Detrazione Iva, prevale la destinazione dell'immobile rispetto al suo accatastamento | Geometra.info

Detrazione Iva, prevale la destinazione dell’immobile rispetto al suo accatastamento

Una sentenza della Cassazione chiarisce che per usufruire delle detrazioni Iva per la ristrutturazione di un immobile occorre riferirsi alla destinazione dell'esercizio invece che alla classe catastale

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La Corte di Cassazione con la propria Sentenza n. 8628 del 29 aprile 2015 ha stabilito che al fine del diritto alla detrazione dell’IVA per spese di manutenzione/ristrutturazione di un immobile si deve prendere a riferimento la prevalenza della sua pacifica destinazione all’esercizio dell’attività indipendentemente dalla classificazione catastale dell’immobile stesso (ancorché a destinazione abitativa, nel caso affrontato dalla Sentenza in esame accatastato come A2).
Il contenzioso oggetto di sentenza muove da una contestazione effettuata dall’Amministrazione finanziaria con la quale veniva recuperata la detrazione dell’IVA assolta sulla manutenzione di un fabbricato abitativo (accatastato in categoria A2) da parte di un soggetto passivo IVA (imprenditore), esercente l’attività di affittacamere e di case per vacanze.
Più nel dettaglio l’Amministrazione sosteneva che l’IVA afferente agli immobili con destinazione abitativa, ancorché utilizzati per l’attività imprenditoriale, era indetraibile stante il contenuto dell’art. 19-bis, comma 1, lettera i) del DPR n. 633/1972 il quale statuisce che l’IVA è indetraibile se “relativa alla locazione o alla manutenzione, recupero o gestione” di fabbricati a destinazione abitativa.
Il giudice sul punto chiarisce, contrariamente alle pretese dell’Amministrazione finanziaria, che il diritto alla detrazione dell’IVA non può essere negato in forza della astratta classificazione catastale dell’immobile, propria degli immobili ad uso abitativo. Infatti, si deve dare prevalenza alla pacifica destinazione dell’immobile all’esercizio dell’attività imprenditoriale.
Così facendo, il giudice ha dato dell’art. 19-bis 1 del DPR n. 633/1972 un’interpretazione non meramente letterale, per cui la valutazione della strumentalità di un acquisto rispetto all’attività imprenditoriale va effettuata in concreto, tenendo conto dell’effettiva natura del bene in correlazione agli scopi dell’impresa, non già in termini puramente astratti.
Sul punto si segnala che la stessa Amministrazione finanziaria con propri documenti di prassi (successivi all’anno di contestazione oggetto della sentenza in esame – Risoluzione Ag. Entrate n. 12 del 22.2.2012; Risoluzione n. 196/E del 31 luglio 2007), ha riconosciuto, che “gli immobili abitativi, utilizzati dal soggetto passivo nell’ambito di un’attività di tipo ricettivo (gestione di case vacanze, affitto camere, etc.) che comporti l’effettuazione di prestazioni di servizi imponibili ad IVA, debbano essere trattati, a prescindere dalla classificazione catastale, alla stregua dei fabbricati strumentali per natura”.

 

 

 

 

 

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