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Come funzionano le successioni nelle unioni civili e nelle convivenze di fatto

La Legge 20 maggio 2016 n. 76 o “Legge Cirinnà” ha disciplinato convivenze e unioni civili anche tra persone dello stesso sesso. Ma come si procede in questo caso con le successioni? Il punto di vista del notaio

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La Legge 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta “Legge Cirinnà“), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Sezione Generale n. 118 del 21 maggio 2016, in vigore dal 5 giugno 2016 e relativa alle unioni civili tra persone dello stesso sesso ed alla disciplina delle convivenze, ha regolamentato, tra l’altro, anche la successione ereditaria nelle coppie unite civilmente e nelle coppie di conviventi di fatto.

Anteriormente alla nuova normativa, solo dal matrimonio originavano diritti successori in capo al superstite della coppia: nessun diritto successorio (tranne il diritto di subentro nel contratto di locazione stipulato dal defunto) scaturiva, in capo al componente superstite di una coppia di conviventi non sposati, con riguardo al patrimonio lasciato dal componente defunto della coppia in questione.

La nuova legislazione in tema di rapporti di coppia ha configurato, come conseguenza, queste quattro situazioni:
1) la convivenza non registrata (che, nella nuova legge non trova menzione ed alla quale è immaginabile sarà data dai giudici la medesima rilevanza finora attribuita, in assenza di qualsiasi legislazione, alle coppie conviventi e non sposate);
2) la “convivenza di fatto” registrata all’Anagrafe (tra persone di qualunque sesso, uguale o diverso);
3) l'”unione civile” tra persone di sesso identico (non è ammessa una unione civile tra persone di diverso sesso poiché, in tal caso, occorre ricorrere al matrimonio);
4) il matrimonio tradizionale che ha come presupposto fondamentale la diversità di sesso tra le persone che compongono la coppia.
Con la nuova legge, quindi, lo scenario è mutato radicalmente: se il superstite di una coppia di conviventi di fatto continua, come prima, a non maturare alcun diritto nella successione del convivente defunto, invece il componente di una unione civile acquisisce la stessa posizione che nel matrimonio compete al coniuge superstite.

La nuova normativa, infatti, è impostata sul principio che il partecipe di una unione civile (necessariamente composta da persone del medesimo sesso) è del tutto equiparato al coniuge di un matrimonio “ordinario”. In particolare:
a) in mancanza di testamento, il componente dell’unione civile acquisisce lo status di successore “legittimo” e, quindi, il diritto a conseguire una quota dell’eredità e ad abitare, vita natural durante, nella casa già adibita a residenza dei componenti dell’unione civile;
b) il componente dell’unione civile acquisisce lo status di successore “necessario” e, quindi, il diritto di contestare le donazioni e le disposizioni testamentarie che non gli permettano di acquisire una quota del patrimonio del defunto risultante dalla somma di quello lasciato dallo stesso defunto alla sua morte e di quello che il defunto aveva fatto oggetto di donazione durante la propria vita.

Invece il partecipe di una convivenza registrata (sia per soggetti omosessuali, sia eterosessuali) non acquisisce – se non marginalmente – diritti ereditari. E così, se muore il componente di una unione civile, l’altro componente ne è erede “necessario”, se muore il partecipe di una convivenza di fatto, il superstite non partecipa (fatta salva l’esistenza di disposizioni testamentarie a suo favore) alla successione del convivente defunto.

Se il convivente di fatto non matura diritti successori in caso di morte dell’altro convivente, qualora, però, la convivenza si svolgeva in una abitazione di titolarità del convivente defunto, il superstite maturerà, in ogni caso, un diritto di abitazione di durata biennale; se tuttavia la convivenza durava da oltre due anni questo diritto di abitazione durerà per un periodo pari alla durata della convivenza, ma non superiore, però, a 5 (cinque) anni. Se, infine, il convivente superstite ha figli minori o disabili, il diritto di abitazione durerà almeno 3 (tre) anni.

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