Competenze dei geometri in zone a rischio sismico: il TAR fa il punto | Geometra.info

Competenze dei geometri in zone a rischio sismico: il TAR fa il punto

Si per le opere in cemento armato di modesta dimensione ma solo se la progettazione e direzione dei lavori relativi sia affidata ad un ingegnere o un architetto

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Il T.A.R. di Napoli, con la sentenza 15 giugno 2016, n. 4092, affronta la questione dei limiti di competenza che incontrano i geometri nell’attività di progettazione delle costruzioni civili e, in particolare, per quelle che comportino l’utilizzo del cemento armato.

La competenza alla progettazione delle opere di civile abitazione è, infatti, demandata agli architetti e agli ingegneri, e, con diverse limitazioni, anche ai geometri. Pur essendo stati elaborati dalla giurisprudenza alcuni solidi principi in materia, la questione della definizione dei rispettivi confini di competenza è oggetto di diversi contrasti interpretativi, la cui soluzione ha importanti riflessi pratici anche (ma non solo) sulla legittimità del titolo abilitativo delle opere costruite in base al progetto. Il permesso di costruire rilasciato in base a un progetto sottoscritto da un tecnico non abilitato (es. un geometra al posto di un ingegnere) risulta, infatti, illegittimo e potrà essere oggetto di impugnativa e di annullamento in sede giurisdizionale ovvero di annullamento in sede di autotutela ad opera dello stesso Comune che l’ha adottato.

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Al riguardo, fermo restando il principio secondo il quale la progettazione di costruzioni civili, con strutture in cemento armato spetta in via esclusiva agli architetti e agli ingegneri, esulando dalla competenza dei geometri, il problema specifico, emerso nel caso affrontato da TAR, è la legittimità di un progetto di civile abitazione comportante la realizzazione di strutture in cemento armato sottoscritto da un geometra, in relazione al quale però era stata affidata ad un ingegnere la progettazione della parte relativa al calcolo della struttura portante in cemento armato.

ma vediamo il caso. Un soggetto ha impugnato il permesso di costruire rilasciato da un Comune al vicino, lamentando non solo che il progetto dell’intervento risultava sottoscritto da un geometra anziché da un ingegnere o un architetto ma sottolineando che il manufatto (peraltro già interamente realizzato) avesse struttura portante in cemento armato e che le opere insistessero in zona a rischio sismico.

In particolare, le opere prevedevano la ristrutturazione con ampliamento della parte residenziale di un fabbricato, la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica, l’abbassamento del solaio di copertura, la demolizione della copertura esistente, l’innalzamento delle pareti portanti, con utilizzo del cemento armato per tutte le strutture di nuova edificazione.

Il titolare del permesso di costruire, pur ammettendo le circostanze in fatto, si è difeso deducendo che la figura professionale del geometra è abilitata alla progettazione architettonica di modeste abitazioni civili, come quella in questione, e indicando che, sebbene il progetto presentato fosse stato sottoscritto da un geometra, le parti relativa ai calcoli strutturali del cemento armato erano state curate da un ingegnere, come risultante dagli elaborati depositati al genio civile, mentre il geometra si era limitato alla progettazione delle restanti parti architettoniche.

I giudici hanno sottolineato come in base al principio generale della collaborazione tra titolari di diverse competenze professionali nulla impedisce che la progettazione e direzione dei lavori relativi alle opere in cemento armato sia affidata al tecnico in grado di eseguire i calcoli necessari e di valutare i pericoli per la pubblica incolumità, e che l’attività di progettazione e direzione dei lavori, incentrata sugli aspetti architettonici della “modesta” costruzione civile, sia affidata, invece, al geometra.

Hanno però posto, in aderenza a quanto rilevato nel parere richiamato, dei “paletti”, ritenendo come non sia sufficiente, tuttavia, assicurare la mera presenza di un ingegnere progettista delle opere in cemento armato, che controfirmi o si limiti ad eseguire i calcoli.

Il professionista, che svolge la progettazione con l’uso del cemento armato, deve essere competente a progettare e ad assumersi la responsabilità del segmento del progetto complessivo riferito alle opere in cemento armato, nel senso che l’incarico non può essere affidato al geometra, che si avvarrà della collaborazione dell’ingegnere, ma deve essere sin dall’inizio affidato anche a quest’ultimo per la parte di sua competenza e sotto la sua responsabilità.

A questo punto, tuttavia, si pone la questione pratica di verificare in quali casi quest’ultima condizione si realizzi e al riguardo il T.A.R. ha ritenuto che sia circostanza idonea a comprovare tale requisito che l’ingegnere abbia curato l’effettuazione dei calcoli strutturali per le strutture in cemento armato, depositando i relativi elaborati progettuali presso il Genio Civile.

A fronte di tale circostanza si può infatti ritenere che il progettista abilitato abbia redatto il segmento del progetto complessivo riferito alle opere in cemento armato, assumendosene la responsabilità, per cui il geometra può legittimamente assumersi la “paternità” della progettazione delle altre parti architettoniche.

Il rischio sismico

Per quel che riguarda il rischio sismico, il T.A.R. ha anche affrontato la questione, di tragica attualità, se l’eventuale circostanza (presente nel caso sottoposto alla sua attenzione) che l’opera insista in zona a rischio sismico possa mettere in discussione le indicate conclusioni in ordine alla competenza del geometra, in quanto l’opera di costruzione di civile abitazione non potrebbe più considerarsi come “modesta”, ai sensi della richiamata normativa che limita la competenza dei geometri alla progettazione, direzione e vigilanza di “modeste costruzioni civili”.

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Al riguardo la sentenza indica che al ricorrere delle indicate condizioni, la circostanza che le opere insistano in zona sismica non sia sufficiente a escludere, di per sé, che la costruzione civile possa ritenersi “modesta”, ai fini della competenza del geometra alla progettazione, anche per le parti non interessate dalle strutture in cemento armato.

Il TAR ha giudicato questa interpretazione restrittiva ( nel senso di escludere la modestia della costruzione) troppo formalistica e non suffragata da specifici elementi normativi, pertanto ha preferito ritenere che, in caso di zona interessata da rischio sismico, il requisito della “modestia” della costruzione civile debba essere valutato con maggiore rigore ma non escluso automaticamente.

La sentenza conclude quindi sul punto ritenendo che per gli interventi comportanti l’uso del cemento armato, il grado di pericolo sismico della zona su cui insiste la costruzione deve portare a una valutazione di maggior rigore anche per quanto riguarda la competenza del progettista dell’intervento relativo a “modeste” costruzioni civili, nel senso appunto che la progettazione, esecuzione e direzione dei lavori delle opere statiche dovrà essere demandata alla responsabilità di un professionista titolare di specifiche competenze tecniche per effettuare i calcoli necessari e per la valutazione delle spinte, controspinte e sollecitazioni, cui può essere sottoposta la costruzione.

Ciò non esclude che, nel caso di specie, considerata la tipologia e l’entità dell’intervento, quest’ultimo possa considerarsi relativo a una modesta costruzione civile, ai fini delle competenze nella progettazione, e che il progetto redatto sia conforme alla normativa vigente, essendo stata demandata a un ingegnere la parte relativa alle strutture in cemento armato.

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