La citta' di Messina verso gli edifici a energia quasi zero | Geometra.info

La citta’ di Messina verso gli edifici a energia quasi zero

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È Messina il comune–pilota selezionato per l’Italia, insieme a Alimos (Grecia), Coimbra (Portogallo) ed Errenteria (Spagna), per Certus, la sigla con cui si indica il progetto “Cost efficient options and financing mechanisms for nearly zero energy renovation of existing buildings stock“. Promosso e coordinato dall’Enea, in partenariato con i quattro comuni scelti, il progetto coinvolge università e enti di ricerca, portoghesi, spagnoli, greci, e pure danesi (Aalborg University), associazioni di categoria italiane e il network Innovabic. 
Inteso anche come aggettivo, “Certus” evoca subito solidità e fattibilità per un progetto che, approvato dall’Eaci (Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione) della Commissione europea, nell’ambito del programma Iee 2013 “Intelligent Energy Europe 2013”, è stato lanciato nel corso di un meeting internazionale organizzato presso l’Enea a Roma, il 24 e il 25 marzo scorso, con la partecipazione di istituti bancari ed Esco (Energy service company). 

Obiettivo è quello di mettere a punto, nei trenta mesi di durata del progetto, metodi innovativi di finanziamento per migliorare il parco di edifici pubblici comunali (compresa l’edilizia storica e vincolata) dei quattro paesi Ue, riducendone, una volta  riqualificati, il fabbisogno energetico a livelli “quasi zero” (Nzeb, nearly zero energy building), in linea con le finalità fissate dal “Pacchetto clima-energia 20-20-20” varato dall’Ue (Direttiva 2010/31/Ue, che l’Italia ha recepito il 4 giugno scorso con il Dl 63/2013). Com’è noto il pacchetto prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 20%, alzare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20% il risparmio energetico, il tutto entro il 2020. 
Sono, dunque, due le azioni da sviluppare di supporto alle amministrazioni: di natura tecnica, per il recupero del patrimonio edilizio e architettonico, e di natura finanziaria, per alleggerire il peso del contributo pubblico e massimizzare l’afflusso dei fondi privati. Gli interventi nel settore pubblico, dov’è particolarmente urgente l’azione, dovranno rappresentarne un esempio trainante. 
Altra specificità del progetto è, poi, l’individuazione dei quattro Paesi su cui si è deciso d’incentrare l’analisi, tutti nell’Europa meridionale, dove, a causa della crisi finanziaria in corso, sono maggiori le difficoltà di investire in operazioni di risparmio energetico su larga scala, che richiedono elevati capitali. 
Gli istituti di credito limitano le risorse” – spiega l’architetto Stella Styliani Fanou, ideatrice e coordinatrice di Certus – “e le terze parti difficilmente si fanno coinvolgere in iniziative a partecipazione pubblico–privato, a causa di una mancata incentivazione e delle attuali complesse procedure amministrativo–gestionali che interessano gli edifici pubblici”. D’altra parte “per raggiungere i livelli di Nzeb”– prosegue – “risultano necessarie profonde e costose ristrutturazioni, recuperi o restauri dei fabbricati”. 
Nell’Europa meridionale, inoltre, gli edifici pubblici che hanno un valore storico, anche se non sempre monumentale, costituiscono una tipologia molto diffusa, estremamente energivora, sebbene ancora sottovalutata dalla legislazione europea, che si occupa soprattutto delle nuove costruzioni, settore non sufficiente per raggiungere gli obiettivi 20-20-20. 
“l successo dell’attuazione della direttiva 2010/31/Ue sulla conversione degli edifici pubblici in edifici nearly zero dipende anche”, osserva l’architetto Enea, “dalla possibilità che gli Stati membri mediterranei prendano o meno in considerazione il recupero/restauro degli edifici storici. Considerando che questi Stati hanno uno stock edilizio pari al 70% del totale costruito prima delle leggi in materia di efficienza energetica, che è spesso obsoleto, e che, gran parte di questo parco edilizio è storico, con le note limitazioni di legge in materia di tutela, è evidente che se si esclude questo patrimonio edilizio, la direttiva non potrà raggiungere i risultati attesi”.  
Quanto ai meccanismi di finanziamento, fino ad ora si è attinto a fondi pubblici, prestiti bancari o attraverso le Esco.  Ma per riconvertire edifici obsoleti, come i casi-pilota individuati, “sarà necessario”, aggiunge Fanou, “attingere a grandi capitali iniziali, visto che operazioni come il miglioramento dell’involucro edilizio comportano tempi di ammortamento lunghi, solitamente non graditi dalle Esco, dagli istituti di credito e dal mercato di riferimento”.  Ecco, quindi, che il progetto “investigherà sulle opportunità e strumenti per alleggerire il peso del contributo pubblico, mentre viene garantita la partecipazione di quello privato, riducendone però i rischi ed i tempi di recupero dello stesso, rendendo, nello stesso tempo, l’investimento complessivo più attraente”.
C’è, poi, la questione del mercato dei servizi energetici, che negli Stati membri dell’Europa meridionale non è così sviluppato come in altre parti della Ue, specialmente per quel che riguarda le Esco, che, come altri fornitori operano su contratti ben collaudati, come l’Epc (Energy performance contracting) o il Tee (Energy efficiency obligation), finora mai utilizzati per interventi nzeb.
In definitiva, i modelli proposti da Certus, dotati di replicabilità, dovranno garantire il superamento degli ostacoli amministrativi e fiscali a livello locale, contribuendo: allo sviluppo di una strategia a lungo termine per veicolare gli investimenti nella ristrutturazione di edifici pubblici (art. 4, della direttiva sull’efficienza energetica 2012/27/Eu); a sostenere gli Stati membri nell’elaborazione di piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici ad energia quasi zero (articolo 9, Epbd 2010/31/Ue); all’aumento delle opportunità di inserimento delle rinnovabili nelle ristrutturazioni edilizie; e, infine, a sostenere l’entrata delle Esco nell’area della deep renovation attraverso i validi esempi elaborati congiuntamente con i comuni e gli istituti finanziari.
Per ognuno dei quattro comuni–pilota coinvolti, rappresentativi per dimensione, popolazione e patrimonio edilizio dell’area mediterranea, sono stati selezionati tre edifici pubblici, in possesso delle caratteristiche richieste e con diverse destinazioni d’uso, per cui figurano biblioteche comunali, scuole, municipi, ecc. Per Messina ci sono Palazzo Zanca, sede del Municipio (12.000 m²), il Palacultura (o PalAntonello, 4.500 m²) e Palazzo Satellite (1.340 m²), sede della Polizia Municipale e di diversi uffici comunali. Tutti classificati in categorie di bassa efficienza energetica

