Assoedilizia: si va verso il decadimento qualitativo delle città italiane | Geometra.info

Assoedilizia: si va verso il decadimento qualitativo delle città italiane

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Il Patrimonio abitativo del nostro Paese va verso una progressiva dequalificazione. Questo è quanto emerge dall’aggiornamento dei dati compiuti dal Catasto. Si riscontra, infatti, una predominanza di edilizia economica, il cui dato cresce quasi di tre volte (più 284%) ed un’edilizia civile che raddoppia il dato (più 210%); un calo del 24,5% degli alloggi signorili dovuto alla mancanza di incremento ed ai processi di dismissione con contestuale frazionamento.

Il fenomeno interessa anche le ville che rimangono quasi stazionarie, mentre i villini aumentano di quattro volte. Il dato dei castelli e dei palazzi monumentali segue il trend dell’aggiornamento catastale. La diminuzione delle unità ultrapopolari indica il recupero edilizio del patrimonio particolarmente degradato.

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici commenta: “Si può filosofare fin che si vuole sul concetto di città, di etica e di estetica nell’urbanistica, di qualità del vivere e di bellezza della città. È paradossale, ma basta una norma di natura fiscale a cambiare tutto il corso di una cultura: quando, nei tempi andati, il fisco colpiva il fronte delle case, si costruivano solo budelli; quando colpiva il sedime le case crescevano in altezza; quando, come nell’Italia del Dopoguerra si è colpita la qualità edilizia si sono costruite solo case brutte.

Da allora ad oggi, nel nostro Paese, una miope legislazione fiscale ha penalizzato sistematicamente il prodotto edilizio di qualità, escludendo da ogni agevolazione fiscale gli immobili di pregio: prima, fra tutte, la famosa legge Tupini che prevedeva l’esenzione venticinquennale dall’imposta sui redditi dei fabbricati per le costruzioni destinate alla locazione, a patto che fossero di mediocre, se non scadente qualità.

Si è arrivati al punto di escludere dai benefici di legge gli immobili realizzati con materiali pregiati o lavorati in modo pregiato; condannando una tradizione artigianale di qualità, fatta di marmisti, decoratori, falegnami, stuccatori, tappezzieri che hanno visto progressivamente scemare il proprio lavoro”.

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