Opera abusiva, quali sono i presupposti per l’applicazione della sanzione pecuniaria alternativa? | Geometra.info

Opera abusiva, quali sono i presupposti per l’applicazione della sanzione pecuniaria alternativa?

Ai fini della decisione in ordine alla demolizione dei singoli interventi edilizi abusivi il Comune deve tener conto del complesso edilizio, come risultante dalle opere via via realizzate

opera abusiva e sanzione pecuniaria alternativa
image_pdf

Va applicata la sanzione pecuniaria alternativa al provvedimento demolitorio ogni volta in cui l’opera abusiva sia strutturalmente compenetrata ad altra legittima. Lo stabilisce la Sezione del Tribunale amministrativo per la regione Molise con la sentenza del 24 maggio 2017, n. 192 (Scarica gratis la Sentenza).

La vicenda controversa trae origine da una intricata lite tra comproprietari di fondi confinanti. Tutto ha avuto inizio dall’istanza per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria, presentata con riferimento ad opere eseguite su terreni, poi donati.
Di lì a poco il Comune si è espresso negativamente sull’istanza, adducendo il mancato rispetto della distanza minima di 6 metri dal confine prevista per la zona C3 dalle vigenti NTA e di quella minima di 20 metri dalla strada provinciale.
In più, l’Amministrazione ha successivamente adottato l’ordine di demolizione delle opere costruite abusivamente.
Dalla vicenda ne è nato un intricatissimo iter processuale che ha visto coinvolti i donatari, i proprietari confinanti e, ovviamente, il Comune.
I provvedimenti di diniego e l’ordine di demolizione sono stati oggetto di impugnativa. In esito al giudizio di primo grado, il Tribunale amministrativo regionale ha, da un lato, confermato la genuinità del diniego del permesso in sanatoria; dall’altro, ha annullato l’ordine di demolizione per carenze procedimentali, ordinando al Comune di ripetere la valutazione istruttoria.
La ripetizione dell’indagine tecnica, tuttavia, ha confermato il primo accertamento: l’opera sorgeva in spazio non rispettoso delle distanze legali, dunque andava demolita.

Ordine di demolizione e sanzione pecuniaria alternativa
L’attenzione della pronuncia in rassegna si concentra sui presupposti sottesi alla comminatoria della sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione delle opere abusive.
In merito, occorre ricordare che, secondo quanto previsto dall’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001, gli interventi e le opere realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire sono rimossi o demoliti a cura e spese dei responsabili dell’abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio. Decorso tale termine sono rimossi o demoliti a cura del Comune e a spese dei medesimi responsabili dell’abuso.
Il comma 2 della norma sopra citata, precisa che quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pecuniaria pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge 27 luglio 1978, n. 392, della parte dell’opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale.

Al comma 2-bis della norma citata, vi è poi la precisazione che la disciplina in esame trova applicazione anche agli interventi edilizi di cui all’articolo 23, comma 1, eseguiti in parziale difformità dalla segnalazione di inizio attività.
In ultimo, e siamo all’art. 2-ter della norma citata, – invocato dai ricorrenti – il legislatore dispone che «ai fini dell’applicazione del presente articolo, non si ha parziale difformità del titolo abilitativo in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure progettuali».
In buona sostanza, ai fini dell’applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione occorre che le opere oggetto di contestazione siano solo parzialmente difformi dal titolo abilitativo.

Opere illegittime “strutturalmente compenetrate” ad altre legittime
Rintracciato il perimetro normativo, il Tar prende atto che le opere oggetto di considerazione erano del tutto prive di abilitazione urbanistica, con conseguente giudizio di “totale difformità”.
Nondimeno – si legge in sentenza – «[…] esse sono compenetrate rispetto ad altri manufatti preesistenti i quali, invece, sono stati realizzati in base a regolare titolo abilitativo».
Ebbene, nell’opinione dei giudici molisani, ai fini della decisione in ordine alla demolizione deve necessariamente tenersi conto del complesso edilizio risultante dalle opere via via realizzate.
Il fondamento giuridico dell’art. 34, D.P.R. 380/2001, infatti, consiste «nell’evitare che la demolizione di alcuni interventi edilizi abusivi possa comportare l’eliminazione anche degli altri regolarmente realizzati rispetto ai quali i primi siano strutturalmente compenetrati e non possano essere demoliti se non con pregiudizio dell’intera struttura».
Sicché ben può essere utilizzata la sanzione pecuniaria alternativa in casi – come quello oggetto di attenzione – in cui a fianco di interventi più risalenti ed assentiti, sono state realizzate successivamente opere prive di titolo urbanistico, ma che, in base all’istruttoria condotta dall’Amministrazione, a causa della rilevata compenetrazione con quelle preesistenti, non possono essere demolite senza pregiudicare la stabilità dell’intera struttura con la quale esse formano corpo unico.

La parziale difformità
Infine il Tar si sofferma sul concetto di “parziale difformità” preso in considerazione dal succitato comma 2-ter, cit., confutando la prospettazione giuridica dei ricorrenti.
La previsione in questione – si osserva – esclude che le opere che eccedano per una misura inferiore al 2% la volumetria assentita dal titolo edilizio possano essere considerate come realizzate in parziale difformità, con ciò volendo dire che si tratta di «abusi rientranti nei limiti di tolleranza e quindi irrilevanti ai fini sanzionatori» nell’economia dell’impianto regolatorio scandito dall’art. 34, cit.
In altri termini, il comma 2-ter, non va interpretato nel senso che tutte le opere di entità superiore al 2% rispetto a quelle assentite andrebbero demolite in quanto ad esse non sarebbe applicabile la sanzione pecuniaria esulando dall’ambito applicativo dell’art. 34, cit.
La norma, infatti, si limita ad introdurre un margine di flessibilità, sottraendo da sanzioni pecuniarie le discrepanze dal titolo abilitativo contenute entro la ridotta misura del 2%.
In definitiva, la soglia del 2% di parziale difformità non rappresenta un limite massimo entro il quale è possibile attivare la sanzione pecuniaria in luogo della demolizione, bensì uno spazio di illegittimità “tollerata” dall’ordinamento che, proprio perché “tollerata”, non porta sanzione.

La decisione del Tar
Il Tribunale amministrativo regionale ha dunque rigettato il ricorso proposto dai proprietari confinanti, per l’effetto confermando la legittimità della scelta operata dal Comune nel tenere ferme le opere eseguite abusivamente, ferma restando la comminatoria della sanzione pecuniaria in sostituzione della demolizione.

Copyright © - Riproduzione riservata
Opera abusiva, quali sono i presupposti per l’applicazione della sanzione pecuniaria alternativa? Geometra.info