Fig.: Palazzo Zanca, uno dei tre edifici selezionati per Certus.

I primi due sono in possesso anche dei requisiti di monumentalità: il Municipio, in stile neoclassico con bassorilievi in facciata, è stato edificato tra il 1914 e il 1924, su progetto dell’architetto palermitano Antonio Zanca; il Palazzo della Cultura, con auditorium, tre piani di uffici, due sale conferenze, una biblioteca, un archivio storico e un anfiteatro sulla terrazza; per decenni storica incompiuta in riva allo Stretto, costruito, infatti, a più riprese negli anni ’80, su progetto del 1975 dell’ingegnere Aldo D’Amore e degli architetti Fabio Basile e Gaspare De Fiore, con i lavori ripresi poi dal 2004, per essere ultimato nel 2009, e inaugurato solo nel febbraio 2010. 
La scelta della città in riva allo Stretto, indipendente, naturalmente, dal colore politico della sua amministrazione (avvenuta, infatti, in tempi antecedenti l’insediamento dell’attuale Giunta), in realtà viene a cadere in un momento storico di cambiamento di indirizzo volto a ridisegnare una città sostenibile, in continuità con quelli che sono gli scopi di Certus. E l’architetto Fanou tiene a sottolineare la pronta e convinta adesione di Renato Accoriniti,  il “sindaco movimentista” eletto nel giugno del 2013, per “cambiare Messina dal basso”, con alle spalle lunghi anni di attivismo nella lotta alla mafia, nell’opposizione alla costruzione del ponte sullo Stretto e nell’estensione dei diritti civili. 
Da tempo Accorinti sta dando concretezza alla speranza di far rinascere, con la creazione di un lungomare pubblico, la zona centrale di Messina (Maregrosso), imbruttita da aree de-industrializzate in abbandono, e che per il nuovo Prg, in grado di far dimenticare gli scempi anche del recente passato, ha lanciato un avviso per la scelta di un super–consulente, a cui hanno risposto importanti urbanisti italiani, come Bruno Gabrielli, Franco Karre, Stefano Stanghellini, Federico Oliva, e molti altri. 

L’autore


Silvia Mazza

Storica dell’arte e giornalista, è corrispondente per le regioni Sicilia e Calabria di “Il giornale dell’arte” (dal 2008), “Il giornale dell’architettura” (dal 2010) e “The Art Newspaper” (dal 2012), per i quali si occupa di musei, mostre, eventi, restauri, archeologia. Dal 2006 al 2012 è stata corrispondente per il quotidiano “America Oggi” (New Jersey), titolare della rubrica di arte/cultura del magazine domenicale “Oggi 7”. Ha collaborato (2006/2007) con il Crpr (Centro regionale per la progettazione e il restauro) di Palermo al progetto europeo “Noè” (Carta tematica di rischio vulcanico della Regione Sicilia) e alla “Carta del rischio del patrimonio culturale” (2003/2004).

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