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Catasto e Imu: cosa cambia?

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Via libera del Consiglio dei Ministri, nella tarda serata di ieri, alla delega fiscale, che pone le basi della complessiva riforma del fisco. Dopo circa tre ore di riunione il governo ha infatti approvato il ddl di riforma che andrà a sostituire la delega Tremonti ferma in Parlamento. Vediamo quali novità si prospettano in materia di catasto e Imu.

Innanzitutto, come più volte annunciato, la riforma del catasto che utilizzerà “il metro quadrato come unità di consistenza”. infatti Saranno anche utilizzate “funzioni statistiche atte ad esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale”.

La riforma del catasto prevede inoltre “meccanismi di adeguamento periodico dei valori e delle rendite delle unità immobiliari urbane, in relazione alla modificazione dei parametri utilizzati per la definizione del valore patrimoniale e della rendita”.

Sul fronte dell’Imu sulla prima casa, è stato approvato l’emendamento presentato del relatore Gianfranco Conte che prevede il pagamento in tre rate, 16 giugno, 16 settembre, 16 dicembre, di cui la prima e la seconda in misura ciascuna pari a un terzo dell’imposta calcolata applicando l’aliquota base del 4 per mille e la detrazione previste.

La terza e ultima rata è versata invece a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulle precedenti rate, comprensiva degli eventuali aumenti decisi entro il 30 settembre dai sindaci che possono alzare l’aliquota fino al 6 per mille.

Nessuna grossa novità per l’Imu sulla seconda casa, che si versa come l’Ici in due rate: il 50% al 18 giugno, con aliquota base del 7,6 per mille, e il conguaglio al 17 dicembre, con l’aliquota che può salire fino al 10,6 per mille.

Sul fronte delle agevolazioni sull’Imu prima casa – detrazione fissa di 200 euro, più 50 euro per ogni figlio a carico di età non superiore a 26 anni – il dl fiscale decide che esse si applicheranno solo sull’abitazione dove il contribuente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente e si applicano per un solo immobile. Ciò vuol dire che, al fine di limitare eventuali abusi, le agevolazioni si conteranno una volta sola per ciascuna famiglia, anche se i singoli componenti hanno “stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi” dello stesso Comune.

Tra le altre modifiche alle norme sugli immobili, nel caso di separazione o divorzio pagherà l’Imu chi resta nella casa, chi ha dunque un “diritto di abitazione” anche se non necessariamente ne è proprietario.

Per quanto riguarda il calcolo, la manovra Monti ha deciso un aumento dei coefficienti catastali che servono per adeguare la rendita catastale degli immobili, che va aumentata del 5% moltiplicandola del 105%, e l’importo ottenuto va ulteriormente moltiplicato per il coefficiente che è passato, appunto, dal 100 al 160 per cento. In questo modo si arriva al valore catastale, che è la base imponibile su cui si applicano le aliquote e, nel caso della prima casa, le detrazioni.

O.O.

 

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