Compenso del CTU per le stime: la parola alla Cassazione | Geometra.info

Compenso del CTU per le stime: la parola alla Cassazione

Dalla Cassazione arriva un altro parere in favore del calcolo applicato alla pluralità di immobili diversi tra loro

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Con la sentenza n. 5325 dello scorso 17 marzo, la Cassazione si è pronunciata sulle modalità di applicazione dell’art. 13 d.m. 30 maggio 2002, il quale prevede che per la perizia e consulenza tecnica in materia di estimo spetti al perito o al consulente “un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’importo stimato”, sorge sempre il dubbio non risolto, rispetto la necessità di unificare il valore complessivo della stima (stante l’unitarietà dell’incarico) o di suddividere lo stesso, in base ai singoli lotti che compongono il compendio immobiliare oggetto di incarico.

Sul tema, la nostra giurisprudenza non è costante, tantoché lo stesso giudice del merito, nel caso della sentenza in commento, conferma la presenza di tale contrasto: in una esecuzione immobiliare l’esperto estimatore richiede ed ottiene la liquidazione del compenso calcolato a percentuale sui singoli lotti, alla quale segue contestazione e impugnazione della liquidazione da parte del creditore procedente.

Il giudice del merito ritiene che, in presenza di una pluralità di immobili diversi tra loro, l’equità del compenso attiene alla stima riferita ad ogni singolo immobile dalle autonome caratteristiche valutative, differenziando gli stessi in base alla natura (commerciale, residenziale, ecc.) e più specificamente: “qualora la consulenza tecnica in materia di estimo abbia ad oggetto una pluralità di immobili, il compenso del consulente viene legittimamente determinato raggruppando le unità immobiliari aventi analoghe caratteristiche e applicando, sul valore dei singoli gruppi, la percentuale reputata congrua entro i limiti, minimo a massimo, stabiliti dal d.m. 30 maggio 2002“.

Il ricorrente, contestata con ricorso alla Corte di Cassazione, la congruità della somma liquidata a titolo di onorario, deduce che per la stima di un compendio immobiliare diviso in lotti deve necessariamente determinarsi il principio dell’unicità dell’incarico e che il compenso da liquidarsi al consulente, va calcolato con riferimento al valore complessivo degli immobili e non a quello dei singoli lotti, perché in quest’ultima modalità il compenso risulta più elevato e non tiene in considerazione il limite fissato dalla tabella estimo per il valore più elevato (€ 516.000,00).

La Corte di Cassazione preserva la linea di applicazione logico-giuridica del giudice del merito e afferma quanto segue:
nell’ipotesi in cui l’incarico conferito al consulente tecnico d’ufficio in materia di estimo abbia ad oggetto la determinazione di una serie di beni immobili, la liquidazione del compenso deve essere condotta secondo il metodo seguente: ove vengano in questione immobili aventi caratteristiche uguali o analoghe, per definire le quali il consulente debba effettuare operazioni ripetitive, l’importo stimato è quello che attiene alla stima cumulativa di detto insieme; in presenza, invece, di una pluralità di immobili diversi tra loro, l’importo stimato è quello corrispondente ad ogni singola stima di immobile che abbia autonome caratteristiche valutative“.

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