Diniego del permesso di costruire per questioni di salvaguardia | Geometra.info

Diniego del permesso di costruire per questioni di salvaguardia

Si può negare il permesso di costruire se la realizzazione dell’intervento richiesto contrasta con le previsioni del PRG o con la clausola di salvaguardia prevista dal Dpr 380/2001

clausola di salvaguardia e permesso di costruire
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L’articolo 12 comma 3 del Dpr 380/2001 (Testo Unico Edilizia), prevede delle misure di salvaguardia nei confronti dell’attività edilizia richiesta dal privato, come ad esempio il permesso di costruire.

Questa norma, ha duplice valenza: una edilizia, perché incide sui tempi dell’attività edificatoria, secondo cui viene sospesa ogni determinazione in merito alla domanda di costruire; l’altra urbanistica, poiché è finalizzata alla salvaguardia degli assetti urbanistici oggetto di trasformazione e di un ordinato e sollecito assetto del territorio.

L’applicazione della misura di salvaguardia in termini di sospensione della determinazione, si giustifica con il fatto che, pur non essendoci contrasto con una disposizione vigente ed efficace, un eventuale accoglimento potrebbe pregiudicare la concreta operatività del piano urbanistico.

Con la sentenza del 21 febbraio 2017, n. 797 (scarica gratis il testo), la sesta sezione del Consiglio di Stato, si è occupata di dirimere una questione relativa al diniego opposto da un ente comunale alla domanda di permesso di costruire depositata dal privato.

Le questioni portate all’attenzione dei giudici, dopo che anche il Tar Abruzzo, in primo grado, aveva respinto le richieste del privato, riguardano:

  1. l’applicazione del silenzio rifiuto in caso di permesso di costruire;
  2. l’applicazione della clausola di salvaguardia;
  3. l’affidamento ingenerato sul privato a seguito di un parere favorevole rilasciato dall’ente regionale competente e per l’inerzia del Comune.

Sul primo aspetto, rileva considerare che all’epoca dei fatti (2007) il Dpr 380/2001, prevedeva l’ipotesi del silenzio rifiuto in caso di inerzia del Comune e decorso del tempo previsto per il rilascio del provvedimento comunale. Oggi, questa norma è stata abrogata e l’articolo 21 comma del Testo Unico Edilizia prevede un’ipotesi di silenzio assenso.

Nel caso in esame, erano decorsi i termini previsti per il rilascio del provvedimento comunale, da cui si doveva inevitabilmente desumere il formarsi del silenzio-rifiuto.

Per quanto riguarda il contenuto della clausola di salvaguardia si è già detto. E’ comunque necessario specificare che nella fattispecie in considerazione, a seguito del decorso del termine previsto per il rilascio del permesso di costruire, l’ente comunale aveva opposto, per il tramite del provvedimento di un proprio dirigente, un diniego alla realizzazione delle opere richieste, atteso che nella zona interessata erano possibili soltanto interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria e i restauri o risanamenti conservativi. Le attività richieste dal privato, comprendevano invece la realizzazione di un’opera del tutto nuova.

Nessuna rilevanza, infine, viene attribuita dalla sentenza in commento all’affidamento formatosi in capo al privato, che in seguito all’inerzia del Comune, aveva ricevuto un parere favorevole da parte un ente incompetente (quello regionale) che, comunque, non avrebbe potuto sostituirsi all’ente comunale.

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