Progettazione rifugi: il Rabothytta al Circolo polare artico | Geometra.info

Progettazione rifugi: il Rabothytta al Circolo polare artico

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Rabothytta, il rifugio Rabot, è l’ultimo rifugio realizzato nella gelida provincia norvegese del Nordland, affacciata sul mare del Nord a una manciata di chilometri dal Circolo polare artico. È intitolato alla memoria del glaciologo e geografo francese Charles Rabot che, nato a Nevers nel 1856, fu il primo a esplorare l’area e a scalare anche la sua cima più alta, i 1.916 m del monte Oksskolten (massiccio dell’Okstindan). E proprio questo è il luogo in cui, quasi un secolo e mezzo più tardi, è stato realizzato, funzionante anche se non ancora totalmente completato, il piccolo intervento progettato dai norvegesi Jarmund/Vigsnæs Arkitekter (in particolare Einar Jarmund, Håkon Vigsnæs, Alessandra Kosberg e Ane Sønderaal Tolfsen) per l’Hemnes Turistforening, il locale Club alpino.

Parte della rete dei rifugi che la Norwegian Trekking Association (Dnt) gestisce su tutto il territorio nazionale, il Rabot nasce come campo base self-service (ossia aperto agli escursionisti e alpinisti ma senza attività di ristorazione) per spedizioni a quote più alte o punto di arrivo per chi preferisce invece fermarsi. Sorge a 1.200 metri sul livello del mare su un’area quasi completamente isolata, raggiungibile solo a piedi o con gli sci, a soli 60 km dal Circolo polare artico.

Il progetto

La proposta elaborata da Jarmund/Vigsnæs, non nuovi al confronto con la progettazione e la costruzione in climi piuttosto rigidi, imposta la realizzazione di due piccoli edifici distinti ed indipendenti: un rifugio principale di 200 mq di superficie, bilivello, inaugurato ad agosto, e uno secondario più piccolo, 70 mq, ancora da realizzarsi (fine lavori prevista nel 2015) a circa 50 m dal principale e da utilizzarsi in caso di emergenza o di inagibilità del più grande.

Nel principale, due ingressi in posizione opposta, a est e a ovest, introducono all’interno di uno spazio che, ai lati di due aree comuni connesse dalla cucina, distribuisce sei camere da letto. Altri posti letto sono ricavati invece al piano superiore, il tutto per ospitare fino a 30 persone.

Sia la planimetria che i volumi esterni del rifugio sono semplici ma estremamente compatti, così da offrire un bilancio energetico meno dispendioso e più stabilità se sottoposti a forti venti e sul piano formale richiamano le forme spigolose e aspre delle rocce.

I rivestimenti esterni, realizzati in tavole del locale abete bianco a finitura naturale di 3,2 cm di spessore, vogliono integrare al meglio il nuovo inserimento nel paesaggio circostante, mentre un tipico skyline montano con le sue cime è fonte di ispirazione per i due camini che si alzano dalle due falde inclinate del tetto. Il legno di abete bianco è il rivestimento principale anche di tutto l’interno, pavimenti e pareti.

I dettagli dell’intervento

Nonostante la non particolare altezza sul livello del mare dell’area su cui è costruito, sono le aspre condizioni climatiche a rendere particolarmente importanti le scelte tecnologiche, energetiche e dei materiali utilizzati. L’area è infatti spesso sferzata da gelidi venti che soffiano a più di 200 km/h ed è sottoposta all’azione di tempeste di neve, ghiaccio e temperature polari.

La struttura portante del rifugio, impostata su fondazioni in calcestruzzo armato, è costituita da un’intelaiatura in legno isolata, insieme alle fondazioni, dall’acqua e dall’umidità di risalita dalla posa di guaine catramate.

Il “pacchetto” delle pareti esterne, sottoposte all’azione del vento e da proteggere dall’infiltrazione dell’acqua, è impermeabilizzato dalla posa della membrana DuPont Tyvek Soft, che al contempo offre una buona traspirabilità al vapore acqueo che si sviluppa all’interno quando il rifugio è utilizzato. Il sistema ha permesso anche la protezione della struttura durante le varie fasi del cantiere.

Le finestre, le cui aperture sono minime nelle stanze da letto per allargarsi nelle aree comuni, sono a triplo vetro, con strato esterno spesso 13 mm.

Per il tetto, particolarmente sollecitato a livello statico soprattutto dal deposito di grandi quantità di neve, si è invece ricorsi a un sistema di travi Lvl (laminated veneer lumber) Kerto, che coniugano spiccate capacità portanti all’aspetto “caldo” del legno, importante per l’interno. Sulle travi è stato successivamente posato un pacchetto isolato e doppiamente impermeabilizzato da due membrane, la DuPont Tyvek Supro Grid e Isola Isokraft, con una finitura realizzata in tavole di legno rese più resistenti e durabili dal trattamento Kebony.

L’interno, la cui distribuzione è tale che rende possibile un riscaldamento modulare, è scaldato da una sistema combinato a legna (il cui deposito è accessibile vicino all’ingresso a est) ed elettrico, con produzione di energia elettrica data da pannelli solari e una batteria di riserva., È prevista in un secondo momento anche l’installazione di turbine eoliche.

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