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Nuovo Codice Appalti: le perplessità dei geometri

Il presidente del Consiglio nazionale geometri, Maurizio Savoncelli, esprime alcuni dubbi circa i nuovi punti del decreto legislativo che introduce la riforma del codice degli appalti e delle concessioni

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Alla fine della scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al Decreto Legislativo che riforma il Codice degli Appalti recependo le direttive UE (23/24/25 del 2014) in materia di Concessioni, Appalti nei settori ordinari e in quelli speciali (leggi di più qui). Un documento che introduce novità sostanziali nella disciplina degli appalti, alcune delle quali attese da tempo, come ad esempio la riduzione da 1 milione di euro a 150mila euro della soglia di gara sotto la quale le imprese non sono obbligate ad avere la certificazione Soa e in particolare il rafforzamento del ruolo dell’Anac, che avrà il compito di sottoporre al Ministero di competenza le sue Linee Guida di carattere generale da approvare che vanno sostituire il vecchio regolamento generale (approfondimento qui).

Il testo ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del mondo delle professioni tecniche: è in particolare la Rete delle professioni tecniche (Rpt), organo di coordinamento dei consigli nazionali delle professioni tecniche, che include anche i geometri – ad aver mosso le critiche più forti al documento.

Fermo restando la posizione della Rpt, anche il Consiglio nazionale geometri, attraverso le parole del presidente Maurizio Savoncelli, si è espresso con perplessità su alcuni punti del Codice. “Nel nuovo codice per gli appalti le professioni tecniche si aspettano una maggiore attenzione ai servizi di architettura, ingegneria e agli altri servizi tecnici, in coerenza con i principi riportati nella Legge Delega” ha dichiarato Savoncelli. “Questo in ragione dell’importanza da attribuire alla fase di progettazione che ha rappresentato uno dei principali vulnus dell’appalto, avendo portato alla nascita di contenziosi e al prolungamento dei tempi, oltre al cosiddetto fenomeno delle “incompiute”. Le professioni tecniche presenteranno, in continuità con gli articolati già proposti e, come anticipato in fase di audizione, indicazioni concrete alla predisposizione di una norma che sia applicabile, evitando le incertezze di ordine operativo. L’obiettivo principale è quello di snellire e semplificare le procedure, precisando i ruoli delle stazioni appaltanti e delle libere professioni, aprendo realmente il mercato degli appalti ai giovani professionisti e salvaguardando l’interesse pubblico”.

Il provvedimento dovrà ora tornare entro il 18 aprile in Consiglio dei Ministri, dopo aver registrato il parere del Consiglio di Stato, della Conferenza Stato Regioni e delle Commissioni parlamentari di riferimento.

 

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