Alle tende da sole si applicano le norme sulle distanze dalle costruzioni, quasi sempre | Geometra.info

Alle tende da sole si applicano le norme sulle distanze dalle costruzioni, quasi sempre

Le tende da sole non devono ostruire la circolazione dell’aria e limitare la veduta del vicino: il Tribunale di Genova fissa un criterio flessibile per stabilire un equilibrio tra i diritti confliggenti dei condomini

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Il Tribunale di Genova, con la sentenza n. 2540/2016, stabilisce che alle tende parasole si applica l’articolo 907 del Codice Civile sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, per cui devono rispettare la distanza di tre metri dalle costruzioni confinanti. Tuttavia, in caso di conflitti tra vicini, il giudice deve valutare caso per caso il da farsi, bilanciando i diversi interessi in gioco, quello di dotarsi di una protezione dal sole e quello di usufruire di aria e vedute.

Il caso
Un condomino aveva chiesto la rimozione di una tenda da sole installata sul terrazzo del vicino, ammessa sia dal piano regolatore sia dal regolamento condominiale, in quanto, a suo avviso, privava il suo appartamento di luce e aria, proiettava ombra, tanto da rendere sempre necessaria l’accensione della luce, e in caso di pioggia provocava uno stillicidio nel suo terrazzo.
Il Ctu incaricato dal Tribunale aveva rilevato che la tenda si trovava di lato rispetto all’appartamento del soggetto che ne aveva chiesto la rimozione e non comprometteva quindi la circolazione dell’aria né limitava la veduta. Quanto alla pioggia, secondo il tecnico lo stillicidio poteva avvenire solo se la tenda fosse rimasta in posizione socchiusa, ma non da chiusa o da aperta.
Riguardo alla distanza, il tecnico aveva accertato che la tenda si trovava a una distanza inferiore ai tre metri previsti dalla legge, ma un arretramento non sarebbe stato possibile senza vanificare la funzione protettiva della tenda.

Il giudice ha dovuto valutare i diritti confliggenti dei due condomini: da un lato, il proprietario della tenda aveva il diritto di proteggersi dal sole; dall’altro, il vicino aveva diritto a non subire limiti di veduta. Considerando che tali limiti, arrecati dalla tenda, erano molto lievi, il Tribunale ha respinto la richiesta di rimozione della tenda.

La giurisprudenza
Sul tema, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2873 del 18 marzo 1991 aveva affermato due importanti principi:
a) l’utilizzazione, da parte di ciascun condominio, della cosa comune, è sottoesposta dall’articolo 1102 del Codice civile, a limiti fondamentali, come il divieto di alterare la destinazione della cosa comune e il divieto di impedire agli altri partecipanti di farne uso secondo il loro diritto;
b) nei rapporti tra proprietà individuale, l’articolo 1102 del Codice civile non rappresenta una deroga all’articolo 907 del Codice. Le due disposizioni sarebbero sempre compatibili tra loro nel senso che comunque il condominio che procede alla costruzione di un manufatto è tenuto a rispettare le distanze legali e a verificare se si tratti o meno di “costruzione”.

Secondo la giurisprudenza della Cassazione, possono essere comprese nel concetto di costruzione, oltre alle opere che abbiano le caratteristiche di un edificio o di altra fabbrica in muratura, solo quei manufatti che posseggano i caratteri della stabilità e della immobilità rispetto al suolo, ancorché gli stessi difettino di una propria individualità e rappresentino un semplice accessorio del fabbricato.

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