La cedolare secca: ambiti di applicazione e aliquote d'imposta | Geometra.info

La cedolare secca: ambiti di applicazione e aliquote d’imposta

wpid-17626_cedolaresecca.jpg
image_pdf

Ambito soggettivo e oggettivo della “cedolare secca”

I soggetti che possono optare per la “cedolare secca” sono unicamente le persone fisiche, soggette ad Irpef, che percepiscono canoni di locazione di immobili ad uso abitativo ed eventualmente, insieme all’immobile, le relative pertinenze.

Si tenga presente che l’opzione alla “cedolare secca” potrà essere effettuata unicamente per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo (categoria catastale A, escluso A10) locati per finalità abitative e le relative pertinenze, anche se di durata inferiore a 30 giorni nell’anno. Pertanto sono esclusi gli immobili che, pur avendo i requisiti di fatto per essere destinati ad uso abitativo, sono iscritti in una categoria catastale diversa (ad esempio come uffici o negozi), nonché le unità adibite ad uso promiscuo. Inoltre, sono compresi gli immobili per i quali sia stata presentata domanda di accatastamento nella categoria catastale A (escluso A10).

Le aliquote della “cedolare secca” e le imposte sostituite

Nel caso in cui il locatore possa optare per l’applicazione della “cedolare secca”, il canone annuo di locazione sarà soggetto a tassazione con le seguenti aliquote:

–        21% per i contratti di locazione a canone “libero”;

–        19% per i contratti di locazione a canone “concordato” relativi a immobili siti nei Comuni con carenze di disponibilità abitative (che sono individuati dall’art. 1, lett. a) e b) DL n. 551/1998) ed in quelli ad alta tensione abitativa.

Nei casi in cui il locatore opti per la “cedolare secca”, che è un’imposta sostitutiva, verranno eliminate le altre imposte, e per meglio dire:

–        Irpef e relative addizionali regionali e comunali (nel caso in cui siano dovute);

–        Imposta di registro dovuta sulla registrazione del contratto (pari al 2% del canone annuo tenendo comunque presente che normalmente tale imposta viene poi addebitata al 50% al locatario);

–        Imposta di bollo (applicata su due copie del contratto di locazione e pari ad Euro 16,00 ogni 100 righe o frazione di esse) nonché

–        Imposta di registro e bollo sulle risoluzioni e proroghe del contratto quando:

·         alla data della risoluzione anticipata sia in corso l’annualità per la quale è esercitata l’opzione per la “cedolare secca”;

·         venga esercitata l’opzione per la “cedolare secca” per il periodo di durata della proroga.

L’opzione alla “cedolare secca” non fa venire meno l’obbligo di registrazione del contratto di locazione (la registrazione del contratto in tali casi fa venire meno la formalità della “comunicazione di cessione di fabbricato” da fare al commissario di polizia in ipotesi di “nuova occupazione” dell’immobile) e di dichiarazione del reddito corrispondente nella dichiarazione dei redditi. Al riguardo si rileva che il reddito fondiario soggetto alla “cedolare secca” rileva con riferimento alla “spettanza o anche per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali”. Inoltre, tale reddito rileva anche con riferimento alla situazione economica equivalente (I.S.E.E.) di cui al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 109.

Nei casi in cui il locatore “opti” per tale regime fiscale, lo stesso non avrà più la possibilità di poter operare l’aumento del canone agganciato all’aumento Istat (anche nel caso in cui sia previsto contrattualmente).

 

 

Copyright © - Riproduzione riservata
La cedolare secca: ambiti di applicazione e aliquote d’imposta Geometra.info