Come e' stata ristrutturata una palazzina storica a Padova | Geometra.info

Come e’ stata ristrutturata una palazzina storica a Padova

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La ristrutturazione e adeguamento energetico di un edificio bifamiliare edificato nel 1927 a cura delle architette Lucia Corti ed Elena Rigano, del Laboratorio di architettura ecologica di Padova, in un quartiere residenziale a ridosso del centro storico di Padova, hanno portato la casa da una classe G (280 kWh/m2a) allo standard CasaClima B (consumi certificati 40 kWh/m2a) massima efficienza possibile nel caso di una ristrutturazione, data l’impossibilità di isolare completamente l’edificio contro terra.

Sviluppata su circa 300 mq distribuiti su due piani fuori terra, a cui si aggiungono il piano seminterrato e il sottotetto e circondata da un ampio giardino che si sviluppa per la maggior parte al riparo dalla viabilità di maggiore scorrimento, la casa presenta il fronte principale e gli accessi orientati a sud.

L’obiettivo principale, rispettare il carattere originale dell’edificio, arrivato ai giorni nostri praticamente intatto, è stato considerato dalle progettiste non derogabile perché garanzia di rispetto del bene, e si è raggiunto attraverso l’uso di materiali e tecniche ecologiche. Le richieste del committente prevedevano inoltre alcuni interventi sostanziali dal punto di vista della distribuzione, oltre che l’adeguamento e la messa a norma degli impianti.

L’edificio è stato isolato termicamente con un cappotto in pannelli in fibra di legno esterno (due strati da 6 cm, per 12 cm totali) e interno (da 6 cm, nelle porzioni di facciata dove le decorazioni liberty ne impedivano la posa esterna), raggiungendo comunque un buon compromesso tra esigenze di conservazione e miglioramento dell’efficienza energetica. Il basamento è stato invece isolato contro terra con cemento osmotico e coibentato, mentre la realizzazione di un drenaggio agevola il deflusso delle acque meteoriche. All’isolamento dell’involucro contribuisce anche la sostituzione degli infissi (nei casi più critici) o restaurati, sostituendo i vetri singoli con vetrocamere. Da un Uw originale di 4 o 5, si è arrivati così ad un 1,6 / 1,8.

La realizzazione della coibentazione con un cappotto interno ha indotto le progettiste a particolari attenzioni nella scelta dei materiali impiegati, con l’obiettivo di mantenere un microclima interno in grado di gestire e smaltire gli eccessi di umidità dell’aria, per evitare il rischio della condensa interstiziale. Le scelte dei materiali, già orientate verso quelli ecocompatibili data la filosofia progettuale dello studio, è quindi andata verso quelli dotati di grande capacità igroscopica (lana/fibra di legno, silicato di calcio, calce naturale, legno, finiture naturali non pellicolanti), Anche le finiture sono eseguite con materiali naturali: le vernici, le pitture, i pannelli in fibrogesso, le finiture ad olio dei pavimenti.

L’isolamento ha riguardato anche i solai e la struttura del tetto (con spessori rispettivamente di 12 e 20 cm sempre in pannelli in fibra di legno), mentre per il solaio contro terra gli spessori variano tra i 6 ed i 14 cm, in relazione agli spazi disponibili; in alcuni casi si sono utilizzati pannelli in vetro cellulare Foamglas da 5 cm.

Il comfort interno è garantito da un impianto di ventilazione meccanica controllata Zehnder con recupero di calore, impianto che consente di automatizzare il corretto ricambio d’aria. Infatti, conseguenza di una maggiore ermeticità dell’involucro risanato è la necessità di un’apertura più frequente delle finestre per evitare sia l’aria troppo viziata sia un eccessivo aumento dell’umidità interna. Quest’ultimo potrebbe infatti costituire un pericolo in quanto l’aria calda e umida rischia di condensare sulle superfici dell’edificio sulle quali non è stato possibile intervenire con un sufficiente isolamento termico (soprattutto in corrispondenza di ponti termici non corretti o in presenza di isolamento interno con spessore ridotto). L’involucro perciò è stato, per quanto possibile, sigillato all’aria (grazie a differenti interventi come la serrandatura dei caminetti, la nastratura degli elementi costruttivi, le guarnizioni neopreniche a porte e finestre vecchie) per evitare il passaggio dell’aria da spifferi, considerati difetti costruttivi ai fini della certificazione dell’efficienza energetica.

La Vmc, sempre attiva, può assicurare il ricambio dell’aria dell’intero immobile, entro il range tra un terzo/due terzi volumi/ora, e provvede non solo ad un regolare ricambio dell’aria, ma, grazie ad uno scambiatore che recupera il calore dell’aria in uscita per cederlo a quella in ingresso, limita anche le perdite energetiche.

Per quanto riguarda l’impianto di condizionamento durante il periodo estivo, la richiesta si limitava ad un aiuto per le settimane più calde dell’anno, e non un sistema di climatizzazione degli ambienti. La Vmc è stata quindi dotata di un dispositivo bypassattivo nei mesi estivi. Nelle ore più calde, quando il semplice by‐pass non è sufficiente, la sua resa viene supportata da un refrigeratore, nel quale viene convogliata l’aria che subisce un processo di pre‐raffreddamento e deumidificazione prima della sua immissione nell’ambiente.

Sulla falda del tetto esposta a sud è stato inserito un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria e per l’integrazione del sistema di riscaldamento a bassa temperatura. I collettori tubolari sottovuoto, che coprono una superficie di quasi 10 mq, forniscono l’acqua calda ad un accumulatore da 750 litri, posizionato in cantina. Il riscaldamento dell’intero edificio è affidato ai corpi radianti recuperati prima della ristrutturazione (termosifoni tubolari in acciaio), che vengono alimentati con acqua a temperatura mai superiore ai 45 gradi, collegati al generatore di calore: una caldaia a condensazione collocata nel seminterrato.

Accanto ai pannelli solari termici è stato installato anche un impianto di pannelli fotovoltaici, integrati alla copertura per sfruttare la sottostante ventilazione (proveniente dall’intercapedine del tetto areato), utile per la buona resa dell’impianto. Si tratta di una stringa di 13 pannelli policristallini Spwr‐215‐Wht della SunPower in serie, della potenza di 215 Wp cadauno e dalle dimensioni unitarie di 1,559 x 0,798 m, per una superficie totale di 16,17 m2 ed una potenza di picco dell’impianto di 2795 Watt.

L’intervento di riqualificazione energetica dell’immobile, eseguito contestualmente alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico, ha permesso di usufruire degli incentivi (per fotovoltaico) e di ottenere dal Gse il cosiddetto “premio abbinato all’uso efficiente dell’energia” facendo passare la tariffa incentivante da 0.48 €/kwh a 0.624 €/kwh e convogliando l’energia non consumata al momento della produzione sulla rete nazionale.

L’autore


Julian Adda

Julian Adda, architetto, editore, collabora dal 2003 con il Giornale dell’Architettura ed altre testate on-line. Ha svolto attività didattica presso lo Iuav di Venezia.

Riferimenti Editoriali


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Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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