Decreto Fare: ritorna la Scia per le modifiche alla sagoma degli edifici e scompare il Durt | Geometra.info

Decreto Fare: ritorna la Scia per le modifiche alla sagoma degli edifici e scompare il Durt

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Con 190 voti favorevoli, 67 contrari e un astenuto il Senato ha dato il via libera al provvedimento di conversione del “decreto-legge del fare“, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia (ddl n. 974). Adesso il testo torna all’esame della Camera, con il voto previsto alle 14 di venerdì 9 agosto.

Tra le novità principali in materia edilizia, la soppressione del Durt, il documento unico di regolarità tributaria, che era stato inserito durante l’iter di discussione del decreto legge alla Camera. Il Durt avrebbe introdotto la possibilità di eliminare la responsabilità solidale negli appalti privati nel caso in cui l’appaltatore, dietro richiesta all’Agenzia delle Entrate del suddetto Durt per via telematica, avesse verificato che il subappaltatore fosse in regola con gli adempimenti fiscali. Una proposta che aveva scatenato notevoli proteste da parte delle imprese, e che è stata cancellata tramite un emendamento, raccogliendo la soddisfazione di Ance e Rete imprese Italia.

L’altra novità sostanziale, sempre al centro di forti polemiche nei giorni scorsi, è la reintroduzione della Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività, per le ristrutturazioni che prevedano la modifica della sagoma degli edifici, e non il volume. Vengono al contempo tutelati i Centri storici: i Comuni avranno tempo fino al 30 giugno 2014 per individuare le zone in cui la Scia per interventi di demolizione o ricostruzione che comportino modifiche della sagoma non può essere applicata. Se i Comuni non prenderanno per tempo tale decisione, sarà la Regione a dover adottare il provvedimento, o in alternativa un commissario ad hoc incaricato dal ministro delle Infrastrutture che definirà le aree in cui non si potrà procedere con la Scia.

Chiarita anche la questione dell’anticipo del 10% dell’importo contrattuale in favore dell’appaltatore: la Camera durante la discussione ne aveva introdotto la possibilità, di fatto eliminando il divieto all’anticipazione del prezzo previsto dalla legge Merloni. Nel testo approvato dal Senato è stato incluso un emendamento, approvato dai gruppi di maggioranza e dal Governo, che sostituisce la dicitura ‘è possibile’ con ‘è prevista’, rendendo di fatto obbligatoria la corresponsione dell’anticipo, e soprattutto eliminando la condizione posta dalla Camera per cui l’anticipazione si sarebbe pagata “purché la stessa sia già prevista e pubblicizzata nella gara di appalto”. L’amministrazione pertanto non potrebbe più aggirare ora l’istituto reintrodotto limitandosi a non segnalarlo nel bando di gara.

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