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Reverse charge: come si deve comportare l’appaltatore?

Il subappalto in edilizia prevede, per quanto riguarda la fatturazione, compiti precisi non solo per l'appaltatore ma anche per il subappaltatore. Vediamo quali

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In presenza di reverse charge il subappaltatore deve emettere la fattura nei confronti del proprio committente (appaltatore) senza addebito di IVA utilizzando una dicitura del tipo: “operazione ex art. 17, co. 6, lett. a), D.P.R. n. 633/1972 con IVA a carico del destinatario della fattura”. Inoltre, dovrà procedere alla registrazione della fattura all’interno del registro IVA vendite di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972, secondo le regole ordinarie.

In tal modo, il subappaltatore si potrebbe trovare nella condizione di non poter recuperare temporaneamente l’imposta detratta sui propri acquisti, con l’evidente conseguenza di maturazione sistematica di credito IVA. Al riguardo è stato previsto che, ai fini della verifica del presupposto per il diritto al rimborso del credito IVA (annuale e infrannuale), le prestazioni di servizi assoggettate al meccanismo dell’inversione contabile si computano per la determinazione dell’aliquota media come previsto dalla normativa in tema di rimborso IVA (art. 30, co. 3, lett. a, D.P.R. n. 633/1972); in pratica è come se per tali operazioni l’aliquota IVA applicata fosse pari a zero.

Resta ferma la possibilità di effettuare la compensazione del credito IVA infrannuale con altri tributi e contributi subordinata alle condizioni richieste dall’art. 30 del D.P.R. n. 633/1972 e qualora il volume d’affari registrato nell’anno precedente risulti costituito per almeno l’80% da prestazioni assoggettate al meccanismo del reverse charge, il limite massimo per la compensazione e i rimborsi in conto fiscale, è elevato a un milione di euro.

Inoltre, va ricordato che la fattura emessa in applicazione del regime dell’inversione contabile, in quanto afferente ad operazioni soggette IVA, è esente dall’imposta di bollo in ossequio al criterio di alternatività.

Infine, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circ. n. 11/E del 2007, punto 5.1, nel caso in cui il subappaltatore abbia erroneamente emesso una fattura con esposizione dell’IVA in luogo dell’assoggettamento al reverse charge, l’errore può essere corretto mediante l’emissione di nota di accredito entro un anno dall’effettuazione dell’operazione ai sensi dell’art. 26, co. 3, D.P.R. n. 633/1972.

L’appaltatore, invece, come si deve comportare?
Le prestazioni effettuate da parte del subappaltatore nei confronti dell’appaltatore devono essere fatturate senza addebito dell’IVA.

L’appaltatore deve integrare la fattura passiva ricevuta, con l’aliquota IVA prevista per la specifica natura delle prestazioni ricevute e registrare la fattura passiva integrata nel proprio registro delle vendite o in quello dei corrispettivi ai fini della liquidazione e versamento dell’imposta.

Entrambi gli adempimenti devono essere assolti entro il mese di ricevimento della fattura stessa ovvero, anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento del documento e con riferimento al mese relativo.
L’appaltatore ai fini della detrazione IVA deve registrare la fattura ricevuta nel registro degli acquisti, ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972.

Nel caso in cui il subappaltatore abbia erroneamente emesso fattura con esposizione dell’IVA, in luogo di un’operazione in regime di reverse charge, è opportuno che l’appaltatore, in attesa di ricevimento della nota di accredito, non porti in detrazione l’imposta, potendo essere contestata nei suoi confronti l’indebita detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 6, co. 6, D.Lgs. n. 471/1997.

Esempio di fattura

Esempio di fattura emessa dal subappaltatore e l’integrazione della stessa da parte dell’appaltatore

Schema di sintesi

Schema di sintesi del subappalto in edilizia. Adattamento da M. Peirolo, “Reverse charge nei subappalti edili”, Il Fisco 2010 – Le Guide

Per quanto attiene alla disciplina sanzionatoria relativa al reverse charge, è prevista la sanzione amministrativa compresa fra il 100% ed il 200% dell’imposta, con un minimo di euro 258, per il cessionario o il committente che non assolve l’imposta relativa agli acquisti di beni o servizi per i quali si applica il meccanismo dell’inversione contabile.

La stessa sanzione si applica al cedente o prestatore che ha irregolarmente addebitato l’imposta in fattura omettendone però il pagamento.

In deroga, è tuttavia previsto che anche se l’imposta è stata irregolarmente assolta dal cessionario o committente ovvero dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto alla detrazione ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, la violazione è punibile con la sanzione pari al 3% dell’imposta irregolarmente assolta con un minimo di euro 258,00 (La sanzione non può superare comunque il tetto massimo di Euro 10mila per le irregolarità eventualmente contestate relativamente agli anni 2008, 2009 e 2010.)

Inoltre, sono solidalmente responsabili per il pagamento delle sanzioni e dell’imposta entrambi i soggetti tenuti all’applicazione del reverse charge:
a) nel caso in cui il cedente o il prestatore ha irregolarmente addebitato l’imposta in fattura omettendone il versamento (sanzione dal 100% al 200% dell’imposta);
b) nel caso in cui l’imposta è stata irregolarmente assolta dal cessionario o committente ovvero dal cedente o prestatore (sanzione pari al 3% dell’imposta).

Da quanto sopra emerge che nell’eventualità in cui vi siano interpretazioni difformi in merito all’applicabilità o meno del meccanismo del reverse charge possa risultare utile per il cessionario/committente richiedere al cedente/prestatore evidenza del versamento dell’imposta per scongiurare l’applicazione della sanzione di cui alla precedente lett. a).

Infine, nel caso in cui il cedente o prestatore ometta di fatturare l’operazione soggetta al regime dell’inversione contabile è prevista a carico del trasgressore, la sanzione del co. 2 dell’art. 6, D.Lgs. n. 471/1997, ovverosia la sanzione dal 5% al 10% dei corrispettivi non documentati o non registrati, con un minimo da 516 a 2.065 euro se la violazione non rileva ai fini della determinazione del reddito.

Per il cessionario/committente che non abbia ricevuto la fattura, vi è l’obbligo di regolarizzare l’omissione ai sensi del co. 8 del D.Lgs. n. 471/1997, applicando comunque il meccanismo dell’inversione contabile (salvo i casi in cui vi siano limitazioni al diritto alla detrazione, non si renderà pertanto necessario versare l’IVA con il modello F24).

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