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Cedolare secca “per ritardatari”

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I contribuenti che non hanno aderito alla cedolare secca per pura dimenticanza possono rientrare in gioco versando una sanzione minima, grazie alla remissione in bonis. Lo comunica l’Agenzia delle Entrate spiegando che questo istituto, nato per sanare facilmente eventuali ritardi e dimenticanze, è ammesso solo se il contribuente manifesta un comportamento coerente e assolve a tutte le formalità e gli obblighi previsti, omettendo solo la presentazione entro i termini del “modello 69”.

Nella circolare n. 47/E del 20 dicembre scorso, l’Agenzia fornisce alcuni chiarimenti  sull’applicazione dell’imposta sostitutiva sui canoni di locazione prevista dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 23/2011.

L’istituto della remissione in bonis, previsto dall’articolo 2 del Dl n. 16/2012, può essere in realtà utilizzato anche da chi presenta tardivamente, oltre il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro, il “modello 69”, a patto che il tardivo assolvimento dell’obbligo non rappresenti un semplice ripensamento o una scelta a posteriori basata su ragioni di opportunità.

Di conseguenza non può fruire della remissione in bonis chi presenta tardivamente il modello dopo aver già pagato l’imposta di registro. Il pagamento integrale di questa imposta, infatti, presuppone la scelta di non aderire alla cedolare secca.

Per perfezionare la remissione in bonis occorre versare la sanzione di 258 euro tramite modello F24, senza possibilità di effettuare la compensazione con crediti eventualmente disponibili, utilizzando il codice tributo “8114”.

L’Agenzia delle Entrate fornisce anche dei chiarimenti sulle conseguenze derivanti dalla omessa o tardiva registrazione dei contratti di locazione, da cui derivano delle conseguenze di natura sanzionatoria sul piano fiscale ed effetti sul piano extra tributario, nei rapporti civilistici tra le parti. Il ravvedimento operoso del contribuente incide esclusivamente sul trattamento sanzionatorio tributario e non produce alcun effetto sul piano civilistico.

Di conseguenza, in sede di tardiva registrazione o denuncia dei contratti di locazione, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate non sono tenuti a effettuare valutazioni relative all’applicabilità delle norme che disciplinano i rapporti privatistici tra locatario e locatore, né a compiere indagini riguardanti la categoria catastale dell’immobile affittato. Gli uffici dell’Amministrazione finanziaria si limitano, quindi, a effettuare la liquidazione dell’imposta di registro dovuta sulla base di quanto risulta dal contratto o di quanto dichiarato dalla parte contraente che effettua l’adempimento tardivo.

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