Fine di un sogno: Milano perde la sua Torre delle Arti | Geometra.info

Fine di un sogno: Milano perde la sua Torre delle Arti

wpid-3418_torre.jpg
image_pdf

La Torre delle Arti in Principe Eugenio non si farà più. Troppo costosa, un progetto “finanziariamente insostenibile”, ha spiegato un portavoce della Babcock & Brown, il fondo australiano proprietario dell’area. E adesso? Resta la voragine delle fondamenta.

Il grattacielo australiano, l’avveniristica torre di 24 piani, accostata a due edifici più bassi, che avrebbe dovuto sorgere entro la fine dell’anno prossimo in via Principe Eugenio subisce i colpi della crisi,  Addio al «sogno nel cielo di Milano», come annunciava il battage pubblicitario. Con il mercato immobiliare congelato settanta milioni d’investimenti sono troppi.

Secondo il progetto, su Milano avrebbe torreggiato un edificio di 94 metri, «l’immagine della nuova Milano» una torre che si avvolge su se stessa, offrendo su ogni lato una vista prospettica diversa, come fossero quattro torri che si articolano attorno a un corpo centrale. Gli arredi interni degli spazi comuni, dell’atrio, del ristorante sull’attico e dello spazio benessere, erano stati affidati a designer e artisti internazionali.

Del tramonto del progetto, quasi 20mila metri quadri per 140 appartamenti di lusso (si parlava di circa 10mila euro al metro quadro), uffici e spazi culturali disegnati anche da artisti famosi tra cui Arnaldo Pomodoro, c’era già in realtà più di un indizio. A partire dallo stato del cantiere, abbandonato dal dicembre scorso dopo una breve fase di scavi.

Preoccupati i residenti: da mesi non si vedono più al lavoro operai, ingegneri e macchinari su quella voragine coperta da teloni blu, chiusa con lucchetti. «Ci interroghiamo su che fine farà, sperando che presto qualcosa si muova» commenta Lorella Ventura, membro di quello che era il comitato di quartiere “No al grattacielo di via Principe Eugenio”, nato per denunciare l’impatto della torre sul quartiere e che oggi riunisce i residenti in ansia per il degrado di un cantiere in stallo.

Un altro segnale poco incoraggiante deriva dalla rescissione, prima dell’estate, del contratto con la Pessina costruzioni che non ha mai preso in consegna l’area. Si aggiunge una vertenza legale: i condomini del 9 di via Eugenio hanno chiesto i danni al fondo per le crepe e le infiltrazioni d’acqua che si sono ritrovati in casa all’indomani dell’avvio degli scavi. «C’è già stata una prima udienza e presto nomineremo un perito per quantificare i danni» fa il punto l’avvocato Veronica Dini che cura la questione a nome del condominio.

Comunque, non significa però che non si pensi di costruire comunque su quei 20mila metri quadri vicini alla vecchia Fiera e a Citylife: il fondo titolare sta lavorando a un nuovo business plan, un progetto ridimensionato che, in tempi di crisi, costerà meno. E che dovrà ottenere anche l’approvazione del Comune: «Se c’è un nuovo piano, lo valuteremo e se porterà modifiche sostanziali si dovrà rifare l’intero iter amministrativo – chiarisce l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli – per ora non ho comunque ricevuto alcuna comunicazione».

Il più dispiaciuto è il padre della torre, l’architetto Marco Casamonti: «È un progetto di qualità – dice – e concertato con città e istituzioni: la mia speranza è che si trovi il modo di farlo comunque, o per lo meno che non venga stravolto troppo».

Copyright © - Riproduzione riservata
Fine di un sogno: Milano perde la sua Torre delle Arti Geometra.info