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Architettura sociale e sostenibile

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Sono state inaugurate il 29 gennaio le prime case popolari ecologiche italiane. Edificate a Marlia, nel comune toscano di Capannori, i cinque edifici a schiera (tre da 75 metri quadrati, dislocati tra piano terra e primo piano, e due da 60 mq interamente al piano terra – ognuno dei quali con giardino e due posti auto) hanno una struttura portante antisismica di pannelli in legno, assemblati meccanicamente con l’eliminazione di materiali nocivi e inquinanti. Rispondono a tutti i dettami della bioedilizia: risparmio energetico, efficienza, produzione di energia da rinnovabili, principi antisismici, materiali altamente isolanti e, ovviamente, le abitazioni sono costruite utilizzando materiali atossici e puliti.

Il calore geotermico irradiato con pannelli radianti a pavimento provvede a riscaldare gli ambienti mentre l’acqua calda è assicurata da pannelli solari integrati a una caldaia a metano, con potenzialità da 34 kW.

Il progetto ha avuto un finanziamento regionale di 900.000 euro e sembra porre fine alla lunga storia dei casermoni popolari che spesso sembrava avessero anche un fastidioso impatto visivo e ambientale.

“Sono molto soddisfatto di questa costruzione – afferma il presidente Erp Franceschini – che coniuga in sé principi importanti per il territorio. Questi appartamenti potranno risolvere i problemi abitativi di alcune famiglie capannoresi e rappresentano l’avanguardia in materia di bioarchitettura e di risparmio energetico. Abbiamo lavorato a un progetto di rilievo che da oggi potrà essere al servizio dei cittadini”. Un complesso che consuma per metro quadro circa un sesto rispetto a una costruzione normale e che ha sull’ambiente un bassissimo impatto ambientale.

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