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Decreto sviluppo: le semplificazioni per l'attività edilizia

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Il Decreto sviluppo contiene numerose misure relative alla liberalizzazione e alla semplificazione dell’attività edilizia privata, attraverso modifiche al Testo Unico edilizia e alla riqualificazione delle città. Così l’Ance ha deciso di pubblicare un documento con l’obiettivo di riassumere le principali innovazioni che interessano il settore.

Tra le principali novità segnalate dall’Ance troviamo l’esclusione della gara per le opere di urbanizzazione primaria a scomputo, prevedendo che, nell’ambito dei piani attuativi o di atti equivalenti compresi i permessi convenzionati, l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria, funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio, sia a carico del titolare del permesso di costruire. L’esclusione dall’evidenza pubblica riguarda, in particolare, le opere di urbanizzazione primaria sotto soglia comunitaria, attualmente pari a 4.845.000 euro.

Viene poi introdotto il silenzio-assenso sul permesso di costruire, qualora sia decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo che sostituisce il precedente regime basato sul silenzio-rifiuto. Ciò ha comportato anche una rivisitazione dei termini procedurali per il rilascio del permesso stesso, illustrati in modo esaustivo dall’Ance nel documento.

Il decreto stabilisce che non si ha parziale difformità dal titolo abilitativo edilizio (permesso di costruire o super Dia) quando le variazioni apportate, rispetto al progetto originario, su altezze, distacchi, cubatura o superficie coperta non sono superiori, per singola unità immobiliare, al 2% .

Per quanto riguarda la Scia, viene chiarito che essa si applica anche all’attività edilizia, sostituendosi direttamente alla denuncia di inizio attività. La stessa, invece, non trova applicazione nei casi di Dia alternativa al permesso di costruire, ossia non sostituisce la SuperDia.

Il trasferimento dei diritti edificatori è stato fino ad oggi una delle questioni maggiormente dibattute e, in particolare, le problematiche di maggior rilievo erano legate alla qualificazione giuridica di tali diritti. Il Decreto sviluppo prevede che i contratti di trasferimento dei diritti edificatori sono soggetti a trascrizione nei registri immobiliari.

Il decreto pone poi le basi per l’avvio di un Piano per le città, ossia un concreto processo di riqualificazione urbana. In particolare, si prevede l’incentivazione degli interventi di riqualificazione anche su edifici non residenziali dimessi o in via di dismissione o da rilocalizzare. Per incentivarne il recupero gli interventi sono realizzabili anche con la demolizione e ricostruzione degli immobili e con la previsione di diverse agevolazioni: il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva come misura premiale; la possibilità di delocalizzare le volumetrie in area o aree diverse; l’ammissibilità di modifiche di destinazioni d’uso, purché compatibili o complementari e la possibilità di modificare la sagoma.

Nell’ambito delle misure per il recupero del patrimonio edilizio, il decreto prevede una norma rivolta a tutti gli interventi edilizi e non solo a quelli di riqualificazione. In pratica viene introdotta la possibilità di richiedere il permesso in deroga anche per il mutamento di destinazione d’uso e l’adozione e approvazione dei piani attuativi in Giunta comunale anziché in Consiglio.

Viene poi ridotto l’ambito di applicazione della valutazione ambientale strategica (Vas) e della connessa verifica di assoggettabilità qualora si tratti di piani attuativi, comunque denominati, che non comportino variante allo strumento sovraordinato.

Sempre nell’ottica della semplificazione e per quanto concerne i procedimenti di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica si prevede che, laddove si verifichino tutte le condizioni già ora in vigore, a seguito delle quali il parere del Soprintendente assume natura obbligatoria ma non vincolante e lo stesso non sia reso nel termine di 90 giorni dalla ricezione degli atti, si formi il silenzio-assenso.

Infine, il decreto introduce una disciplina particolare per gli immobili pubblici e per quelli appartenenti a persone giuridiche private senza scopo di lucro che presentano un interesse artistico, storico o archeologico. Questi sono sottoposti automaticamente a vincolo culturale fino a quando non verrà effettuata dal Ministero dei beni culturali la verifica con possibilità di eliminare il vincolo. Il termine della decorrenza del vincolo automatico è portata da 50 a 70 anni.

O.O.

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