Legge di stabilità 2016 e impianti fotovoltaici: novità catastali | Geometra.info

Legge di stabilità 2016 e impianti fotovoltaici: novità catastali

La legge di Stabilità prevede che gli intestatari di impianti fotovoltaici già accatastati possono presentare aggiornamenti per la rideterminazione della rendita catastale

Pannelli Fotovoltaici
image_pdf

Dal 1° gennaio 2016 la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto:

  • del suolo;
  • delle costruzioni
  • degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento.

Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo. A stabilirlo è l’art. 1, comma 21, della legge di Stabilità 2016 . Cosa succede per gli impianti fotovoltaici già accatastati?

 

Accatastamento degli impianti fotovoltaici secondo le Agenzie

 

Agenzia del Territorio…

In relazione agli impianti fotovoltaici e alle numerose richieste di chiarimento pervenutele, l’Agenzia del territorio – in merito all’obbligo della dichiarazione in catasto e alla prassi da adottare per la determinazione della rendita catastale da attribuire a tali impianti, concernenti l’inclusione o meno dei pannelli fotovoltaici nella stima dell’immobile, in considerazione degli elementi di unione dei pannelli stessi alla struttura portante, che ne caratterizzano, in linea generale, una facile amovibilità – con la risoluzione n. 3/2008 ha sottolineato che i pannelli fotovoltaici – formati da moduli fotovoltaici pre-assemblati – “posizionati permanentemente al suolo possono essere assimilati, per evidente analogia funzionale, alle turbine delle centrali idroelettriche, utilizzate per trasformare l’energia meccanica dell’acqua in energia elettrica, per il tramite dell’alternatore”.

 

… e conferme della Cassazione

In questo caso si evidenzia quanto affermato dalla Corte di Cassazione (n. 16824/06), la quale, in merito alla questione riguardante l’inclusione delle turbine nella determinazione della rendita catastale delle centrali elettriche, ha osservato che

“non rileva il mezzo di unione tra mobile ed immobile per considerare il primo incorporato al secondo, sia perché quel che davvero conta è l’impossibilità di separare l’uno dall’altro senza la sostanziale alterazione del bene complesso […] sia perché mezzo di unione idoneo a determinare l’incorporazione non può essere qualificato solo quello che tale poteva considerarsi al tempo dell’approvazione del codice civile, dovendosi tener conto del progresso tecnologico e dell’ineludibile condizionamento dei mezzi utilizzati a specifiche esigenze tecniche”.

Di conseguenza, i terreni che ospitano gli impianti fotovoltaici si qualificano senza dubbio come unità immobiliari, con la conseguenza che i pannelli fotovoltaici, come impianti fissi o macchinari in funzione degli elementi di unione alla struttura, non possono che essere accatastati come opifici (categoria D/1).

 

Agenzia delle Entrate

 L’Agenzia delle entrate ha assunto un diverso approccio, attribuendo supremazia al concetto di autonomia funzionale.

Nella circolare n. 46/E del 2007, infatti, ha affermato che

“un impianto fotovoltaico posizionato su un terreno non costituisce un manufatto infisso al suolo, dal momento che è possibile rimuovere agevolmente i suoi moduli componenti per spostarli in un altro sito, mantenendo inalterata la loro funzionalità”.

Di conseguenza, non è possibile ravvisare quella stretta complementarietà con l’unità immobiliare che comporterebbe l’assoggettamento al tributo dell’impianto, oltre che del terreno.

L’Agenzia delle entrate ha ribadito tale posizione anche nelle circolari:

  • n. 112/E del 2009, con la quale ha chiarito che, ai fini fiscali, la costruzione di un impianto fotovoltaico non comporta un’automatica variazione della destinazione urbanistica del terreno ospitante l’impianto stesso;
  • n. 38E del 23 giugno 2010, a valle delle domande poste dagli iscritti agli ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

In particolare, l’Agenzia ha specificato che

“si è in presenza di beni immobili quando non è possibile separare il bene mobile dall’immobile (terreno o fabbricato) senza alterare la funzionalità dello stesso o quando, per riutilizzare il bene in un altro contesto, con le medesime finalità, debbono essere effettuati antieconomici interventi di adattamento”.

