padovano due lavori che potrebbero sgravare la congestionata e bulimica rete di trasporti su gomma: il raddoppio della linea nell’ambito del tanto propagandato Sistema ferroviario metropolitano regionale e l’idrovia Padova-Venezia, vera alternativa per una mobilità “dolce”, così come evidenziato anche dalle conclusioni del progetto europeo AdriaMuse, per la valorizzazione del sistema museale delle due sponde dell’Adriatico, recentemente presentate tra Padova e Venezia. E ancora, ad Aosta il nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto, da tempo in attesa di conclusione, che non rappresenta certo un buon biglietto da visita per l’arrivo nella Vallée.

I servizi (20%)

Al secondo posto i servizi (circa 20% del totale): centri culturali e sociali, caserme e presidi, punti di accoglienza, opere cimiteriali e, soprattutto, il capitolo dell’edilizia sanitaria. Sugli ospedali, ad esempio, si potrebbe aprire un capitolo a parte; per fare solo l’esempio di quelli firmati da un noto progettista internazionale, particolarmente affermato nel settore qual è il francese Aymeric Zublena, ad Alba-Bra il progetto del nuovo nosocomio (con studio Archicura e studio Camerino) risale al 1998 ma mancano ancora 42 milioni di euro per il completamento, dopo averne già stanziati 159, mentre a Bergamo (progetto con studio Traversi) l’opera si è inaugurata nel 2012 dopo molti ritardi e sovracosti dovuti a mancata trasparenza negli appalti e problemi insorti in fase di cantiere. Non meglio la situazione va a Biella, dove sta finalmente per entrare in funzione il nuovo ospedale firmato da un gruppo guidato da 5+1AA con un ritardo quasi decennale dovuto a ragioni simili. Se l’Abruzzo è la regione che segna il numero maggiore di casi, la Sicilia “trionfa” per una specifica destinazione d’uso: le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e le case albergo per anziani. D’altronde, l’isola vanta il triste primato di regione italiana più “incompiuta”; e a tale condizione il Comune di Giarre, dato l’alto tasso di grandi (quanto inutili o sovradimensionate) opere lasciate a mezzo, ha anche fornito il destro a un progetto culturale di mappatura nazionale dedicato proprio al tema (www.incompiutosiciliano.org), di cui il paese in provincia di Catania può ben arrogarsi il titolo di “capitale”: teatro all’aperto, mercato, parco, parcheggio, l’immancabile residenza per anziani e addirittura le tribune di un mastodontico campo per il polo (!). E ancora, in provincia di Messina alcune opere sono ferme perché commissionate da un Consorzio per le aree di sviluppo industriale messo in liquidazione. 

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”, mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

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