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Canoni concordati, obbligatorio l’ok delle associazioni di categoria

Per le agevolazioni e in previsione delle verifiche fiscali sugli affitti concordati è obbligatoria l’attestazione delle associazioni di proprietà o degli inquilini, così risponde il MIT a Confabitare

Affitti concordati
Affitti concordati
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Per accedere alle agevolazioni e in previsione delle verifiche fiscali sugli affitti concordati è obbligatoria l’attestazione delle associazioni di proprietà o degli inquilini. E’ questa la risposta che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito ad una richiesta di chiarimenti di Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari. Nel merito, i dubbi riguardavano l’interpretazione di una norma contenuta nel Decreto Interministeriale del 16 gennaio 2017 (GU n. 62 del 15/3/2017) che ha recepito la nuova Convenzionale nazionale sottoscritta il 25 ottobre 2016 e che concerne i nuovi criteri generali per la definizione dei valori dei canoni di locazione ad uso abitativo per le seguenti tipologie contrattuali:

  • durata minima di 3 anni rinnovabile automaticamente di 2 anni (art. 2 co. 3 Legge 431/1998);

–     studenti universitari (art. 5 Legge 431/1998);

  • esigenze transitorie di una delle parti (art. 5 Legge 431/1998).

Per questi contratti sono previste, in varia misura, una serie di agevolazioni fiscali tra cui l’opzione facoltativa della cedolare secca in misura ridotta al 10%. Agevolazioni che nascono grazie agli accordi previsti a livello nazionale (art. 4 Legge n. 431/98), tra le organizzazioni delle due categorie coinvolte, vale a dire inquilini e proprietari. La convenzione indica i criteri generali per la definizione dei canoni, anche in relazione alla durata dei contratti, alla rendita catastale dell’immobile e ad altri parametri oggettivi, oltre alle modalità per garantire particolari esigenze delle parti.

I dubbi di Confabitare

I dubbi di Confabitare nascono dall’interpretazione del Decreto del Mit del 16 gennaio 2017. In particolare, l’art. 1 al comma 8 sottolinea che le parti contrattuali, nella definizione del canone effettivo, posso essere assistite, su richiesta, dalle rispettive organizzazioni di pertinenza. Per quanto riguarda i contratti non assistiti, invece, “Gli accordi definiscono le modalità di attestazione, da eseguirsi sulla base degli elementi oggettivi dichiarati dalle parti contrattuali, con assunzione di responsabilità di almeno una organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali”. Il presidente di Confabitare, Alberto Zanni, chiede dunque al Mit di conoscere la sua interpretazione in merito all’obbligatorietà, per i contratti a canone concordato, di far validare da almeno una delle organizzazioni che hanno firmato l’accordo, “una attestazione di rispondenza apposita”, proprio per confermare la correttezza del calcolo del canone concordato, “e del rispetto dei criteri e dei parametri previsti dall’accordo territoriale vigente”.

La risposta del Ministero

Le delucidazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non si sono fatte attendere, ricordando che la convenzione nazionale tra le organizzazioni della proprietà edilizia e degli inquilini, hanno inteso “facoltativo”, tra l’altro in coerenza con l’orientamento della Corte Costituzionale, il ricorso alle organizzazioni sindacali per quanto concerne la definizione del canone.

Con un “ma”, riguardante i cosiddetti contratti non assistiti. In questi casi, l’organizzazione sindacale che effettuerà l’attestazione potrà essere indifferentemente sia un’associazione di proprietari sia una degli inquilini, “purchè firmatarie dell’accordo locale”.

Per quanto riguarda i profili fiscali, il Ministero sottolinea che l’obbligatorietà dell’attestazione trova la sua ragione nella “necessità di documentare alla pubblica amministrazione, sia a livello centrale che comunale, la sussistenza di tutti gli elementi utili ad accertare sia i contenuti dell’accordo locale che i presupposti per accedere alle agevolazioni fiscali, sia statali che comunali”. Ne consegue, dunque, “l’obbligo per i contraenti, di acquisire l’attestazione anche per poter dimostrare all’Agenzia delle Entrate, in caso di verifica fiscale, la correttezza delle deduzioni utilizzate”.

Un obbligo che nasce proprio dalla volontà ministeriale di evitare ulteriori contenziosi e ricorsi giudiziali. In tal modo si avrà la certezza, stando a quanto diramato dal Mit, che in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle entrate, non sussisteranno irregolarità, con il canone e gli altri contenuti contrattuali determinati in maniera corretta.

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