Pannelli solari: Ue e Cina raggiungono un "accordo amichevole" | Geometra.info

Pannelli solari: Ue e Cina raggiungono un “accordo amichevole”

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Il commissario al commercio europeo, Karel De Gucht, ha dichiarato sabato scorso di aver raggiunto un accordo amichevole con le aziende cinesi produttrici di moduli, celle e wafer fotovoltaici, relativamente alla loro esportazione nel mercato europeo.

Un annuncio che sembra dunque porre fine alla controversia commerciale che vede protagonisti i prodotti fotovoltaici, in alternativa al provvedimento della Commissione Ue del 5 giugno scorso che prevedeva l’innalzamento provvisorio dei dazi sui prodotti cinesi dall’attuale 11% fino al 47,6%, a partire dal prossimo 6 agosto. Fulcro dell’accordo, l’istituzione di un prezzo minimo e uno massimo per le importazione di pannelli solari made in Cina verso l’Unione europea.

Benché non si conoscano ancora i termini dell’accordo che l’Ue andrà a siglare con circa una novantina di industrie cinesi, pari al 60% degli esportatori, il Comitato Ifi, l’associazione che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici, ha indicato come perentorie, nella sua esecuzione, alcune delle affermazioni di De Gucht all’interno del proprio comunicato stampa.

La prima riguarda il prezzo minimo di importazione, che deve rimuovere il pregiudizio derivante dal dumping. “Non si conosce l’importo del prezzo fissato – si legge nella nota del Comitato Ifi – ma è chiaro che lo stesso non possa essere molto dissimile da quello già individuato dalla Commissione nel proprio regolamento esecutivo, che ha imposto dazi tra il 47% e il 67%. A questo va sommato inoltre un ulteriore importo che sarà dedotto dalle evidenze sulla parallela indagine anti- sovvenzioni illegali, in procinto di essere conclusa, nelle sue procedure preliminari. Non tenendo conto di questi due elementi sommati uno all’altro, nessun livello di pregiudizio può essere rimosso, per il presente e peri futuro”.

La seconda: l’Ue deve mantenere un controllo sull’accordo: “negli ultimi mesi abbiamo raccolto evidenze delle più svariate pratiche elusive del dazio da parte dei cinesi, dalla contraffazione dei documenti di trasporto, alla possibilità di applicare prezzi inferiori (pagano dazio percentuale inferiore) cui far seguire fatture al cliente per somministrazione di servizi diversi, possibilità di emettere note di credito al cliente che andrebbero ad abbassare il prezzo minimo imposto dalla Commissione”.

Secondo Alessandro Cremonesi, presidente Ifi, “il raggiungimento dell’accordo non è di per sé né un fatto positivo né negativo. Deve conseguire un solo unico obiettivo: rimuovere il pregiudizio e il danno provocato dal dumping cinese. Ma deve anche rimuovere le cause che lo hanno generato, quali sussidi illegali alle imprese produttrici, poiché ci risulta che la Commissione abbia rilevato almeno una trentina di elementi che costituiscono sussidi legali alle imprese cinesi”.

La Commissione – prosegue Cremonesi – per la prima volta nella sua storia è uscita dal proprio ruolo tecnico assegnatogli nella valutazione degli esiti dell’investigazione e si è fatta persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato. Fare questo è stato forse l’errore più grande da parte della Commissione, perché ha creato un precedente scomodo per tutte le dispute di dumping relativi ad altri settori merceologici che seguiranno al fotovoltaico. Da oggi, ogni Paese ‘forte’ che intenderà operare commercialmente in Europa saprà che c’è un Europa negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti”.

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