Prospettive e criticita' per il sistema delle costruzioni, secondo Rudy Girardi | Geometra.info

Prospettive e criticita’ per il sistema delle costruzioni, secondo Rudy Girardi

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Nei giorni scorsi Federcostruzioni, la Federazione che raccoglie il sistema imprenditoriale delle costruzioni, ha rinnovato le cariche di rappresentanza, eleggendo Rudy Girardi, presidente uscente di Ance Napoli, come nuovo presidente, ruolo ricoperto negli ultimi due mandati da Paolo Buzzetti. La nomina di Girardi arriva in una fase delicatissima per il settore edile nazionale, che vive una fase di crisi senza precedenti, mentre il Paese deve affrontare sfide sempre più urgenti in merito alla riqualificazione del territorio, alla messa in sicurezza e al suo rilancio produttivo-economico. Abbiamo intervistato Girardi per capire in quale contesto avviene la sua nomina e quali saranno le direttive principali del suo mandato.

Presidente, può commentare ‘a caldo’ la sua nomina?

Considero un onore l’affidamento di questo incarico per il quale mi impegnerò in una fase di grandi difficoltà del nostro vasto comparto. Da cinque anni e forse più, è al centro di una crisi della quale ormai tutti conoscono l’intensità e la pesante incidenza sulla nostre imprese. Non sfugge che abbiamo davanti ostacoli e impedimenti di ogni genere che, come mai nel passato, stanno logorando gli equilibri e la tenuta dei nostri settori produttivi, ma, allo stesso tempo, ho grande fiducia nelle nostre capacità e nel nostro lavoro.

Federcostruzioni per la sua ampia e qualificata composizione dispone di enormi potenzialità soprattutto sul fronte della capacità propositiva per la definizione delle politiche governative necessarie per superare le difficoltà del momento. Credo però che sta in noi e nella nostra sensibilità utilizzare queste potenzialità e tradurle in proposte concrete e incisive.

Qual è il delicato contesto in cui avviene la sua elezione e quali gli obiettivi primari del suo mandato?

Purtroppo il momento che viviamo è drammatico. Ogni giorno muoiono nuove imprese e il mercato è fermo. E’ nostro compito cercare di mediare con le istituzioni per mettere a punto azioni e strategie che supportino l’edilizia e offrano strumenti per far ripartire il comparto. Si tratta di ispirarsi agli altri Paesi. Le esperienze realizzate in tutte le più importanti economie mondiali dimostrano in modo netto ed esemplare che il comparto delle costruzioni, nelle sue molteplici articolazioni, è il presupposto ed insieme lo strumento per superare la crisi generale dell’intero sistema economico. Il complesso delle attività produttive delle costruzioni, così per le infrastrutture come anche per i comparti residenziali, è in realtà la leva più potente per sostenere e spingere il recupero dei livelli economici, degli investimenti, dei consumi delle famiglie e per la creazione di posti di lavoro.

Nel suo discorso di insediamento, lei indica due temi di politica industriale: la libertà di mercato in un mercato ‘corretto’ e le politiche di formazione e ricerca. Perché sono due temi essenziali e quali sono i limiti che frenano l’Italia?

I punti sui quali fondare la nostra politica associativa sono molteplici, ritengo però la legalità e la qualità come due fattori fondamentali per il nostro settore. Abbiamo bisogno di un mercato aperto, corretto e trasparente, nel quale l’esercizio della libera concorrenza sia possibile senza forme anomale e subdole che alterano e falsificano il confronto e la competizione. La condizione è la puntuale osservanza delle leggi che comporta una lotta senza remore ai comportamenti scorretti e alle aree di privilegio che vengono conseguite in vari modi, anche illeciti, che creano vantaggi innaturali e non premiano la capacità competitiva. Senza un mercato libero e concorrenziale, le imprese sane e strutturate sono spinte ai margini della competizione, mentre sono destinate ad affermarsi operatori (non certo imprese degne di questo termine) che io definisco (nella migliore delle ipotesi) “disinvolti”, privi cioè di capacità tecnologiche ed organizzative e di un vero impianto industriale.

Per rafforzare le nostre imprese e promuovere un loro forte radicamento sul mercato, è importante poi irrobustire le strutture produttive, accrescerne il livello di competitività, migliorare la qualità dei prodotti e comprimerne il costo. In questo modo le nostre imprese potranno garantirsi un più saldo radicamento sul mercato interno e al tempo stesso potranno essere più attrezzate per la ricerca di occasioni di lavoro in Europa e fuori, nei comparti delle infrastrutture e degli interventi residenziali.

In questo contesto, qual è il contributo che Federcostruzioni può fornire al rilancio del sistema e le sue specificità?

In Federcostruzioni si riconoscono 90 tra Associazioni e Federazioni per un fatturato complessivo che nel 2013, considerando anche il valore della produzione realizzato dalle società che forniscono servizi innovativi e tecnologici connessi alle costruzioni, è arrivato alla ragguardevole cifra di oltre 440 miliardi di euro, per una forza lavoro di circa 3 milioni di addetti per più di 30 mila imprese.

E’ grazie anche a Federcostruzioni se oggi c’è una diffusa consapevolezza dell’importanza delle costruzioni per il futuro del Paese. Abbiamo svolto un ruolo determinante nello sblocco dei pagamenti alle imprese della filiera per i lavori pubblici realizzati, avviando il processo di immissione di liquidità al sistema. I provvedimenti a sostegno della riqualificazione costituiscono oggi uno strumento imprescindibile. Ora resta da fare quel salto sul piano degli investimenti che solo può far ripartire il Paese puntando su un grande programma di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio e rendere operativo il piano città: due imprescindibili priorità.

E’ essenziale continuare sulla strada delle riforme individuando dove sia possibile recuperare risorse per gli investimenti e per ridare vigore al mercato immobiliare. L’immissione di liquidità è condizione essenziale. Importanti sono anche le politiche di incentivazione fiscale, in particolare quelle relative alla riqualificazione e al recupero edilizio, che debbono diventare strutturali e non soggette a continue conferme che impediscono programmazione e continuità.

Nel suo precedente mandato, Paolo Buzzetti ha insistito su temi quali messa in sicurezza del territorio e Piano Città. Può indicarci quali saranno le immediate prime mosse del suo mandato?

Federcostruzioni è un organismo complesso, dove si riconoscono la stragrande maggioranza dei settori industriali delle costruzioni, ognuno con le sue strategie e i propri interessi, che all’interno della Federazione debbono trovare il giusto riconoscimento in una logica di interesse dell’intera filiera. Per questo il programma della mia presidenza uscirà dai prossimi incontri che avremo a breve. Complessivamente va detto che sarà un programma in forte continuità con la gestione precedente così come i grandi temi della messa in sicurezza del territorio, della manutenzione del patrimonio pubblico e la riqualificazione costituiscono tre ambiti su cui puntare per un rilancio dell’industria italiana delle costruzioni ma soprattutto per dare una prospettiva economica e sociale al Paese. Per quanto riguarda il Piano Città si tratta di una grande opportunità che va assolutamente colta. A brevissimo riapriremo il confronto con il Governo.

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