Gli italiani e la casa, da sogno a necessita' | Geometra.info

Gli italiani e la casa, da sogno a necessita’

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Per gli italiani possedere una casa è ancora molto importante, sebbene la crisi economica abbia progressivamente trasformato l’approccio nei confronti dell’acquisto. Lo afferma un sondaggio realizzato dal portale Casa.it, in collaborazione con l’Istituto di ricerche Scenari Immobiliari a cui hanno partecipato 60mila utenti su un campione di oltre 200mila.

“Si tratta del più esteso sondaggio di questo tipo mai realizzato in Italia”, spiega Daniele Mancini, ad di Casa.it. “Il campione, composto per oltre il 50% di persone con età compresa fra i 35 ed i 55 anni, nell’88% dei casi con un diploma o una laurea, è significativo sia per il numero di partecipanti che per la distribuzione nazionale: 45% Nord, 38% Centro e 17% Sud Italia”.

Secondo l’analisi, la casa si sta trasformando sempre più da sogno di una vita a bisogno impellente di mettere al riparo i sempre più magri risparmi dall’erosione del tempo. In questo senso, il fattore ‘tempo’ sembra assumere sempre maggior peso nella scelta di acquistare un’abitazione: il momento per comprare, oggi è considerato molto favorevole, sia per la aumentata capacità di poter condurre la trattativa, sia per la maggiore disponibilità da parte dei venditori a rivedere le loro aspettative di guadagno.

D’altra parte, spiega Mario Bregli, presidente di Scenari Immobiliari, “il credito non aiuta, le banche sono restie a concedere mutui e, anche quando lo fanno, non sostengono più di tanto le famiglie in cerca di casa”. Fatta eccezione per annate come il 2004 e il 2006, in pieno boom immobiliare, ovvero quando i mutui arrivarono sino al 100% del valore della casa da compare, “da decenni la percentuale di mutuo concesso non supera il 50% del prezzo di acquisto”, continua Bregli.

Venendo al sondaggio, alla prima domanda – “Rispetto ad un anno fa, attualmente riesce a risparmiare?” – soltanto il 4,5% di chi risponde dice di risparmiare più dell’anno scorso, mentre il 36,5% riesce a mettere via di meno e il 18,9% è rimasto stabile. La crisi del risparmio tuttavia si evidenzia in quel quaranta per cento di intervistati che ha dichiarato di non riuscire a risparmiare nulla. Fra le cause principali del caso del tasso di risparmio, dal 2009 sceso sotto la media dell’area europea, vi è la debolezza del reddito disponibile e la volontà di non modificare troppo le abitudini di consumo.

Alla domanda sulla valutazione della propria spesa rispetto allo scorso anno, il 37,2% del campione ha risposto di arrivare a fine mese con difficoltà. La spesa alimentare appare quella più appesantita dai rincari, seguita da quella per i figli.

Il sondaggio ha poi chiesto quale sarebbe, in presenza di risparmi, l’investimento migliore in questo momento. Il 23% degli intervistati ritiene che non ci siano investimenti adatti. È limitata la percentuale di chi investirebbe in azioni (5,5% o in titoli di Stato (9,4%), mentre sono considerate più interessanti le pensioni integrative (15,7%).

In testa alle preferenze rimane sempre l’investimento immobiliare, che sia un monolocale o bilocale in città (20,7%), oppure una casa più grande per la propria famiglia (19,5%). Segue l’investimento nella ristrutturazione della casa (13,9%) e l’acquisto di una abitazione all’estero (9,1%). In pochi investirebbero in un box auto (5,8%), ancora meno in un piccolo negozio (2,9%).

In molti ritengono che questo sia un momento favorevole per acquistare un immobile, sia perché i prezzi sono bassi, sia perché considerano l’investimento immobiliare il modo più sicuro di preservare i propri risparmi. La fetta dei potenziali acquirenti potrebbe ampliarsi ulteriormente, se quel 25% che attende ancora un ribasso dei prezzi incontrasse nei prossimi mesi un’offerta adeguata, oppure se dovesse percepire un’impossibilità delle quotazioni a scendere oltre.

L’aspettativa sull’andamento dei prezzi delle case nei prossimi dodici mesi concentra oltre il settanta per cento delle risposte tra stabilità e lieve calo. Complessivamente l’attesa di un ribasso riguarda il 54,5% del campione, con un 17,6% degli intervistati che si aspetta un calo superiore al 10% rispetto ai prezzi attuali. Soltanto un intervistato su dieci immagina una crescita dei valori nei prossimi mesi.

Alla domanda “Per quale motivo le piacerebbe comprare un immobile?”, oltre la metà degli intervistati ha risposto esprimendo una domanda di necessità: il 20% comprerebbe una casa per andarci a vivere, il 13,7% per passare dall’affitto alla proprietà e il 17,7% per il futuro dei propri figli. Il miglioramento abitativo rappresentato da un immobile più grande è ambito dal 12,8% del campione, mentre l’8,3% aspira alla seconda casa di vacanza. La parte restante è da suddividere tra chi comprerebbe un immobile per metterlo a reddito (15,7%) e chi lo comprerebbe nell’ottica di mettere al sicuro i propri risparmi (11,8%).

A fronte delle ridotte possibilità di spesa, in molti sarebbero disposti a rinunciare ad alcune comodità. L’80% del campione rinuncerebbe alla portineria, che incide con costi consistenti sulle spese condominiali. Alla vicinanza al posto di lavoro rinuncerebbe invece un intervistato su quattro, ma solo uno su otto acquisterebbe lontano dai mezzi pubblici.

Inevitabilmente le aspettative ridotte influiscono anche sull’interesse per l’efficienza energetica. Il 38,7% del campione non è disposto a spendere di più per un immobile di classe energetica A e il 31,6% investirebbe solo fino al cinque per cento in più del valore dell’immobile. Bassa la percentuale di chi, invece, investirebbe anche fino al 15-20% in più. La risposta, precisa il sondaggio, va letta anche considerando che per una parte degli intervistati la classe energetica può apparire dovuta e, pertanto, che i soggetti in questione non siano disposti a spendere nulla o fino a un massimo del 5% in più per averla.

L’ultima domanda del sondaggio ha raccolto l’opinione degli intervistati sull’Imu. Soltanto l’8,4% dal campione ritiene che sia giusto che tutti la paghino, mentre circa il 18% ritiene che sia giusto pagarla, ma che l’importo dovrebbe essere ridotto. C’è un altro 18% che vorrebbe vedere l’Imu abolita per tutti, ma oltre la metà del campione la vorrebbe abolita soltanto sulla prima casa, ritenendo che dovrebbe essere mantenuta sulle seconde case e sugli immobili di pregio.

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