La scuola ipogea di Bolzano, quando l'ampliamento e' condotto sottoterra | Geometra.info

La scuola ipogea di Bolzano, quando l’ampliamento e’ condotto sottoterra

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Mater artium necessitas, ovverosia la necessità aguzza l’ingegno: se preferite, Notwendigkeit ist die Mutter der Erfindung, come ugualmente si dice nella bilingue Bolzano. Qui, nel cuore del centro storico, dopo aver attentamente valutato i pro e contro di un suo trasferimento (non trascurabile esempio di risparmio del territorio), è stata presa la decisione di ingrandire la scuola per le professioni sociali Hannah Arendt installata entro una parte dell’antichissima area del Convento dei Cappuccini. La zona compresa fra piazza Walther e il Teatro entro cui insiste la scuola non offriva spazi liberi, salvo un giardino ubicato a sud dell’istituzione che ovviamente sarebbe stato inopportuno ridurre o eliminare.

Il problema e la soluzione

Quello affrontato da Claudio Lucchin & architetti Associati (CL/aa) era un problema progettuale quasi insolubile, a meno di non prendere in considerazione l’idea di costruire nel sottosuolo, e leggenda vuole che la suggestiva idea sia nata proprio da una battuta dei funzionari della Soprintendenza, visti i rigidi vincoli del delicatissimo contesto.

Il concetto della costruzione ipogea non è certo nuovo, ed è stato applicato sinora a funzioni commerciali o non residenziali. Non è mai stata praticata in Italia né, mi sembra, in Europa per normali aule scolastiche. Nel nostro paese la normativa nazionale vigente non lo consente, se non parzialmente, per laboratori o aule speciali. Nonostante questo, si è ugualmente voluta esplorare questa difficile strada.

Dopo un’attenta valutazione dei fabbisogni tecnici necessari a garantire eccellenti condizioni di luminosità, ventilazione e confort termoigrometrico, oltre a verifiche preventive per evitare eventuali problemi dovuti a emissioni di Radon, si è passati al puntuale raffronto e tentativo di superamento dei punti critici della normativa vigente che impedivano questo tipo di realizzazioni. Ciò è avvenuto, e non senza difficoltà, guadagnando il consenso di tutti gli attori entro una franca discussione fra progettista, committente (Ufficio scolastico provinciale), utilizzatori (dirigente e operatori scolastici) e organi legislativi locali (Provincia autonoma di Bolzano).

Si è trattato di un confronto che, rimossi i preconcetti e verificate le nuove possibilità tecniche,ha innescato un processo di revisione legislativa in materia di edilizia scolastica consentito dall’autonomia locale sull’argomento, scaturito poi nel Decreto provinciale 10 del 23 febbraio 2009 al cui articolo 4 è prevista la realizzazione di tipologie spaziali simili a quelle realizzate.

Paradossalmente, le difficoltà maggiori sono state create dalla normativa per la sicurezza sul lavoro, di competenza statale, che pone una serie di vincoli per lo svolgimento di attività professionali in ambienti di tal fatta. Tuttavia, e a ben vedere, anche questo potrebbe essere tema di un opportuno dibattito altrettanto franco, essendo che le condizioni di lavoro all’interno di centri commerciali et similia contemplano la permanenza per molte ore in spazi chiusi per la gran parte illuminati e ventilati artificialmente.

È curioso che, dopo la realizzazione di questa fabbrica, siano state avanzate molte proposte di edificazione ipogee in città e nelle zone limitrofe invocando questo specifico precedente. Tuttavia lo spirito originario della norma, volto a risolvere problemi molto specifici entro condizioni stringenti non è stato tradito respingendo più d’un cavallo di Troia.

Il progetto

Sotto un’area di circa 1.000 mq sono state costruite 9 nuove aule e 6 laboratori su 4 livelli profondi fino a 17 m sotto il livello del suolo. Si tratta di circa 11.000 mc e 2.000 mq totali di superficie disponibile che ospitano circa 200 alunni e i loro insegnanti in aule inaspettatamente e per gran parte illuminate da luce naturale grazie agli affacci sulla vasta corte centrale munita di un coronamento completamente vetrato.

