Sciopero Ccnl edilizia, cantieri fermi e operai in piazza | Geometra.info

Sciopero Ccnl edilizia, cantieri fermi e operai in piazza

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Il freddo invernale non ha fermato la partecipazione dei lavoratori edili allo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto svoltosi lo scorso venerdì 13 dicembre. Piazze come Milano, Napoli, Roma, Palermo e Firenze sono state la sede delle richieste a voce unanime degli operai edili verso più attori: in particolare ad Ance e Coop, che avrebbero proposto un rinnovo contrattuale a zero euro di aumenti con l’eliminazione dell’Ape, e al Governo, accusato di aver varato una legge di stabilità priva di coraggio e di strategia per portare il settore fuori dalla crisi.

Fillea Cgil ha fornito alcuni dati relativi alla partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni di protesta. Per quanto riguarda la presenza nelle piazze, davanti ai cantieri Expo a Milano hanno protestato oltre 4mila lavoratori, provenienti da Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia (oltre 1.000), Valle D’Aosta; altri 4mila, provenienti da Lazio, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, si sono ritrovati a Piazza Ss. Apostoli a Roma, alla presenza del segretario Fillea-Cgil Walter Schiavella e di Susanna Camusso. 5mila i partecipanti al corteo di Napoli, che ha raccolto la partecipazioni di lavoratori provenienti da Campania, Puglia, Calabria, Molise e Basilicata. In 3mila a Palermo, giunti da tutte le province dell’isola, compresa una folta delegazione dei disoccupati edili in rappresentanza degli oltre 80 comitati che in questi mesi si sono costituiti nella regione.

Forte anche l’astensione dal lavoro direttamente nei cantieri. Ecco quanto riporta Fillea-Cgil: a Napoli fermi il cantiere dell’ospedale al mare e metro; a Palermo, fermi tutti i grandi cantieri della città; a Milano adesione all’80%, Cmb e Cmc fermi, il cantiere Expo completamente fermo, con l’adesione anche dei subappaltatori; a Bologna, scioperano il 70% di Coop Costruttori, il 90% di Cclf e di Cpl 90%, e in città il 70%; a Forlì il 70% di Arte muraria, a Rimini il 100% delle aziende Ance; a Reggio Emilia dal 90% al 100%; sulla A3 Sa-Rc in Basilicata alta partecipazione, sia della consortile che delle affidatarie, con oltre il 90%, e in cantiere solo 9 lavoratori; ad Alessandria e Bergamo ferme diverse aziende.

E ancora: a Torino fermi tra gli altri Cogeis, Sis, Cantiere Chiomonte, Rotunno, Gilardi, Zoppoli, Tensiter, il grattacielo della Regione; in Friuli adesione forte in Vidoni e alla Manutenzione Forestale; in Calabria adesione al 100% in Carena Ielpo Castrovillari, Lic Crotone e Kroton scavi 100%; nelle Marche, in sciopero alla Carli 1979 restauro, alla Mulazzani Italino spa, alla Procaccini A14, alla Panserini e Adicos costruzioni. Ancora in Calabria forti adesioni alla Cavalleri Ottavio cantiere Rosarno Mileto; in Puglia, adesione grandi cantieri 70%; a Roma, 100% alla Monaco, Caldani, Sita, Cmb Cooperative, Appalti Stradali, Caas, Policlino Castelli, Tecnis nuova Tiburtina, porto Civitavecchia, Ica, Bartolini Cava e lavori stradali. A Prato ferma la Varvarito; a Firenze ferme la Polistrade, Calendario Asfalti, Fondelli costruzioni, Coop Coe; a Livorno la Coop Clc, Acli, Labor, Sales; a Pisa fermi i cantieri di opere infrastrutturali, compreso l’ospedale Capannello, e il 90% delle imprese Ance e Coop; alta adesione anche ad Arezzo.

“Molti ci hanno chiesto che senso ha scioperare in un momento di crisi così grave”, ha dichiarato durante il suo comizio Walter Schiavella. “Si, siamo di fronte ad una crisi drammatica ma se siamo arrivati a questo punto la responsabilità non è del sindacato e dei lavoratori. Noi per primi abbiamo individuato le cause della crisi, che non è solo congiunturale ma strutturale di un modello di sviluppo e di un modello produttivo basati sulla rendita e la speculazione, che generano profitti enormi e devastazione del territorio senza rispondere né ai bisogni sociali primari come il diritto alla casa, né ad una crescita in qualità del sistema delle imprese.”

Per quanto riguarda la proposta fatta da Ance e Coop al tavolo negoziale, essa è “la logica conseguenza di questa scelta scellerata da parte delle imprese”, secondo Schiavella, come dimostrano le richieste di “aumentare il part time al 50%, il lavoro a chiamata, il lavoro intermittente, l’allentamento della responsabilità solidale”. Un tentativo di “abbassare ancor di più l’asticella delle regole in un settore dove sono spariti 300 mila posti di lavoro (700 mila con indotto e artigiani), dove si licenzia a fine cantiere e la dimensione di impresa rende di fatto inapplicabile l’articolo 18, dove la precarietà è insita nella stessa organizzazione produttiva e la catena dei subappalti destruttura imprese e ciclo produttivo.”

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