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Un tesoro ritrovato – Dal rilievo alla rappresentazione

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Roma – Complesso del Vittoriano – Sala Zanardelli, ingresso Ara Coeli da venerdì 27 novembre 2009 a domenica 10 gennaio 2010

Si  inaugura oggi presso la Sala Zanardelli del Complesso Monumentale del Vittoriano sarà inaugurata la mostra “Un tesoro ritrovato. Dal rilievo alla rappresentazione”. Promossa dalla Agenzia del  Territorio, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e con il  Patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Roma, la mostra è a cura di Antonio  Catizzone e Sabatino Di Filippo.

LA MOSTRA
L’esposizione “Un tesoro ritrovato. Dal rilievo alla rappresentazione”  propone ai visitatori un viaggio affascinante alla scoperta dei diversi saperi,  professionalità e competenze dell’Agenzia del Territorio attraverso una  narrazione che ripercorre le tappe della storia della cartografia e di  quell’insieme di conoscenze scientifiche, tecniche e artistiche a essa connesse  che hanno accompagnato, e anche spesso stimolato, l’evoluzione economica e il progresso tecnologico delle società umane.

In mostra è presentata una ricca selezione di mappe, che offre una corposa  panoramica della produzione degli ultimi tre secoli, ma il pubblico troverà  anche cabrei, atlanti, strumenti scientifici per il rilievo e la rappresentazione cui  si uniscono filmati, documenti, registri, atti notarili, fotografie patrimonio  dell’Agenzia del Territorio, che oltre a tessere una fitta trama di rimandi tra  cultura arte e storia, ci conducono verso la conoscenza di un’istituzione poco nota eppure depositaria di uno straordinario patrimonio di saperi.

Attraverso un percorso espositivo a carattere didattico-narrativo, suddiviso in quattro sezioni, si dà conto dell’esistenza di un prezioso patrimonio noto solo  parzialmente ai tecnici del settore e poco al grande pubblico.

La mostra copre l’arco temporale degli ultimi tre secoli, che hanno visto l’Italia giocare un ruolo fondamentale a livello mondiale nel progresso del settore  geotopocartografico e nella realizzazione e organizzazione della documentazione catastale.

Una breve introduzione storica apre il percorso testimoniando come i primi  tentativi di misurazione e definizione del territorio abbiano origine nella notte dei tempi, sin dall’epoca preistorica, passando per l’antico Egitto e proseguendo  nell’antica Grecia e in epoca romana per arrivare, superando la parentesi medioevale, direttamente all’Epoca dei Lumi.

Qui sono presentati alcuni pezzi storici che hanno consentito e facilitato le prime operazioni di rilevamento del terreno tra cui il “Cubito di Imen-m-ipet”  proveniente dal Museo delle Antichità Egizie di Torino e la “Groma” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Tuttavia è con la I sezione che si entra nel vivo del patrimonio dell’Agenzia  con il racconto della nascita dei catasti geometrico – particellari nel XVIII e XIX  secolo con una panoramica su alcune cartografie formate in epoca anteriore alla  promulgazione della legge istitutiva del Catasto Italiano del 1886.

Punto di partenza è il “catasto teresiano” che esaudisce, con la sua attivazione  nel 1760, l’antico sogno dell’Imperatore Carlo VI. Sono quindi presentati  esempi di mappe dal catasto napoleonico, pontificio, franceschino e altri catasti ottocenteschi cui sono affiancate straordinarie tavole di cabrei e atlanti caratterizzati da decorazioni minuziose e raffinatissime dove nel contempo è possibile distinguere nel tratto e nelle scelte cromatiche un’abilità artistica sottile, una mente creativa, e una “ratio” matematico- tecnica, il tutto in un  perfetto equilibrio e connubio.

A questi si aggiungono alcune raccolte della normativa e delle istruzioni  tecniche, così precise, dettagliate e minuziose, sul modo di procedere nei  rilevamenti, nel disegno della mappa e nella predisposizione di tutti i registri e documenti amministrativi, da poter essere ancor oggi prese a esempio.

La II sezione affronta il periodo che va dal 1886 al 1956, dall’indomani  dell’Unità d’Italia quando, con la Legge Messedaglia, venne disposta la  formazione di un catasto unico. Percorrendo le varie tappe che caratterizzano  quell’arco di tempo che giunge fino agli anni ’50, si dà conto dell’impiego del  metodo aerofotogrammetrico, introdotto per la prima volta al mondo, in Italia, per la formazione delle mappe catastali, nell’anno 1934. A corredo della  narrazione, molti gli strumenti tecnici esposti, tavolette pretoriane, teodoliti,  tacheometri, strumenti per il calcolo delle aree delle particelle quali reticole e planimetri, pantografi, strumenti di calcolo come regoli e aritmometri, oltre ai diversi volumi di istruzioni, riviste, manifesti e tanto altro ancora.

Nella III sezione viene affrontata la questione della Conservazione delle Mappe del nuovo Catasto Terreni attraverso la creazione di exhibit che ripropongono al visitatore le postazioni di lavoro per l’aggiornamento della cartografia catastale in modalità tradizionale. Parallelamente viene raccontata, attraverso una  cospicua selezione di oggetti, l’evoluzione degli strumenti topografici moderni  determinata dal progresso tecnologico, soprattutto nel settore dell’elettronica a cavallo degli anni Settanta, e la progressiva trasformazione degli strumenti di  calcolo fino all’utilizzo dei moderni Personal Computer.

La IV sezione conclude il percorso affrontando la questione della gestione  moderna della cartografia catastale. Partendo dalla gestione informatizzata del  processo di aggiornamento del catasto, si propone uno sguardo sull’attualità e il  futuro dell’Agenzia attraverso la presentazione della procedura Pregeo fino alla  versione 10 che rappresenta a tutt’oggi una soluzione di eccellenza e un motivo d’orgoglio per l’Agenzia.

Un percorso espositivo che intende dimostrare come lo studio del documento e della fonte storica può essere visto come scoperta di un mondo passato, radice del presente da proporre alle generazioni più giovani come fonte di scoperta  dell’antico e del nuovo; un viaggio che vuole essere anche memoria  partecipata, capace di creare uno spirito di appartenenza e di sapere condiviso.

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