L’impianto di climatizzazione garantisce il controllo termoigrometrico e prestazioni energetiche eccellenti. Non vi è quasi bisogno di riscaldamento, anzi: pure durante la stagione invernale è necessario procedere al raffrescamento. Ciò anche grazie all’ardito e sperimentale sistema di coibentazione a spruzzo delle pareti controterra (Epafur Sfr 40Sd, spessore 6-7 cm) che restituisce con chiarezza la suggestiva immagine dello scavo necessario alla realizzazione dell’opera, a cui è applicato un sistema di illuminazione a temperatura di colore variabile per simulare il mutare giornaliero dell’irraggiamento solare.

Una fabbrica riuscita nell’insieme: non altrettanto in più di un dettaglio che poteva essere meglio risolto contribuendo a rendere ancora più convincente questa sperimentazione.

Gli impianti

L’ampliamento della scuola per le professioni sociali Hannah Arendt riguarda la realizzazione di dodici aule, tre laboratori e servizi. La nuova costruzione è totalmente interrata. Le aule ricevono luce da un grande cavedio centrale chiuso superiormente da una vetrata. I laboratori sono illuminati da un secondo cavedio aperto superiormente e rinverdito alla base. Climaticamente, l’edificio, data l’ubicazione interrata, ha una ridotta dispersione del calore sia nel periodo invernale così come in quello estivo.

All’interno si generano carichi termici elevati dovuti ad affollamento e illuminazione. Pertanto anche durante il periodo invernale, in alcune ore della giornata il calore prodotto nel fabbricato non riesce a essere smaltito verso l’esterno: pertanto è necessario procedere al raffrescamento tramite ad un impianto tutta aria esterno.

Il riscaldamento è a bassa temperatura ed è affidato a diversi tipi di terminali a seconda delle zone servite: radiatori, pannelli a pavimento e batterie di post riscaldamento dell’aria.

La gestione dell’impianto di riscaldamento e climatizzazione, per il contenimento dei consumi e la semplicità di gestione, è affidato a un impianto centralizzato di supervisione che integra le diverse funzioni di regolazione della temperatura nei singoli locali, gli orari di accensione e spegnimento, la gestione degli allarmi e dell’energia oltre alla raccolta e archiviazione dei dati storici.

Un impianto domotico, per mezzo di sensori presiede all’accensione e alla regolazione dell’intensità d’illuminazione artificiale in relazione alle effettive frequentazioni degli ambienti e agli apporti esterni.

Cronologia

Giugno 2006: approvazione del programma planivolumetrico

Novembre 2008: prima modifica del programma planivolumetrico

Gennaio 2010-Maggio 2010: lavori primo lotto (spostamento caldaia e gruppo elettrogeno)

Giugno 2010: seconda modifica del programma planivolumetrico

Febbraio 2011: contratto con impresa e inizio lavori secondo lotto

Dicembre 2012: ultimazione lavori

I costi

Costo complessivo: 6.420.000 € (importo lavori: 3.820.000 €, arredi: 570.000 €, oneri amministrativi: 2.030.000 €)

Costo parametrico (importo lavori/cubatura): 347,27 €/mc

I crediti del progetto

Progettista: CL/aa (Claudio Lucchin & architetti associati)

Gruppo di progetto: Claudio Lucchin, Alessandra Fella, Alex Titone, Fabiano Bigatel (renders), Franco Quaglietta (modelli)

Sito: Bolzano, Vicolo Cappuccini

Imprese: ZH general construction Ag, Gaetano Paolin Spa, Gufler Bau Gmbh

Strutture: Ing. Herbert Mayer

Impianti meccanici: Ing. Marina Bolzan

Impianti elettrici: Ing. Reinhard Thaler

Coordinatore sicurezza: Arch. Roberto D’Ambrogio

Superficie: 2030 mq

Volume: 11.000 mc

L’autore


Gabriele Toneguzzi

Architetto, Gabriele Toneguzzi scrive frequentemente in diversi periodici specializzati nel campo dell’architettura e del design. Ha svolto attività didattica universitaria a Roma, Firenze, Ferrara, Padova, Venezia e San Marino.

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