Ict per la gestione del patrimonio immobiliare: a che punto siamo? | Geometra.info

Ict per la gestione del patrimonio immobiliare: a che punto siamo?

wpid-15924_ictrealestateg.jpg
image_pdf

Il 73% dei soggetti intervistati percepisce la mancanza di budget come una barriera alla diffusione delle soluzioni Ict, mentre il 67% è scoraggiato dai tempi di attesa per ottenere un ritorno economico. Ma esse possono offrire un contributo decisivo in questo contesto di crisi immobiliare: agevolare il mantenimento del valore dell’immobile.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Ict nel real estate della School of Management del Politecnico di Milano. I dati della ricerca, presentata a Milano in occasione del convegno “Smart Ict solutions nel real estate: conoscere e gestire il patrimonio per creare valore”, mostrano una diffusione limitata di alcune soluzioni Ict anche nei settori che potrebbero trarne i maggiori benefici. Allo stesso tempo, però, si segnala una propensione per alcune soluzioni di facility management in grado di valorizzare i propri immobili.

Diverse sono le motivazioni all’origine di una diffusione ancora non pervasiva. Dall’analisi dei soggetti che ancora oggi non presidiano alcun processo di gestione del patrimonio immobiliare tramite soluzioni Ict, sembrano emergere le difficoltà generate dalla crisi del settore immobiliare. Le prime barriere all’adozione riscontrate sono legate, infatti, alla mancanza di budget (73%) e, soprattutto nel caso dei proprietari utilizzatori, alla difficoltà nell’ottenere tempi di payback ridotti per un ambito lontano dal core business (67%) e alla mancata comprensione del valore dell’Ict da parte del vertice (60%).

In generale, emerge la difficoltà nel valutare correttamente e i benefici che possono derivare dall’utilizzo dell’Ict. Risultano marginali le barriere introdotte dall’uso di gare come meccanismo di acquisto (27%), la resistenza al cambiamento da parte degli utilizzatori dei sistemi (20%) e la difficoltà di aggiornamento dei sistemi al variare della normativa in materia (20%).

Le altre soluzioni che raccolgono l’interesse degli intervistati sono quelle in grado di supportare i processi orientati alla valorizzazione dei beni immobiliari, sia a livello di intero patrimonio (portfolio management, 10%) che di singolo bene (asset management, 9%). A cui si aggiunge anche un moderato interesse per le soluzioni di sviluppo e costruzione (8%), deputate proprio a supportare il processo di estrazione del valore potenziale dei singoli beni.

Le soluzioni di smart building attualmente più diffuse appartengono agli ambiti maggiormente consolidati. Gli impianti antincendio e la gestione di alcuni impianti da remoto (caldaie, sistemi di condizionamento), risultano essere quelle maggiormente utilizzate, presenti nel 37% dei patrimoni immobiliari. Seguono il monitoraggio delle condizioni ambientali e la videosorveglianza, diffuse rispettivamente nel 32% e nel 30% dei casi.

Pochi soggetti hanno esteso questo tipo di soluzioni a tutti i propri beni e tra i motivi principali c’è sicuramente l’onerosità di introduzione di queste soluzioni in immobili non recenti. In quelli di nuova costruzione invece, sono ormai quasi sempre presenti. Se si guarda invece alle intenzioni di adozione futura, emerge come gli ambiti oggi più interessanti risultino essere quelli volti a migliorare il comfort di chi utilizza gli immobili e a ottimizzare il consumo di energia.

Il 30% vorrebbe infatti adottare sistemi di monitoraggio delle condizioni ambientali (temperatura e umidità), mentre il 26% del campione punta a sistemi di energy management. A questi si aggiunge il monitoraggio del funzionamento degli impianti con rilevazione dei guasti, di interesse per il 21% dei soggetti intervistati.

La ricerca si è basata su interviste rivolte a manager, responsabili it, facility manager e property manager di 75 organizzazioni che gestiscono patrimoni immobiliari, pubblici e privati. L’analisi si è focalizzata in particolare sui soggetti proprietari. Tra questi, il 60% è composto da proprietari gestori, quali, ad esempio, gestori di edilizia residenziale pubblica, comuni, province e regioni; il 29% di proprietari utilizzatori, che comprendono imprese operanti nel settore retail, grandi imprese manifatturiere, utility, banche e aziende ospedaliere; l’11% è poi costituito da grandi società di gestione del risparmio (sgr), che concentrano il loro business sulla gestione di fondi immobiliari.

L’impiego di soluzioni Ict da parte di questi attori è stato valutato all’interno dei seguenti processi di gestione del patrimonio immobiliare: investment management, portfolio management, asset management, sviluppo e costruzione, property e facility management. Gli investitori finanziari sono caratterizzati da una buona maturità del portafoglio applicativo, in particolare per i processi di investment, portfolio e asset management, in quanto strettamente legati al loro core business. Anche i processi di property e facility management, molto spesso delegati a fornitori esterni specializzati, vengono presidiati con soluzioni dedicate.

Al contrario, i proprietari gestori utilizzano maggiormente le soluzioni Ict a supporto dei processi di property management, adottate nel 68% dei casi intervistati, e di facility management, dove si registra una diffusione del 40%. Negli altri processi la diffusione di soluzioni Ict resta invece limitata.

Anche presso i proprietari utilizzatori, il processo di facility management è quello in cui si riscontra la maggiore diffusione di soluzioni Ict, presenti nel 45% dei soggetti intervistati, mentre la diffusione nei processi asset o portfolio management, rilevanti soprattutto per le imprese che operano nei mercati b2c, si attesta rispettivamente al 40% e al 25%.

Copyright © - Riproduzione riservata
Ict per la gestione del patrimonio immobiliare: a che punto siamo? Geometra.info