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Crisi edilizia: previsioni ancora negative

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Ancora lontani i segnali di effettiva ripresa nell’edilizia, mentre cresce il fabbisogno di case soprattutto per le fasce deboli. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale 2009 che è stato presentato oggi, all’Ance. Si stima un calo degli investimenti del 9,4% e una riduzione tra il 7,1% e il 3,9% (tenendo conto degli effetti del Piano Casa 2 del Governo) per il 2010.

In particolare, per le abitazioni, si stima un calo degli investimenti del 9,5% per il 2009 e del 4,7% per il 2010 (-1,2% tenendo conto degli effetti del Piano Casa 2), mentre per le costruzioni non residenziali il calo stimato è del 9,2% nel 2009 e del 10% nel 2010 (-7,1% tenendo conto degli effetti del Piano Casa 2).

Nonostante le statistiche dimostrino che a differenza di altri Paesi (come gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Spagna) in Italia non ci sia stata alcuna bolla immobiliare e che anzi il fabbisogno di nuove case sia di circa 350 mila unità abitative, il settore ha risentito in modo pesante degli effetti della crisi internazionale.

Molte le cause, tra le quali certamente il credit crunch, la lentezza della macchina amministrativa e le inefficienze del sistema che hanno contribuito a determinare una brusca frenata dell’attività produttiva, impedendo all’edilizia di poter svolgere il suo ruolo di traino all’economia e di risposta alle principali esigenze dei cittadini.

”Nonostante i provvedimenti del Cipe e il Piano Casa – ha aggiunto Buzzetti – la verità è che nel 2010 le imprese avranno esaurito il portafoglio ordini. Per tale motivo chiediamo almeno che il Governo emani il decreto legge sugli snellimenti procedurali”.

Stesso discorso per i lavori pubblici: le gare sono in costante e netta diminuzione dal 2003, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni con una conseguente grande sofferenza delle pmi che operano in questo settore.

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