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Installazione di un nuovo ascensore in condominio: la Cassazione interviene

Un'ordinanza della Corte di Cassazione su comproprietà, spese di installazione e subentro successivo

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La seconda sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza n. 20713 del 4 settembre 2017, chiarisce le tipologie di proprietà dell’ascensore in condominio e le condizioni che rendono possibile subentrarvi successivamente.
Secondo l’ordinanza, l’installazione di un nuovo ascensore costituisce un’innovazione “che può essere deliberata dall’assemblea condominiale con le maggioranze prescritte dall’art. 1136 c.c., oppure direttamente realizzata con il consenso di tutti i condomini”, così divenendo l’impianto di proprietà comune.

Le spese di installazione di un nuovo ascensore in condominio, a differenza di quelle relative alla manutenzione o ricostruzione di un ascensore già esistente, vanno ripartite proporzionalmente al valore della proprietà di ciascun condomino, ai sensi dell’art. 1123 del Codice Civile (“Ripartizione delle spese”, e non dell’art. 1124 c.c. “Manutenzione e sostituzione delle scale e degli ascensori”).

Trattandosi, tuttavia, di impianto suscettibile di utilizzazione separata, anche se non viene approvato in assemblea, l’intervento può essere comunque eseguito, ma a cura e spese dei soli condomini favorevoli (con i limiti di cui all’art. 1102 c.c., “Uso della cosa comune”). L’ascensore, installato nell’edificio per iniziativa di parte dei condomini, non rientra nella proprietà comune di tutti i condomini, ma appartiene in proprietà a quelli di loro che l’abbiano impiantato a loro spese.

Ciò dà luogo, nel condominio, a una situazione di comunione parziale dei proprietari dell’ascensore, “comunione che è distinta dal condominio stesso, fino a quando tutti i condomini non abbiano deciso di parteciparvi”. L’art. 1121, comma 3, c.c. fa, infatti, salva agli altri condomini la facoltà di partecipare successivamente all’innovazione

La possibilità di subentro, e quindi di “partecipare successivamente all’innovazione divenendo partecipi della comproprietà dell’opera”, si può realizzare esclusivamente pagando pro quota le spese relative all’esecuzione, aggiornate al valore attuale, e quelle di manutenzione e cura dell’opera (Cass. Sez. 2, 18/08/1993, n. 8746; Cass. Sez. 2, 18/11/1971, n. 3314; Cass. Sez. 2, 13/03/1963, n. 614).

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