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Proroga termini inizio lavori e impianti rinnovabili

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La sentenza n° 200/2013 del Tar Calabria sez. di Reggio Calabria presenta particolare interesse.

Il relativo ricorso è stato presentato da una società avverso il provvedimento del Comune di Melicucco di diniego della proroga dei termini per l’inizio dei lavori relativi alla realizzazione di un impianto di cogenerazione alimentato a biomassa.

La società, infatti, aveva ottenuto il permesso di costruire l’impianto nel novembre 2011, con termine per l’inizio lavori di un anno dal rilascio. A luglio 2012 entrava in vigore il decreto ministeriale 06/07/2012 “Attuazione dell’art. 24 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n° 28, che ha introdotto il sistema del Registro Nazionale per l’accesso agli incentivi.

La società, quindi, presentava richiesta di proroga del termine di inizio lavori motivandola con la necessità di attendere la definizione delle procedure di iscrizione al Registro del progetto dalla stessa società già attivate. Il Comune rigettava la richiesta ritenendo che le motivazioni addotte non costituissero causa di forza maggiore ostativa all’avvio dei lavori.

Analisi sentenza

L’art. 15 (Efficacia temporale e decadenza del permesso di costruire) del Dpr 06.06.2001 n. 380  stabilisce che entrambi i termini di inizio e fine lavori possono essere prorogati, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti estranei alla volonta’ del titolare del permesso.

Il Tar rileva, dunque, che di fronte alla richiesta di proroga, il Comune deve procedere a una “prudente valutazione” e ad una “comparazione tra gli interessi contrapposti” che sono in gioco. Da un lato, l’interesse pubblicistico di assicurare che la trasformazione urbanistica avvenga in maniera ordinata e conforme allo strumento urbanistico; dall’altro, l’interesse particolare del titolare alla proroga. Quest’ultimo viene considerato dall’ordinamento meritevole di tutela e prevalente quando sia motivato da fatti sopravvenuti estranei alla sua volontà e non dalla semplice mancanza di mezzi finanziari o da altri fatti riconducibili alla responsabilità dello stesso richiedente.

Analizzata in questi termini la questione in generale, il Tar considera illegittimo il diniego della proroga da parte del Comune in quanto “le esigenze di correlazione della realizzazione dell’impianto di cogenerazione alla da ultimo intervenuta disciplina normativa degli incentivi statali, notoriamente rilevanti nel campo delle fonti energetiche alternative, è elemento sicuramente estraneo alla responsabilità della società ricorrente e dunque, di per sé, non ostativo all’accoglimento della richiesta di proroga”.

Non solo, ma in favore dell’accoglimento della richiesta “militano ulteriori ragioni derivanti dall’interesse generale all’attivazione di tali impianti, alle ricadute produttive ed occupazionali, all’assenza… di ragioni ambientali o territoriali o di pianificazione che ostino alla proroga del progetto”. Il vizio del provvedimento di diniego viene individuato nel fatto che manca nella motivazione dell’atto “l’effettiva comparazione tra i diversi interessi in gioco, essendosi limitato l’ufficio comunale a ritenere – peraltro immotivatamente – che le esigenze di corretta pianificazione dell’investimento correlate a fattispecie normative di livello amministrativo generale e regolamentare ancora in itinere non fossero sufficienti a fondare una giustificata causa di impedimento ad iniziare i lavori”.

Il Tribunale rileva, inoltre, che “qualora l’intervento è volto a realizzare un impianto produttivo che, a regime, è sottoposto a specifiche normative incidenti sulla sua redditività, è del tutto plausibile che l’imprenditore dipenda, nella sua concreta realizzazione, dal quadro normativo, se questo non è ancora definitivo al momento del rilascio del permesso di costruire”.

Ulteriore profilo da considerare nella ponderazione è lo stato della normativa urbanistica: “qualora quest’ultima non sia mutata rispetto al momento de rilascio del titolo, non v’è dubbio che il medesimo progetto, se ripresentato, verrebbe nuovamente assentito”. Ne consegue che “negare la proroga di un progetto che rimane urbanisticamente valido equivale a costringere il proprietario dle suolo ad una nuova richiesta di permesso a costruire, che si risolverebbe in una inutile formalità ed un corrispondente aggravamento del procedimento”.

Con queste motivazioni il Tribunale dispone “l’annullamento dell’atto impugnato e l’obbligo di riesaminare l’istanza di proroga e provvedere motivatamente, secondo quanto sin qui esposto”.

Alcune considerazioni

La pronuncia del Tribunale presenta molteplici profili di interesse. In primo luogo, si riconosce una peculiarità degli impianti a energie rinnovabili rispetto ad altre opere che va tenuta in considerazione nella interpretazione delle norme di riferimento. In particolare, nel decidere tra i diversi interessi in gioco, l’Amministrazione deve tenere conto di un “interesse generale all’attivazione di tali impianti, alle ricadute produttive ed occupazionali”.Non meno importante è il riconoscimento del fatto che il settore non ha ancora raggiunto la maturità necessaria a garantire la sostenibilità finanziaria degli investimenti con i soli proventi della vendita dell’energia prodotta.

In tal senso, il Giudice correttamente distingue tra il concetto di mancanza di mezzi finanziari (fatto “soggettivo” e, quindi, non suscettibile di essere addotto a sostegno della richiesta di rinvio) e quello di mancata definizione del contesto normativo necessario a valutare la redditività dell’investimento (fatto non imputabile al richiedente e, come tale, idoneo a motivare la richiesta e la concessione della proroga dei termini).

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L’autore


Federico Nucita

Avvocato, già funzionario del Ministero dell’Ambiente, ricopre attualmente il ruolo di Direttore di Orisol Corporaciòn Energetica Italia, società attiva nel settore sviluppo, costruzione e gestione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

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