La sopraelevazione modifica l’aspetto architettonico? Il no della Cassazione | Geometra.info

La sopraelevazione modifica l’aspetto architettonico? Il no della Cassazione

Recentemente la Cassazione ha stabilito che l'intervento edificatorio in sopraelevazione non deve le linee impresse dal progettista

sopraelevazione attico
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Con l’Ordinanza n. 16258 (disponibile gratis alla fine dell’articolo), la Cassazione civile ha stabilito che la sopraelevazione edilizia deve comunque rispettare lo stile del fabbricato e non deve rappresentare una rilevante disarmonia rispetto al preesistente complesso, tale da pregiudicarne l’originaria fisionomia ed alterare l’idea del progettista.

Nella sentenza impugnata, accogliendo in parte l’appello, si riporta la condanna alla demolizione del manufatto coperto (tettoia con angolo cottura) realizzato in sopraelevazione su porzione di un terrazzo, sito al piano attico dell’edificio condominiale, in quanto lesivo del decoro architettonico, dovendosi questo riguardare non soltanto con riferimento alla facciata principale del palazzo.

L’art. 1127 c. c. sottopone il diritto di sopraelevazione del proprietario dell’ultimo piano dell’edificio ai limiti dettati dalle condizioni statiche dell’edificio che non la consentono, ovvero dall’aspetto architettonico dell’edificio stesso, oppure dalla conseguente notevole diminuzione di aria e luce per i piani sottostanti.

L’aspetto architettonico, cui si riferisce l’art. 1127, comma 3, c.c., quale limite alle sopraelevazioni, sottende, peraltro, una nozione diversa da quella di decoro architettonico, contemplata dagli artt. 1120, comma 4, 1122, comma 1, e 1122-bis c.c., dovendo l’intervento edificatorio in sopraelevazione comunque rispettare lo stile del fabbricato e non rappresentare una rilevante disarmonia in rapporto al preesistente complesso, tale da pregiudicarne l’originaria fisionomia ed alterare le linee impresse dal progettista, in modo percepibile da qualunque osservatore.

Il giudizio relativo all’impatto della sopraelevazione sull’aspetto architettonico dell’edificio va condotto, in ogni modo, esclusivamente in base alle caratteristiche stilistiche visivamente percepibili dell’immobile condominiale, e verificando l’esistenza di un danno economico valutabile, mediante indagine di fatto demandata al giudice del merito.

Non rileva decisivamente il distinguo che pone la ricorrente fra facciata principale, o meno, dell’edificio, in quanto, nell’ambito del condominio edilizio, le facciate stanno ad indicare l’insieme delle linee e delle strutture ornamentali che connotano il fabbricato, imprimendogli una fisionomia autonoma e un particolare pregio estetico.

La facciata rappresenta, quindi, l’immagine stessa dell’edificio, la sua sagoma esterna e visibile, nella quale rientrano, senza differenza, sia la parte anteriore, frontale e principale, che gli altri lati dello stabile.

Una volta riscontrato, poi, il pregiudizio all’aspetto architettonico, esso si traduce in una diminuzione del pregio estetico e quindi pure economico del fabbricato.

Deve ancora una volta ribadirsi che l’indagine rivolta a stabilire se in concreto ricorra il denunciato danno all’aspetto della facciata rientra nei poteri del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.

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