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No all’albo per gli amministratori di condominio

L’Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d’Immobili lancia un appello al Ministero della Giustizia e conferma la sua contrarietà alla proposta di istituire un registro dei professionisti del condominio

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Una presa di posizione netta, senza spazio ad ulteriori distinguo nei confronti del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: è un no deciso al registro degli amministratori di condominio quello che arriva da Giuseppe Bica, presidente dell’ANAMMI. Il provvedimento rischia di essere soltanto un modo per fare cassa, senza tutelare in alcun modo la categoria degli amministratori di condominio.

L’idea del registro per gli amministratori di condominio

La proposta è arrivata dal Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, il quale nelle scorse settimane ha proposto l’istituzione di un Registro o di un albo che raggruppasse gli amministratori condominiali, legando questo organismo a tasse di iscrizione e ad una cassa previdenziale separata.

Negli scorsi giorni, le associazioni storiche e rappresentative del settore si sono incontrate, per discutere la proposta. “Proprio a seguito di questa riunione, stigmatizziamo in maniera del tutto negativa l’ipotesi avanzata dal ministero – afferma il presidente Bica -. Questa idea nasce su sollecitazione di sigle associative che, a causa del modesto numero di associati, non possono certo rappresentare la maggioranza del mondo condominiale. Ci preoccupa fortemente sapere che strutture ‘minimaliste’ per dimensioni, assurte a portavoce del settore condominiale, possano ispirare una legislazione così importante”.

L’ANAMMI, che insieme alle associazioni storiche e rappresentative conta circa 50mila iscritti, mette dunque in guardia gli interlocutori istituzionali contro il rischio di una normativa voluta da pochi soggetti, totalmente privi della necessaria rappresentatività.
Pesano su di noi le carenze, mai colmate, della precedente Legge n. 220 del 2012 e del D.M. n. 140 del 2013 – ricorda il presidente dell’ANAMMI – che, dettando regole poco chiare sugli enti formatori della categoria, consentono sul web lo smercio di falsi attestati di formazione periodica, a danno degli operatori onesti. Se ci aggiungiamo anche il Registro, non soltanto non risolviamo il problema, ma lo aggraviamo, visti i nuovi balzelli di cui saranno caricati i professionisti e, in ultima battuta, i condòmini”.

Auspichiamo al più presto – conclude il presidente dell’ANAMMI – la convocazione ad un tavolo tecnico che sia rappresentativo del mondo condominiale, al fine di discutere le carenze dell’attuale legislazione”.

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