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Efficienza energetica: Ue “boccia” Italia, Repubblica Ceca e Lituania

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Con una relazione speciale (Rs 21/2012), dal titolo “Efficacia in termini di costi/benefici degli investimenti della politica di coesione nel campo dell’efficienza energetica”, la Corte dei conti europea ha valutato se gli investimenti della politica di coesione nell’efficienza energetica siano stati efficaci sotto il profilo dei costi/benefici.

I risultati sono abbastanza sconfortanti, e riguardano da vicino il nostro Paese. L’audit è stato infatti svolto in Repubblica Ceca, Italia e Lituania, i paesi che avevano ricevuto i contributi più consistenti dal Fondo di coesione e dal Fondo europeo di sviluppo regionale per le misure di efficienza energetica nel periodo di programmazione 2007-2013 e che avevano anche stanziato gli importi più elevati per i progetti entro il 2009. L’audit ha incluso un esame di quattro programmi operativi e un campione di 24 progetti di investimento per l’efficienza energetica nell’edilizia pubblica.

La Corte ha rilevato che i progetti selezionati per il finanziamento dalle autorità degli Stati membri non avevano obiettivi ragionevoli in termini di costi/efficacia, come ad esempio il costo per unità di energia risparmiata.

Pur perseguendo obiettivi di risparmio energetico e di miglioramento del confort, essi non erano selezionati ai fini del finanziamento in base alla potenziale capacità di produrre benefici finanziari attraverso il risparmio energetico, bensì in base al fatto che gli edifici erano considerati “pronti” a ricevere i finanziamenti se necessitavano di una ristrutturazione e se la relativa documentazione era conforme ai requisiti.

“Nessuno dei progetti da noi controllati è stato oggetto di una valutazione del fabbisogno e neppure di una analisi delle potenzialità di risparmio energetico in relazione agli investimenti – ha dichiarato Harald Wögerbauer, il membro della Corte responsabile della relazione -. Gli Stati membri hanno fondamentalmente utilizzato questi fondi per rinnovare edifici pubblici, mentre il risparmio energetico era, nel migliore dei casi, una finalità secondaria”.

Il periodo di rimborso previsto per gli investimenti era, in media, di 50 anni, e in alcuni casi arrivava fino a 150 anni. Ciò significa che questi fondi non sono stati spesi in modo razionale, dal momento che la vita delle componenti o degli edifici rinnovati è più breve, e possono essere per lo più considerati come una perdita dal punto di vista del risparmio energetico.

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