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Pmi edili: nessun segnale di ripresa

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Nel primo trimestre del 2011 il trend sarà ancora negativo per le pmi edili, con una previsione di diminuzione del fatturato medio per impresa del 16%. È questo uno dei dati contenuti nell’Osservatorio Aniem, istituito allo scopo di monitorare la situazione del settore in Italia.

E sono soprattutto le aziende che operano nel settore dei lavori pubblici a pagare il prezzo più alto della crisi economica, con il grande nodo dei ritardi dei pagamenti. La media dei ritardi ha infatti raggiunto gli 8 mesi per il settore pubblico, mentre se la cava un po’ meglio il privato, dove i rallentamenti si attestano intorno ai 4 mesi.

Ma quali sono le principali ragioni che penalizzano il comparto? Le pmi intervistate dall’Aniem individuano in particolare tre nodi che bloccano il settore: la diminuzione degli appalti pubblici (-55% negli ultimi tre anni), la difficoltà di accesso al credito e la tendenza delle stazioni appaltanti ad accorpare i lavori in un unico grande bando, con la conseguente difficoltà delle pmi a partecipare a tali gare.

“Una situazione di blocco che riguarda 36.600 imprese – ha commentato il presidente dell’Aniem, Dino Piacentini – che eseguono lavori di importo superiore a 150.000 euro e altre 30.000 che operano nell’ambito dei lavori pubblici per importi inferiori, a cui fa capo circa 1 milione di lavoratori. Non bisogna dimenticare che il tessuto imprenditoriale italiano è composto da un capitalismo di territorio fatto da Pmi – oltre il 90% – e da qualche grande impresa”.

Le piccole e medie imprese italiane di costruzione, secondo l’Osservatorio, consapevoli delle trasformazioni ormai consolidate del mercato e della particolare fase congiunturale, individuano nei processi di aggregazione e nella revisione dei sistemi di qualificazione (Soa) l’antidoto anti crisi. Ben l’80% del campione crede infatti che facendo rete si possa a uscire dalla recessione.

Le aggregazioni potranno dare un impulso anche all’internazionalizzazione: per l’87% del campione analizzato, la ricerca di nuovi mercati esteri pare ancora essere una pratica acerba per le piccole, che il più delle volte non riescono ad affrontare la sfida oltreconfine.

E cosa pensano gli industriali dell’intervento politico? Secondo il 67% degli intervistati un terzo dei problemi giungono dall’immobilismo e dalla mancanza di fondi. Per l’anno prossimo il disegno di legge di stabilità assegna alle opere pubbliche 13,5 miliardi mentre l’anno scorso erano 15,4 con un calo del 14% in termini reali.

L’unica nota positiva rilevata dagli imprenditori è la previsione di ripresa di fatturato sia nell’edilizia pubblica che privata, che nel secondo semestre del 2011 si attesta in media per impresa all’11%. Una crescita che si fa sentire anche sull’occupazione, dato che gli imprenditori dichiarano di non prevedere ulteriori cali di personale, ma di tenere invariati i livelli.

Nel complesso il quadro tracciato dall’Aniem mostra un inizio del 2011 ancora critico, con una timida non prima di 6 mesi. Secondo i piccoli e medi imprenditori per risollevare le sorti del settore basterebbero pochi interventi tecnici mirati che si riassumono nella garanzia di sistemi di aggiudicazione fondati sulla valutazione complessiva dell’intervento e non solo sulla rincorsa al ribasso, nella modernizzazione del sistema di qualificazione (Soa) e nell’incentivo economico alle imprese ad investire in innovazione tecnologica e professionalità.

di O.O.

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