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Catasto: non più tra le funzioni fondamentali dei Comuni

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L’Associazione Nazionale Comuni Italiani solleva obiezioni di fronte alla scelta di esautorare i Comuni dalle principali funzioni catastali. Il ”Codice delle Autonomie”, infatti, esaminato ed approvato lo scorso 15 luglio in via preliminare dal Consiglio dei ministri,  individua le funzioni fondamentali di Province, Comuni, Città metropolitane e semplifica taluni aspetti dell’ordinamento locale. Comprese nel testo anche alcune importanti deleghe che il Governo chiede al Parlamento in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione delle Province e delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo. Lo schema di disegno di legge, che verrà analizzato dalla Conferenza unificata per il necessario parere, è steso su  42 pagine, composte da 34 articoli.

La posizione dell’ANCI in merito alla questione in argomento, è esposta in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale, che qui di seguito riportiamo.
‘’Nel testo approvato la settimana scorsa dal Consiglio dei Ministri sulla nuova Carta delle Autonomie, la gestione del catasto non compare più tra le funzioni fondamentali dei Comuni. Di fronte a tale scelta governativa i Comuni non possono che esprimere tutta la loro contrarietà e denunciarne l’assoluta incoerenza con il principio espresso nel disegno di legge delega sul federalismo fiscale, che prevede l’attribuzione ai Comuni dell’imposizione immobiliare per il finanziamento delle loro funzioni fondamentali’’. È quanto dichiara Flavio Zanonato, Sindaco di Padova e delegato ANCI per le politiche di decentramento del catasto ai Comuni.

‘’È di tutta evidenza infatti – aggiunge – che la gestione diretta del catasto, da parte dei Comuni, e’ il precipitato logico per l’attuazione di quel principio ed è determinante per una corretta ed equa fiscalità immobiliare. Non solo. Con questa scelta il Governo, vanifica il lavoro finora svolto dai Comuni che, vale la pena di ricostruire la vicenda, rimangono titolari della gestione del catasto in base al decreto legislativo n. 112 del 1998 e che in questi anni hanno investito risorse umane, strumentali e finanziarie, al fine di ‘sperimentare’ modelli e soluzioni organizzative che consentissero di gestire tali nuove importanti funzioni nell’ottica di una maggiore equità fiscale, di controllo del territorio e allineamento delle banche dati’’.

‘’Poi, finalmente – continua –  era stato approvato il DPCM del 14 giugno 2007, che introduceva forme di collaborazione tra Agenzia del Territorio e Comuni e flessibilità nella scelta fra tre diversi livelli di gestione. Rappresentava , a nostro avviso, una scelta equilibrata. Sappiamo com’è andata: circa 5000 Comuni avevano deliberato l’assunzione diretta delle funzioni, per un insieme di 40 milioni di abitanti. Infine, le alterne vicende giudiziarie (prima la sentenza n. 4259/08 del TAR Lazio che di fatto ha bloccato l’intero processo di decentramento e poi la sentenza del Consiglio di Stato n. 2179/ 09 che aveva annullato la sospensiva e, si sperava, riavviato il percorso) avevano sostanzialmente posto il problema di una scelta da parte del Governo su chi e come dovesse gestire il Catasto’’.

‘’Più volte – ricorda Zanonato – avevamo chiesto il dialogo ed il confronto sul tema proponendo anche soluzioni di mediazione, mai nessuna risposta. Ora capiamo che la risposta è ’cancellarè la gestione del catasto dalle funzioni fondamentali dei Comuni nella nuova Carta delle Autonomie: è una risposta sorda alle istanze dei territori e miope rispetto ad un sistema fiscale immobiliare che vede nei i Comuni i livelli di governo maggiormente interessati al recupero di evasione fiscale e gli unici conoscitori delle trasformazioni del proprio territorio’’.

‘’Per questo – conclude Zanonato – chiediamo al Governo un serio ripensamento sul tema e rinnoviamo la nostra disponibilità al dialogo per scongiurare il rischio che s’interrompa quella collaborazione leale e costruttiva tra Comuni e Agenzia del Territorio che ha contraddistinto i rapporti in questi lunghi anni di sperimentazione che ha dato buoni risultati. Non vogliamo credere che un Governo che si dichiara federalista abroghi l’unico vero decentramento approvato dal Parlamento più di dieci anni fa’’.

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