Ruolo delle commissioni tributarie

Da un lato, infatti, vi sono state decisioni favorevoli alla tassazione:

  • così la commissione tributaria per la regione Puglia, che ha sancito l’assoggettamento all’ICI delle pale eoliche perché, “analogamente alle centrali elettriche, devono essere accertati nel gruppo catastale D” (sentenza n. 214/08) o perché “devono essere accatastate nel gruppo D, essendo munite di autonomia funzionale e reddituale” (sentenza n. 168/06);
  • anche la commissione tributaria per il Lazio ha affermato che “l’area occupata da impianti tecnologici costituiti da una moltitudine di antenne e impianti ancorati al suolo non possono ricondursi ai microripetitori, esclusi dall’ICI” (sentenza n. 746/93).

Dall’altro, invece, vi sono state pronunce di segno contrario:

  • la commissione tributaria per il Lazio (sentenza n. 214/08) ha affermato che “un terreno adibito a parco antenne, pur rientrando nelle previsioni del PRG in zona riservata alle attrezzature di servizio, è esente dall’ICI se costituisce area pertinenziale”,
  • mentre quella di Bologna (sentenza n. 11/09) ha evidenziato che “gli impianti eolici sono esclusi dall’ICI, in quanto vanno accatastati nel gruppo E, cioè nell’ambito delle costruzioni destinate al soddisfacimento di un pubblico servizio, per il loro carattere di pubblico interesse e di pubblica utilità”.

In definitiva, nel caso di accatastamento nella categoria D/1, l’impianto è da assoggettare all’imposta, mentre è esente se accatastato nelle categorie del gruppo E.

L’incertezza operativo-interpretativa ha costretto, nei fatti, gli operatori del settore o ad accollarsi oneri non dovuti (nel caso decidessero di seguire l’opinione dell’agenzia del territorio e questa dovesse poi essere smentita dalle commissioni tributarie) o il rischio di incorrere in sanzioni (nel caso in cui, al contrario, gli operatori del settore decidessero di seguire l’impostazione interpretativa sostenuta dall’Agenzia delle entrate e questa dovesse essere corretta dalla giurisprudenza).

Successive evoluzioni

In seguito all’unificazione delle due agenzie è stata emanata la circolare n. 36E del 19/12/2013, la quale ha precisato che non sono oggetto di accatastamento come unità immobiliari autonome:

  1. le installazioni fotovoltaiche poste su edifici e quelle realizzate su aree di pertinenza comuni o esclusive di fabbricati o unità immobiliari censite al catasto urbano, perché possono assimilarsi ad impianti di pertinenza degli immobili principali (in questi casi occorrerà procedere alla rideterminazione della rendita dell’unità immobiliare principale a cui l’impianto acceda, solo quando lo stesso ne incrementi il valore capitale di una percentuale pari o superiore al 15%;
  2. le installazioni fotovoltaiche che rientrino nelle fattispecie di cui alla tabella 1.

 

Tabella 1
  • potenza nominale < ai 3 kW per ogni unità immobiliare servita
  • la potenza nominale complessiva (non deve essere > a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto
  • il volume occupato dall’area destinata all’intervento (se a suolo) e dall’altezza media dei pannelli deve essere < a 150 mc

 

Al contrario, in tutti gli altri casi l’immobile che ospita l’impianto fotovoltaico deve essere autonomamente accatastato nella categoria “D/1 opificio”.

 

Disciplina attuale: le novità della legge di Stabilità

La legge di Stabilità 2016 opta dunque per il criterio della stima diretta, e fornisce precisazioni in merito a ciò che bisogna, o meno, prendere in considerazione al fine della determinazione del valore.

Alla luce di tali novità, non saranno oggetto della valutazione tutti gli elementi meramente “funzionali allo specifico processo produttivo” (inverter; quadri elettrici; contatori; impianti di connessione, …); discorso diverso vale per gli elementi qualificanti dell’impianto (pannelli; strutture di sostegno; strutture di infissione ad altro immobile; cabine elettrice; …).

Per quanto riguarda, infine, gli impianti fotovoltaici già accatastati, i successivi commi precisano che:

  • gli intestatari catastali degli impianti fotovoltaici già censiti sono parimenti legittimati a presentare atti di aggiornamento per la “rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto dei criteri”, testé visti (comma 22);
  • solo per l’anno di imposizione 2016, e solo per gli atti di aggiornamento presentati entro il 15 giugno 2016, le rendite catastali hanno effetto dal 1° gennaio 2016.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Legge di stabilità 2016 e impianti fotovoltaici: novità catastali Geometra.info