Cedolare secca: la doppia modifica delle aliquote secondo Confedilizia | Geometra.info

Cedolare secca: la doppia modifica delle aliquote secondo Confedilizia

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Alla Camera sono stati presentati alcuni emendamenti al “decreto Imu”, da parte di deputati del Partito democratico e di Scelta civica, che prevedono la riduzione al 10% dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti per i contratti “concordati” – già ridotta dal 19 al 15 per cento dal decreto stesso – e il contemporaneo aumento dal 21 al 23 per cento dell’aliquota prevista per gli altri contratti. Nello stesso senso si è espressa la Commissione Ambiente, nel suo parere sul decreto in parola.

L’Ufficio Studi della Confedilizia ha rilevato che la doppia modifica delle due aliquote della cedolare darebbe luogo – sulla base dei dati del Ministero dell’economia e delle finanze – a nuove entrate per l’Erario per almeno 65 milioni di euro, determinate sia dal maggior gettito da cedolare garantito dall’applicazione dell’aliquota aumentata al 23 per cento sia dalle maggiori imposte versate dai locatori che lascerebbero il regime della cedolare per cessata convenienza dello stesso e che quindi tornerebbero a pagare l’Irpef, le relative addizionali, l’imposta di registro e quella di bollo.

Le maggiori entrate che si verrebbero a determinare con la doppia modifica delle aliquote della cedolare potrebbero essere destinate, secondo Confedilizia, sempre al sostegno della locazione, ad esempio intervenendo sulla percentuale di deduzione delle spese per i titolari di redditi da locazione, che a partire dal 2013 è stata ridotta dalla misura del 15 per cento – già di per sé non sufficiente a coprire gli oneri effettivi dei proprietari – a quella del 5 per cento.

Considerato che – come emerso in Commissione Bilancio al Senato nella scorsa legislatura – sulla base della legislazione vigente un aumento all’11% non comporterebbe oneri per lo Stato, se si operassero le due ipotizzate variazioni di aliquota nella cedolare, la percentuale di deduzione – secondo i calcoli dell’Ufficio Studi della Confedilizia – potrebbe essere portata almeno al 13% senza gravare sulle finanze dello Stato.

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