Moduli abitativi prefabbricati: serve il permesso di costruire? | Geometra.info

Moduli abitativi prefabbricati: serve il permesso di costruire?

La Cassazione risponde che anche per il modulo prefabbricato occorre il permesso di costruire. Non si deve valutare la tipologia del materiale impiegato ma l'esigenza a cui è destinato il manufatto

Moduli abitativi
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Recentemente, la Cassazione si è pronunciata su un tema sempre molto attuale in ambito giudiziario: quello del reato edilizio (scarica gratis la sentenza di Cassazione penale del 14 febbraio 2017, n. 6872).
Nel caso in esame, la questione verteva sulla mancanza del permesso di costruire a seguito di interventi edilizi all’interno di moduli abitativi prefabbricati.

Il modulo in questione non solo era posto in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza di permesso di costruire e senza l’autorizzazione dell’autorità preposta al vincolo, ma all’interno erano state eseguite le seguenti opere edilizie:
a) un modulo abitativo prefabbricato composto da cinque ambienti con sviluppo di superficie pari a circa novanta metri quadrati, dell’altezza di tre metri, con predisposizione della tubazione di collegamento ad impianto fognario;
b) un manufatto di dodici metri quadrati, dell’altezza di due metri e cinquanta centimetri;
c) una muratura rivestita in pietra dell’altezza di due metri, posta su un massetto cementizio di quattro metri.

L’attuale Testo Unico dell’edilizia, nel definire gli interventi di “nuova costruzione”, per i quali è necessario il permesso di costruire o altro titolo equipollente, individua – tra gli altri – i manufatti leggeri e le strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come depositi, magazzini e simili e “che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee“.

La natura oggettivamente temporanea e contingente delle esigenze da soddisfare è richiamata anche dall’art. 6, comma 2, lett. b, D.P.R. n. 380/2001 per individuare le opere che, previa mera comunicazione dell’inizio lavori, possono essere liberamente eseguite.
La oggettiva destinazione dell’opera che nasce per soddisfare bisogni non provvisori e la sua conseguente attitudine ad un uso non temporaneo, né contingente, è il criterio che la giurisprudenza di legittimità utilizza per distinguere l’opera assoggettabile a permesso di costruire da quella realizzabile liberamente, a prescindere dall’incorporamento al suolo o dai materiali utilizzati.
A fronte di tutto ciò, in assoluto accordo con i giudici dei gradi precedenti, rigetta il ricorso e stabilisce, in casi analoghi e ricorrendo le condizioni descritte, la necessità del permesso di costruire.

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