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Relazione peritale efficace: ecco le 13 regole

L'uso di un linguaggio chiaro aiuta, ma per assicurare efficacia alla relazione peritale è necessario seguire le 13 regole. Ce ne parla la nostra esperta

Consiglio di Stato
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L’utilizzo del linguaggio chiaro e semplice è sicuramente uno dei modi più diretti per il consulente tecnico per rispondere ai quesiti del giudice, tuttavia per dare efficacia alla relazione peritale è necessario che questa venga strutturata a dovere anche nei contenuti.

Una relazione peritale si compone di quattro sezioni epigrafe, parte narrativa, valutativa e conclusiva.

La parte narrativa è costituita dalla premessa dei fatti; è l’ambito in cui avviene l’inquadramento spazio-temporale dell’episodio, dove si individuano il contesto e le parti in causa e dove si effettua una breve e sommaria sintesi del contenzioso.

Si può fornire la descrizione delle procedure seguite dalle parti che hanno portato allo stato di fatto.
Si possono mostrare approfondimenti sulle tecniche eventualmente utilizzate per accertare la stato attuale o quanto di non comune impiego nella quotidianità.

E’ in questa parte che il CTU illustra la competenza e la conoscenza dei mezzi utilizzati e la motivazione che ha portato alla loro utilizzazione.

La parte valutativa, invece, è costituita dall’illustrazione dei parametri in base ai quali il CTU è pervenuto alla decisione/giudizio, prendendo in considerazione le evidenze tecnico/scientifiche emerse, sottolineando come il parere non è arbitrario, ma supportato da prove oggettive e concrete, fornite anche sulla base delle esperienze in materia o su protocolli/normative esistenti, con riferimenti espliciti e l’ultima parte della relazione sarà rappresentata dalle conclusioni, ovvero dalle risposte vere e proprie ai quesiti formulati dal magistrato in origine.

La posizione del CTU dovrà essere espressa in maniera chiara alla domanda posta. Soltanto a questo punto il quesito risulta soddisfatto.

Tale parte rappresenta certamente il momento più significativo di tutta la relazione, in cui il consulente valuta, da un punto di vista tecnico, le prove già acquisite o quelle che ha dovuto acquisire, le coordina tecnicamente e apporta i dati della sua scienza ed esperienza, al fine di offrire al giudice elementi di valutazione tecnica, indispensabili per la decisione della causa.

E’ quindi evidente che il consulente tecnico, nel proporre al giudice la soluzione scientifica del dato di fatto, deve, con procedimento logico, far comprendere come i dati tecnici e scientifici in suo possesso siano applicabili al caso in esame. Lo stesso CTU deve necessariamente chiarire il più possibile, il percorso logico e tecnico seguito, cercando di evitare di essere “sovrabbondante” e quindi di difficile lettura e interpretazione, soprattutto in considerazione delle inevitabili critiche che la relazione del CTU è, il più delle volte, destinata a subire, ma ancor prima allo scopo di consentire al giudice di esaminare la correttezza dell’iter logico seguito rispetto al quesito formulato.

In ogni caso, in una relazione peritale, non dovrebbero mai mancare questi 13 elementi, accompagnati, ove necessario, dalle allegazioni documentali:

Udienza di conferimento incarico. Indicazione delle disposizioni impartite dal magistrato, delle autorizzazioni e dei termini ex articolo 195, comma 3 del C.P.C.

Ordinanze e udienze. Eventuali ordinanze e/o udienze successive all’affidamento dell’incarico con le conseguenti assunzioni del giudice.

Nomina dei consulenti tecnici di parte. Indicazione dei consulenti di parte e modalità delle loro nomine.

Comunicazione d’inizio delle relazioni peritali. Indicazione della data e delle modalità con la quale il CTU ha avvisato dell’inizio delle operazioni peritali.

Istanze al magistrato. Eventuali istanze presentate dal CTU per l’assunzione di specifiche decisioni, anche ai sensi dell’art. 92 delle disposizioni di attuazione del C.P.C., con le conseguenti assunzioni del giudice.

Svolgimento delle operazioni peritali. Le operazioni svolte, anche con finalità conciliativa, attraverso una sintesi strutturata delle diverse sessioni.

E’ opportuno e necessario che ci sia un verbale contestuale alle operazioni compiute soprattutto in presenza di eventuali consulenti di parte nominati e legali presenti alle operazioni di CTU.

Inoltre, la verbalizzazione delle operazioni deve avvenire contestualmente alle operazioni stesse, e non alla fine della riunione, mettendo a verbale ogni osservazione e/o richiesta formulata dalle parti.

Tenuto conto che il verbale redatto dal CTU, essendo egli pubblico ufficiale, costituisce atto pubblico anche riguardo ai fatti che il consulente asserisce essersi verificati in sua presenza, nei confronti del CTU deve ritenersi astrattamente esperibile il rimedio della querela di falso contro il contenuto del verbale redatto dallo stesso CTU.

Istanze e osservazioni delle parti. Istanze e osservazioni proposte dalle parti a norma dell’art. 194 del C.P.C. con risposta del CTU.

Documenti peritali. Documenti utilizzati dal CTU nell’espletamento dell’incarico con l’indicazione della loro provenienza.

Memorie delle parti. Le memorie delle parti richieste all’esito delle indagini peritali in modo da consentire loro deduzioni tecniche prima dell’elaborazione della relazione peritale preliminare.

Risposta al quesito. La risposta nella relazione preliminare attraverso le motivazioni degli elementi a supporto.

Osservazioni delle parti e considerazioni del CTU. Raccolta e sintesi ragionata delle osservazioni prodotte dalle parti alla relazione peritale preliminare, seguite dalle osservazioni del CTU con il loro accoglimento o rifiuto.

Risposta conclusiva al quesito. La risposta conclusiva al quesito comprensiva delle eventuali modificazioni suggerite dalle osservazioni di parte.

Limiti e riserve del mandato. Indicazione dei limiti e delle riserve di svolgimento del mandato.

L’elaborazione della “bozza” o perizia preliminare, rappresenta però una fase transitoria nell’ambito dell’intero processo della consulenza, a cui succedono altre fasi, in particolare:
– la perizia preliminare, completa in tutte le sue parti, viene inviata alle parti (da intendersi i legali che rappresentano le parti e presso i quali le stesse hanno eletto domicilio) nel termine disposto dal giudice nell’ordinanza in esito all’affidamento dell’incarico;
– le parti trasmettono al consulente le proprie osservazioni sull’elaborato ricevuto, entro l’ulteriore termine fissato dal giudice nella citata ordinanza. Per il principio del contraddittorio è necessario che tali osservazioni siano scambiate tra i difensori delle parti;
– nell’ulteriore termine assegnato dal giudice il consulente deve depositare (trasmissione telematica) la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione conclusiva sulle stesse.

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