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Agenzia del Territorio: 570mila immobili da rurali a urbani

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“L’Agenzia del Territorio ha censito al catasto edilizio 570.000 unità immobiliari, precedentemente ricomprese nell’ambito dei fabbricati rurali, con un corrispondente incremento di rendita catastale – conseguito nel periodo 2008-2010 – pari a circa 115 milioni di euro“.

Lo ha reso noto il direttore dell’Agenzia del territorio Gabriella Alemanno nel corso dell’audizione alla sesta Commissione della Camera sul “Trattamento tributario degli immobili rurali”, durante la quale ha illustrato il quadro normativo che definisce i criteri da adottare per il riconoscimento della ruralità dei fabbricati, argomento di particolare importanza per le rilevanti implicazioni che ne derivano in ambito fiscale.

“L’agenzia del Territorio ha svolto attività di verifiche volte a individuare i fabbricati iscritti al catasto terreni per i quali siano venuti meno i requisiti per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali, accertamenti che sono finalizzati al trattamento tributario degli immobili rurali ai fini Ici”.

“Le attività – spiega l’Agenzia del Territorio – hanno portato ad identificare oltre 872.000 immobili da verificare e al 31 dicembre 2010, il numero di accertamenti conclusi è risultato pari a circa 450.000, corrispondenti al 52% degli immobili individuati. Le verifiche sono state disposte, in particolare, sugli immobili rurali censiti al catasto terreni, in base alle norme previgenti a quelle recate dall’articolo 9 del decreto legge 30 dicembre 1993, n. 557″.

Anche successivamente all’emanazione di questa norma, tuttavia, recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno confermato un orientamento che, con riferimento alla vigente prassi catastale, fa emergere divergenze interpretative relative alla assoggettabilità ai fini Ici degli immobili rurali. Nelle citate sentenze della Corte di Cassazione con esplicito riferimento alla esenzione dei fabbricati rurali in tema di Ici, si sostiene che le abitazioni riconosciute come rurali e gli immobili strumentali all’agricoltura non sono soggette all’imposta solo se classificati, negli atti catastali, rispettivamente, nelle categorie A/6 (Abitazioni di tipo rurale) e D/10 (fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole).

“L’Agenzia – ha aggiunto Alemanno – in varie occasioni ha manifestato il proprio parere, ribadendo, con riferimento ai criteri generali, che i requisiti necessari e sufficienti per il riconoscimento del carattere di ruralità di un immobile devono soddisfare le condizioni richiamate all’articolo 9, commi 3 e 3-bis, del decreto legge n. 557 del 1993 e sono del tutto indipendenti dalla categoria catastale attribuita al medesimo immobile. In ogni caso – conclude il direttore dell’Agenzia – la questione necessita di soluzione che potrebbe essere individuata in una specifica norma volta a consentire la piena e omogenea attuazione del processo di riforma già delineato dal Legislatore con il citato articolo 9 del decreto legge 30 dicembre 1993, n. 557″.

di O.O.

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