Pareti finestrate: ecco il punto sulle distanze legali | Geometra.info

Pareti finestrate: ecco il punto sulle distanze legali

Una recente sentenza del Tar fa il punto sulle distanze legali tra le parti le pareti finestrate

parete finestrata
image_pdf

Una recente sentenza del Tar Firenze (scarica gratis il testo), permette di fare il punto sulla corretta interpretazione della norma di cui all’art. 9 del D.M. 1444 del 1968 la quale prevede che le pareti finestrate debbano godere di una fascia libera di rispetto di almeno dieci metri, senza in alcun modo delimitare la natura dei locali ai quali esse garantiscono luce ed aria.

Nessuna rilevanza possono avere eventuali difformi previsioni dei regolamenti locali, posto che la disciplina dettata dal menzionato articolo è inderogabile ed auto applicativa.

Si è precisato che “la disciplina delle distanze tra edifici è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica (come nel caso di specie), trattandosi di tutelare un interesse pubblico, di natura urbanistica, superiore a quello individuale dei proprietari dei fondi finitimi. La fattispecie è specificamente regolata dal comma 2 del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi addirittura maggiorati in relazione alla larghezza della strada, con la precisazione che l’esclusione della viabilità a fondo cieco prevista nella stessa norma va riferita alle maggiorazioni e non alla distanza minima assoluta di 10 metri, che rimane inderogabile. In conclusione, in presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica, non è mai ammissibile la deroga prevista dall’art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici“.

La giurisprudenza ha costantemente affermato, inoltre, che le distanze stabilite dal D.M. n. 1444 del 1968 costituiscono valori minimi che devono essere rispettati anche dai regolamenti comunali. Il D.M. n. 1444 in esame stabilisce le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee, prevedendo che per i nuovi edifici è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di 10 m tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.

Anche il Consiglio di Stato, in una pronuncia del 2010 ha ribadito la natura di norma primaria imperativa dell’art. 9 cit.

Le distanze legali previste dagli standards urbanistici sono immediatamente applicabili ai rapporti privati: l’art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi.

Le distanze tra le costruzioni sono predeterminate e non ammettono deroghe né in via generale né astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.

Il Giudice toscano, riallacciandosi alla consolidata giurisprudenza, sottolinea come non possano avere alcune rilevanza, in tale specifico settore, eventuali difformi previsioni dei regolamenti locali, poiché la disciplina dettata è inderogabile ed auto applicativa.

D’altronde il D.M. n. 1444/1968, essendo stato emanato su delega della c.d. legge urbanistica, ha efficacia di legge dello Stato, sicché le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica.

Copyright © - Riproduzione riservata
Pareti finestrate: ecco il punto sulle distanze legali Geometra.info